
Fabbrica della guerra, Laboratorio della guerra, Drone Valley.
Uniamo qualche punto per mettere a fuoco, nel contesto più ampio di ristrutturazione del territorio in funzione della guerra, la recente notizia riguardo la prospettiva di produzione di droni militari ad alta tecnologia a Modena attraverso una partnership che vede Italia e Regno Unito collaborare tramite la milanese Vigilar Group Spa e la britannica MGI Engineering Ltd, che aprirà la sua sede italiana nella nostra provincia.
Dalla guerra in Ucraina al genocidio in Palestina, fino all’aggressione nei confronti dell’Iran e ai bombardamenti indiscriminati contro il Libano: la guerra imperialista passa anche dall’Italia e nello specifico da Modena, nell’ottica di mettere a profitto per il comparto bellico il suo altissimo potenziale innovativo e produttivo nel settore automotive.
Inchiestare per anticipare, organizzare per sovvertire: nel vuoto politico che ci circonda, queste possono essere le parole d’ordine da rendere formule politiche concrete per costruire un laboratorio delle lotte contro la guerra, divenuta la cartina tornasole dell’attuale fase storica e politica e dei profondi sconvolgimenti che ne conseguono.

«Sebbene non ci siano fonti pubbliche chiare in materia, sembra che parte della sperimentazione militare che vede nella Cucchiara interlocutore strategico ruoti, oltre che nella cybersicurezza, intorno al mondo dell’aviazione e dei droni – un’arma, quest’ultima, avviata alla produzione di massa il cui potenziale è già stato sperimentato sui fronti ucraino e mediorientali, che sarà protagonista nei futuri scenari bellici come il carrarmato nella Seconda guerra mondiale – che incontra i vari tentativi di Confindustria e della Regione emiliano-romagnola a governo PD di sviluppare un distretto locale dell’aerospazio.»
Come largamente anticipato nel contesto dell’inchiesta sul «Laboratorio della guerra» pubblicata a Luglio 2025, dal quale è tratto il passaggio sopraccitato, è ormai in atto da anni una profonda ristrutturazione del tessuto produttivo modenese.
La messa a valore delle competenze tecniche e tecnologiche ad alta specializzazione, sedimentate nel corso di decenni di eccellenza nell’ambito del comparto automotive, divengono ora l’ingrediente imprescindibile per una progressiva riconversione strategica dell’industria e del territorio verso una sempre più strutturata e diffusa «Fabbrica della guerra».
Il progressivo passaggio da Motor Valley a Drone Valley ne esemplifica in maniera simbolica la direzione: un settore automobilistico fortemente in affanno lascia spazio alla produzione di droni ad alta tecnologia per il rilancio del profitto d’impresa tramite accordi di alto livello tra Stati (Italia-Regno Unito in questo caso), che coinvolgono a monte governi, ministeri della difesa, apparati di intelligence, amministratori delegati di imprese e multinazionali, banche finanziarie, e a valle attori e facilitatori come associazioni di categoria (di imprese e lavoratori), politica regionale e locale, e funzionari dell’industria della formazione come la nuova rettrice Cucchiara.
Questo il contesto dal quale prende forma la collaborazione tra Italia e Regno Unito, e in particolare tra Vigilar Group Spa di Milano e l’inglese MGI Engineering Ltd, che vedrà la sua sede italiana aprire proprio a Modena, con l’obiettivo di produrre 200 droni al mese.
Inutile riportare passo passo quanto riportato nei vari articoli; dalla guerra in Ucraina (ma con gli occhi rivolti verso il Medio Oriente) come vettore per lo sviluppo e produzione di droni militari a costi competitivi e alta precisione di attacco, fino alla prospettiva di saldare partnership tra le imprese locali (e l’università, aggiungeremmo) per rafforzare «una filiera completa, tra le poche in Europa, capace di coprire tutti i livelli della catena del valore, dai grandi integratori fino ai fornitori di componenti e servizi» (si veda il progetto ERiS-Emilia-Romagna in Space, con base a Forlì), tramite i dovuti passaggi con la Nato, passando per il rinnovamento dei compartimenti della difesa a livello europeo.
Non secondario il ruolo che riveste all’interno delle due imprese l’intelligenza artificiale, perno centrale sul quale la nuova direzione universitaria modenese sta modellando progetti e prospettive, come dimostra la recente inaugurazione del nuovo UniMORE AI Center. Rappresentare un polo di ricerca di spicco in ambito AI significa infatti inserirsi nelle catene del valore internazionali, attraendo capitali e investimenti dall’estero e fornendo know-how alle piccole e medie imprese locali, spesso incapaci di rimanere al passo in termini di innovazione tecnologica.
Per non ricadere in retoriche meramente moraliste e pacifiste o in effimere reazioni e proclami di pancia, certamente non sufficienti a sovvertire la fabbrica della guerra e renderla un laboratorio delle lotte dove sperimentare nuove forme di organizzazione dentro e contro di essa, portiamo l’attenzione a quella che sta già emergendo come la composizione tecnica di lavoratori e studenti che la ristrutturazione in atto dovrà formare come figure chiave da inserire nei propri ingranaggi produttivi, e da esse pensare e stimolare organizzazione laddove forme di rifiuto e conflitto, anche ambivalenti, lo suggeriscono: operai e tecnici qualificati, ingegneri e professionisti con competenze nei settori dell’aerospazio, dell’elettronica, dei sistemi autonomi e della difesa.
Da qui il metodo della conricerca per indagare e stare dentro alle contraddizioni che innegabilmente si stanno già venendo a creare, come nuove crepe nello strutturarsi della fabbrica della guerra sull’intero territorio modenese, e da esse pensare e creare organizzazione laddove le forme di rifiuto e conflitto lo suggeriscono e lo permettono. Territorio che include certamente imprese e università, ma anche servizi, alloggi, istituzioni, associazioni, energia, ambiente, l’interezza del mosaico che prende la forma di un sistema denso di interdipendenze e nel quale siamo situati, lo stesso che tenta di imporre ordine e pace apparenti nel dilagante contesto della guerra imperialista globale generalizzata.
Come (e se) adattare all’oggi le pratiche conflittuali emerse su larga scala, anche a Modena, durante il periodo del ‘blocchiamo tutto’ dello scorso autunno in opposizione all’ininterrotto genocidio del popolo palestinese?
Quali le modalità utili a sottrarre i saperi messi a profitto per guerra e rilancio capitalista, trasformandoli invece in contro-saperi che siano strumento per generare analisi e sovvertire gli attuali rapporti di forza?
Quali soggettività, dentro la fabbrica della guerra, faranno emergere le forme di rifiuto da individuare, organizzare e generalizzare?
Come organizzare forme di conflitto autonomo e strategicamente slegate da meccanismi di delega ad istituzioni locali e non?
Che formule organizzative, in rottura con le attuali, spesso inefficaci e fuori dal tempo, si prestano al generare lotte in un territorio costellato da piccole e medie imprese, e sostanzialmente pacificato?
Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.
