InfoAut
Immagine di copertina per il post

Vademecum di resistenza legale. Sanzioni amministrative pecuniarie e iter giudiziario

Le sanzioni amministrative sono uno strumento per colpire il dissenso. I decreti sicurezza del governo Meloni hanno rafforzato un impianto normativo che corrode i diritti d’espressione e a manifestare, sanciti dall’artt.17 e 21 della Costituzione.

Riprendiamo da Torino per Gaza

Manifestare diventa sempre più una “concessione” o un “permesso” delle Autorità, spesso limitato da prescrizioni. Sottoponendo chi manifesta a un rischio economico permanente, mentre economia di guerra e carovita, intrecciate alla situazione geopolitica e alla crisi ecoclimatica ci asfissiano, si produce un effetto intimidatorio aggravando la minaccia della repressione economica.
In questo quadro, il D.L. 23/2026, convertito dalla L. 54/2026 ha modificato l’art.18 del TULPS (prevede che le manifestazioni in luogo pubblico siano preventivamente – almeno tre giorni prima – comunicate alla Questura), intervenendo in modo significativo sul sistema sanzionatorio delle manifestazioni pubbliche. La violazione dell’obbligo di preavviso è stata depenalizzata, cioè trasformata da reato in illecito amministrativo, punito con una sanzione pecuniaria. Lo stesso è avvenuto per la violazione dei divieti e delle prescrizioni del Questore, e sono state introdotte nuove sanzioni anche per altre condotte tenute durante le manifestazioni. Le sanzioni arrivano fino a 12.000 euro, senza possibilità di pagamento in misura ridotta, e aumentano per chi accumula più violazioni.
Quest’evoluzione è parte della rappresaglia governativa per il “Blocchiamo tutto”, le proteste sindacali e degli attivisti per la giustizia climatica. La mobilitazione dal basso ha dimostrato i limiti di questi tentativi di imbrigliare e criminalizzare la legittima resistenza popolare. La stessa repressione con cui il governo risponde altro non è che il risultato dell’efficacia di quelle mobilitazioni e pratiche.

La difesa legale e l’iniziativa politica possono procedere insieme e rafforzarsi a vicenda. Questo è il modo concreto per ostacolare l’applicazione dei decreti sicurezza e organizzarsi collettivamente per non pagare alcuna sanzione e spuntare una delle principali armi della repressione.
Dobbiamo organizzarci per resistere agli attacchi, trasformando ogni tentativo di colpirci in un’occasione di solidarietà e di rilancio della mobilitazione. Dove ci vogliono isolati e soli noi reagiamo collettivamente.
Bando all’improvvisazione: dobbiamo dotarci di strumenti per affrontare ogni singolo attacco e trasformarlo in un terreno di crescita e avanzamento delle nostre lotte. Pertanto, abbiamo predisposto un Vademecum su come affrontare queste sanzioni.


Il Vademecum è stato redatto assieme a legali che in Italia si stanno organizzando per affrontare la difesa delle persone e dei movimenti colpiti.

Oltre al mancato preavviso, sono sanzionate anche la violazione dei divieti e delle prescrizioni del Questore, la presa di parola nelle riunioni non preavvisate, il mancato rispetto del percorso, la turbativa e la promozione della riunione online o in gruppi chiusi. Per chi accumula più violazioni le sanzioni aumentano da un terzo alla metà.
Se ricevi una sanzione amministrativa per art.18 TULPS come modificato dall’art. 9 del D.L. 23/2026, convertito dalla L. 54/2026, ti consigliamo di NON PAGARE ALCUNA SANZIONE nell’immediato, di rivolgerti alle reti solidali e a un legale di tua fiducia per predisporre il ricorso. Ecco in breve come si procede

⇩
VERBALE DI ACCERTAMENTO E CONTESTAZIONE
Redatto dall’organo accertatore (Questura/DIGOS, Carabinieri…), descrive il fatto imputato e le violazioni contestate e avvisa che la sanzione (da 1.000 a 10.000 €, che passano da 1.000 a 12.000 € per la violazione di divieti e prescrizioni – Sul verbale la multa è indicata come minimi e massimi ma non è quantificata) verrà successivamente quantificata dal Prefetto con un’ordinanza-ingiunzione.

Tale verbale deve arrivare entro 90 giorni dall’accertamento, indicando in 30 giorni la possibilità di effettuare scritti difensivi presso il Prefetto. È possibile, secondo valutazioni proprie e confrontandosi con i propri legali, presentare scritti difensivi in questa fase e chiedere di essere ascoltati personalmente dal Prefetto (il verbale non si impugna davanti al giudice!).
Se invece il verbale arriva oltre il termine, la sanzione si estingue (conserva la busta e la data di notifica!).

⇩
ORDINANZA – INGIUNZIONE PREFETTIZIA
L’ordinanza-ingiunzione, emessa dal Prefetto a sua discrezione, definisce la somma sanzionata. Le ingiunzioni hanno tempo 5 anni per essere erogate. Queste, possono arrivare anche molto tempo dopo il verbale. Il limite è la prescrizione: 5 anni dalla violazione. Ogni atto notificato (il verbale, l’ordinanza, una cartella) fa ripartire il conteggio da capo. Conserva sempre tutte le buste con le date di notifica: servono all’avvocato per verificare se la sanzione è prescritta. Attenzione: può essere recapitata anche tramite l’app “IO” dove i termini possono decorrere anche se non apri il messaggio!
A questo punto scattano 30 giorni dalla notifica per fare ricorso al Giudice di Pace del luogo dei fatti (in alcuni casi la competenza potrebbe essere del Tribunale).
Chi ha un reddito basso (fino a (13.659,64 euro) può chiedere il patrocinio a spese dello Stato.

SE NON CONCOSCI UN AVVOCATO, CHIEDI IL RIFERIMENTO ALL’ASSEMBLEA!

⇩
RICORSO
Il ricorso richiede un costo di contributo unificato.
Il Giudice di Pace fissa un’udienza che può essere con sospensiva del pagamento.
Nel ricorso, oltre ai motivi relativi al singolo caso, si può eccepire l’illegittimità costituzionale della norma. In udienza l’avvocat* potrà chiedere al giudice di rimettere la questione alla Corte costituzionale. Se il giudice la ritiene rilevante e non manifestamente infondata, sospende il giudizio in attesa della decisione della Corte.

Obiettivo politico della resistenza legale e collettiva è arrivare alla dichiarazione di incostituzionalità.
Se invece il Giudice non accoglie il rinvio alla Corte Costituzionale, potrà confermare la sanzione, rideterminarla o annullarla. Si potrà eventualmente procedere in Appello e in Cassazione.

⇩
LA CASSA DI RESISTENZA
Per tradurre la risposta collettiva, disinnescare il ricatto della repressione economica a livello individuale e fare fronte alle spese legali, viene messa a disposizione la Cassa di resistenza legale promossa da Torino per Gaza.

Se hai bisogno, chiedi sostengo. Se sei un solidale o un’organizzazione, contribuisci alla Cassa promuovendo raccolte fondi!
Puoi contribuire attraverso il crowdfunding:
https://www.produzionidalbasso.com/project/cassa-di-resistenza-blocchiamo-tutto-torino-2/


Se hai preso una multa, scrivici e organizziamoci insieme:
NESSUNA RESTA DA SOLA, NESSUNO RESTA DA SOLO!

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Divise & Poteredi redazioneTag correlati:

cassa di resistenzamultetorinotorino per gaza

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Carcere e domiciliari per la manifestazione del 31 gennaio a Torino

Questa mattina la Questura di Torino ha eseguito diverse misure cautelari inerenti il filone di indagini sulla manifestazione nazionale contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna di Torino, del 31 gennaio 2026.

Immagine di copertina per il post
Sfruttamento

Torino verso lo sciopero generale

Riprendiamo indizione della mobilitazione da parte dei coordinamenti cittadini di Torino per Gaza e Torino contro il riarmo in vista della mobilitazione dello sciopero del 30 ottobre. In allegato anche un registrato delle voci del 24 ottobre a cura di Radio Blackout.

Immagine di copertina per il post
Formazione

Torino: diecimila studenti in corteo si prendono la città. Fermi e arresti.

Oggi, venerdì 16 ottobre, durante il corteo del movimento studentesco torinese, sono state fermate 12 persone e tre di loro sono state portate al carcere minorile cittadino. A loro si somma, da quanto si apprende dai giornali ma non si ha ancora conferma, un altro studente arrestato il giorno precedente nei raid polizieschi ai danni delle occupazioni delle scuole, durante i quali erano stati molti i fermi particolarmente violenti e intimidatori.

Immagine di copertina per il post
Formazione

Torino: incursioni della polizia dentro le scuole occupate

Di seguito il comunicato pubblicato dall’Assemblea Studentesca delle scuole di Torino in merito ai fatti degli ultimi giorni.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Carcere di Torino: cimici dei letti e condizioni degradanti. Il diario di un detenuto racconta la realtà del carcere

Ieri è stato sollevato in Consiglio Regionale il problema delle cimici dei letti all’interno della sezione maschile del carcere di Torino. La questione è uscita grazie a dei fogli di diario, alcuni passaggi sono stati letti anche in seduta di Consiglio.

Immagine di copertina per il post
Contributi

La fine del genocidio è la fine del sionismo

Riportiamo l’intervento introduttivo del convegno svoltosi mercoledì 7 ottobre presso l’Università di Torino, organizzato dal coordinamento Torino per Gaza, dal titolo “La fine del genocidio è la fine del sionismo”. In questa introduzione vengono toccati molti nodi politici fondamentali che aiutano a capire quanto sia mistificato il dibattito attorno alla resistenza palestinese da parte di gran parte dei media main stream.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Scuole occupate: facciamo come in Francia!

A Torino si prende esempio dalla Francia: l’aria di rivolta proveniente dal paese oltralpe ha superato i confini geografici, ridando un senso di possibilità di rivalsa studentesca anche alle nostre latitudini.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Lottare nell’Antropocene: tossicità, grandi opere e conflitti territoriali

Se la crisi ecologica è una crepa nel sistema, quali strumenti di pratica e d’analisi possiamo usare per forzare la breccia? Quali categorie ci permettono una lettura del presente che colga nella catastrofe reali possibilità di conflitto?