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Anche il cancro è una questione di classe

Il recente studio francese evidenzia che le classi popolari sono maggiormente vittime in particolare di cancro alle vie respiratorie e digestive: inquinamento atmosferico, consumo di tabacco e malattie professionali sono direttamente legate a questa “sovra-rappresentazione” delle popolazioni precarie tra i malati. C’è poi la questione lavoro: usurante quando lo si trova, stressante quando non lo trova, tutte situazioni tipiche di chi vive una situazione di precarietà. Anche il luogo di residenza conta molto, vivere in prossimità di strade trafficate o luoghi inquinati sono altrettanti fattori di rischio che possono avere effetti devastanti, un recente studio di Lancet che ha avuto una larga eco sulla stampa italiana e internazionale ha messo in evidenza che vivere vicino alle strade principali aumenta significativamente il rischio di malattie neurologiche. E non sono certo i ricchi a vivere costantemente esposti a smog e clacson. Inoltre più i soldi mancano meno si fanno visite mediche e quando anche si fanno spesso non ci sono le risorse per curarsi. In Italia, secondo una ricerca del Censis, nel 2016 sono 11 milioni le persone che hanno dovuto rinviare o rinunciare a prestazioni sanitarie a cause delle difficoltà economiche, 2 milioni in più di quanti erano quattro anni prima. A ciò bisogna aggiungere un sistema sanitario in affanno, con code interminabili e ormai allo stremo dopo anni di tagli, turnover bloccato e personale umiliato (è di questi giorni l’annuncio di probabili nuove sforbiciate al Fondo sanitario nazionale per oltre 400 milioni di euro).

Altro che mettere immagini sempre più splatter sui pacchetti di sigarette, per ammalarsi meno servirebbe appianare le differenze sociali… È possibile farlo in un sistema che ha eretto la competizione e il denaro a suo unico feticcio?

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