InfoAut
Immagine di copertina per il post

Prendiamoci il futuro

Oltre 10mila persone sono scese in piazza a Livorno in occasione dello sciopero generale e dello sciopero internazionale dei porti contro carovita, guerra e riarmo. Oltre un milioni di persone scese in piazza in tutta Italia.

da Scrivania Autogestita di Informazione – Livorno

Oltre 10mila persone sono scese in piazza a Livorno nella giornata di ieri, venerdì 30 ottobre. Una data che rimarrà sicuramente nella memoria per l’enorme partecipazione. Forse non si erano mai visti numeri così a Livorno per una manifestazione cittadina. Sicuramente non negli ultimi anni, nemmeno durante le mobilitazioni dello scorso anno per la Palestina. 

Ma ieri possiamo dire che è stata la prosecuzione e uno step in avanti di quei giorni di settembre e ottobre 2025, in cui le lotte, in sostegno del popolo palestinese e contro il genocidio che sta subendo da parte di Israele, si fecero molto vive. Già da allora la questione non era circoscritta alla Palestina ma riguardava l’opposizione a un modello in cui le guerre e le politiche di riarmo erano al centro.

Oggi quel movimento è cresciuto, si è ampliato ed ha allargato le sue prospettive. La dimostrazione è proprio l’enorme partecipazione che si è vista ieri nella città labronica ma anche nel resto d’Italia dove sono scese in piazza oltre un milione di persone. 

La mobilitazione si è sviluppata nel giorno dello sciopero generale indetto da USB, seguito poi da altre sigle sindacali, e dello sciopero internazionale dei porti a cui hanno aderito oltre 113 porti di tutto il mondo mettendo insieme 25 sigle sindacali a livello internazionale.

Lo sciopero è nato per opporsi al traffico di armamenti all’interno dei porti ma anche per avere salari più dignitosi. 

In Italia si è mosso appunto contro il carovita, guerra e riarmo. In un periodo storico in cui il costo della vita è sempre più difficile da sostenere, con prezzi dei carburanti e dei beni di prima necessità sempre più alti, in cui la precarietà è sempre più forte e in cui i giovani non hanno una prospettiva, i governi continuano a spendere soldi per riarmarsi per combattere guerre che nessuno vuole combattere. 

A Livorno la giornata di ieri è iniziata dalle 6 della mattina con il blocco della rotatoria del ponte Genova, snodo fondamentale per il porto di Livorno. Poi si è spostata in centro città dove ha preso vita un enorme corteo partito da Piazza Cavour, finito davanti alla Prefettura. La partecipazione è stata trasversale e intergenerazionale. Portuali, lavoratori e lavoratrici di tanti settori della logistica e non solo, negozianti, insegnanti, pompieri, studenti e studentesse hanno partecipato calorosamente. L’USB, principale promotrice dello sciopero, in testa al corteo ha guidato il cordone che ha visto anche la partecipazione attiva di altri collettivi cittadini. Gruppo Autonomo Portuali, collettivi studenteschi, centri sociali, collettivi antagonisti, altri sindacati come COBAS e UNICOBAS, partiti della sinistra radicale fino alla presenza della Curva Nord Livorno. Insomma una composizione veramente ampia che ha coinvolto tanti settori e tante componenti sociali della città, fin dai blocchi della mattina. Davanti alla prefettura c’è stato poi l’intervento di Francesca Albanese, relatrice speciale dell’ONU sui territori palestinesi occupati che in questi anni ha denunciato e documentato le violazioni dei diritti umani e internazionali dello stato genocida israeliano. 

Nel pomeriggio poi un gruppo nutrito di persone si è portato nuovamente alla rotatoria del ponte Genova per effettuare di nuovo un blocco.

Una data che, come detto, rimarrà nella memoria a Livorno ma anche nel resto d’Italia.

Una giornata di lotta che ha dimostrato che una grossa parte di popolazione si oppone fortemente al governo Meloni e alle sue politiche e non è più disposta ad accettare questo sistema in cui viviamo. 

Una giornata in cui l’Unione Sindacale di Base si è affermato ancor di più come sindacato di riferimento, di lotta e di rottura. Mentre in Italia eravamo ormai abituati alla CGIL, che seppur rappresentando ancora una grossa parte di lavoratori e avendo tutt’oggi anche un ruolo conflittuale in alcuni specifici contesti, ha dimostrato troppe volte di fare compromessi al ribasso.

Una giornata che si è svolta sulla scia delle proteste nate il 17 ottobre scorso con i famosi scontri che si sono tenuti in diverse metropoli italiane, Torino, Bologna, Milano e Roma su tutte, e che la classe politica che ci governa ha cercato di derubricare a mera devastazione senza comprendere che evidentemente ci sono dei disagi profondi nella società che riguardano i giovani e situazioni particolari che si sono formate nelle periferie delle città dove la povertà e l’insicurezza sociale fanno da padroni. Il governo Meloni, anche per rispondere alla pancia del suo elettorato, ha reagito con l’ennesimo decreto sicurezza e ulteriori inutili dispiegamenti di militari e forze dell’ordine senza minimamente porsi di come affrontare realmente il problema, dimostrando ancora una volta la sua bassezza politica.

A queste vanno aggiunte le grandi proteste per il costo del gasolio di autotrasportatori e agricoltori principalmente nel sud italia.

L’inutile reazione securitaria del governo non ha fermato le proteste che sono proseguite nel weekend successivo (24-25 ottobre). Proteste per lo più pacifiche dove le forze dell’ordine hanno provato a fare una dimostrazione di forza reprimendo senza motivo i manifestanti in diverse città. 

Siamo quindi arrivati a ieri, sempre con le stesse parole d’ordine: contro carovita, guerra e riarmo. 

Attorno a questi slogan si sta sviluppando un movimento importante in Italia e nel resto d’Europa. Ne sono dimostrazione le proteste che si sono sviluppate in Francia, Spagna, Germania, Albania ecc. Il popolo non si sente più rappresentato da una classe politica sorda e cieca davanti alle reali necessità delle persone. In un sistema capitalista di cui al centro vediamo lo sfruttamento delle persone e dell’ambiente, guerre e insicurezza sociale.

A Livorno lo striscione di testa recitava: contro carovita e guerra, Livorno unita.

Sarà quindi necessario continuare a dare corpo e gambe a questo movimento con un ulteriore certezza: se il popolo si unisce il sistema si può ribaltare.

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Bisognidi redazioneTag correlati:

contro carovitalivornono riarmosciopero generale

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Pisa: Rivendicazioni della Sapienza Occupata. “Noi la guerra non la paghiamo”

Ripubblichiamo il comunicato del Collettivo Universitario Autonomo di Pisa in merito alle rivendicazioni dell’occupazione avvenuta a conclusione del corteo del 30 ottobre in occasione dello sciopero generale.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Abbiamo la ragione e la forza

Nella giornata di ieri, 30 ottobre, abbiamo partecipato allo sciopero generale che ha coinvolto moltissime città in tutta Italia.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Sciopero generale: l’Italia si blocca

Giornata di sciopero generale: numeri ancor più massicci delle prime manifestazioni dell’autunno scorso. Blocchi in tutta Italia e cortei da decine di migliaia di persone, dalle metropoli alle province.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Francia verso l’acte III

Il movimento contro il carovita e la crisi sociale in Francia non accenna ad arrestarsi.

Immagine di copertina per il post
Sfruttamento

Pisa: IL 30 OTTOBRE SCIOPERO GENERALE – Insieme possiamo bloccare tutto

Lo sciopero generale del 30 ottobre, proclamato da USB e sostenuto da tanti sindacati di base, è l’occasione per reagire a una crisi che pesa ogni giorno sulle nostre vite.

Immagine di copertina per il post
Sfruttamento

Torino verso lo sciopero generale

Riprendiamo indizione della mobilitazione da parte dei coordinamenti cittadini di Torino per Gaza e Torino contro il riarmo in vista della mobilitazione dello sciopero del 30 ottobre. In allegato anche un registrato delle voci del 24 ottobre a cura di Radio Blackout.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Comunicato delle cinque attiviste italiane arrestate e deportate da Israele

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato delle cinque attiviste italiane arrestate lo scorso 22 ottobre dalle forze di occupazione israeliane a Masafer Yatta, nella Cisgiordania occupata, e successivamente espulse dal Paese.

Immagine di copertina per il post
Formazione

“Soffia il vento dei ’20!” Torino, Campus Einaudi occupato

Pubblichiamo la piattaforma di rivendicazioni uscita dall’Assemblea di CPS – Culture, Politica e Società del campus Einaudi di Torino che da ieri è stato occupato a seguito di una partecipatissima assemblea generale universitaria

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Testimonianze dalla piazza di Torino del 24 ottobre: violenze poliziesche

Sono state raccolte una serie di testimonianze video e foto rispetto alla violenza poliziesca attuata nei confronti del corteo contro il riarmo e il carovita tenutosi a Torino sabato 24 ottobre.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Movimento 24 ottobre: la generazione Z rompe i divieti e si prende le piazze

Italia-Città blindate, quasi 5mila identificati, 371 fermati di cui 110 minorenni, 9 persone arrestate, tensioni e scontri in diverse piazze al termine di manifestazioni pacifiche molto partecipate.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Roma: alcune riflessioni sul corteo di ieri contro carovita ed economia di guerra

Ieri mattina il clima a Roma era surreale per giorni non avevano fatto altro che militarizzare sempre di pro la città e cercare di dissuadere le persone dallo scendere in piazza.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Torino è contro riarmo, carovita e data center: più di 20 mila persone sfidano il Governo Meloni

In decine di migliaia ci siamo radunati in Piazza Castello, riempiendola fino a farla traboccare.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Blocchi al porto di Livorno: la mobilitazione continua

Mentre lə lavoratorə e lə studentə in Europa e nel mondo, si ribellano contro un sistema che sfrutta e che schiaccia, e i perbenisti urlano alla violenza sulle vetrine, oggi arriva l’ennesima nave statunitense con rifornimenti militari per Sigonella.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Gli espropri di Milano, i riot di Belfast, la guerra ibrida

L’impiego inflazionato del concetto di «guerra ibrida» nel dibattito pubblico impone una chiarificazione. Nella dottrina strategica e nella sociologia dei conflitti, la guerra ibrida (hybrid warfare) non indica qualsiasi turbolenza sociale che transiti per le reti digitali, bensì una precisa architettura offensiva e deliberata in cui un attore statale o para-statale  combina operazioni informative, guerra psicologica e manipolazione computazionale per destabilizzare un sistema bersaglio mantenendosi sotto la soglia dello scontro militare aperto.