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La Repubblica Espanola

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Il re Alfonso XIII° di Spagna si era appena sbarazzato del generale Primo de Rivera, la cui dittatura era crollata da sola con la crisi del 1929.

Il generale Berenguer, a cui Alfonso XIII° aveva chiesto di formare il nuovo governo, disse più tardi che aveva preso il potere al momento in cui la Spagna era come “una bottiglia di champagne col tappo sul punto di saltare”.

Nel maggio 1930 di fronte all’effervescenza che vi regnava, il governo dovette chiudere alcune università e far intervenire la guardia civile. L’agitazione operaia diede il cambio a questi movimenti con tutta una serie di scioperi nelle principali città. Una crisi drammatica colpiva le campagne, dove i contadini morivano di fame.

Un’ondata di repubblicanesimo soffiò su tutto il paese. Una parte del personale politico della borghesia si convinse che forse era tempo di sbarazzarsi della monarchia.

Il 17 agosto 1930, i socialisti e l’UGT conclusero il “Patto di San Sebastiano” con i repubblicani. Non avevano certo l’intenzione di preparare un’insurrezione popolare per porre fine alla monarchia, ma vagheggiavano un sollevamento delle guarnigioni appoggiato eventualmente da uno sciopero nelle principali città. Il piano messo a punto fu disdetto a più riprese. Tuttavia, due ufficiali repubblicani, il capitano Galan ed il tenente Garcia-Hernandez, si lanciarono lo stesso il 12 dicembre 1930 e proclamarono la repubblica nella piccola città di Jaca. Ci fu uno sciopero generale a Barcellona. Ma il comitato repubblicano-socialista non diede l’ordine di sciopero a Madrid. Preferiva la disfatta alla mobilitazione operaia. I due ufficiali furono giustiziati.

Le elezioni municipali costituirono un successo schiacciante per il campo repubblicano nelle grandi città. Due giorni più tardi, il 14 aprile 1931, fu proclamata la Repubblica. Fu uno scoppio di entusiasmo popolare con manifestazioni mostruose. In un clima di allegria generale i prigionieri politici uscirono di prigione.

Nella mente dei contadini poveri, la Repubblica significava riforma agraria, accesso alla terra, possibilità di mangiare a soddisfazione. In quella degli operai, la soddisfazione delle loro rivendicazioni. Per tutti i poveri che ne celebravano la proclamazione, la Repubblica doveva significare la fine della miseria, nuovi rapporti sociali.

I nuovi dirigenti qualificavano la rivoluzione come “gloriosa, senza spargimento di sangue, pacifica ed armoniosa”. Il loro repubblicanesimo era tuttavia relativo. Avevano lasciato partire il re in esilio, senza esigere neanche l’abdicazione.

Il governo provvisorio fu affidato ad Alcala-Zamora, un politicante cattolico della monarchia, da poco repubblicano. Al fianco di repubblicani come Azaña, tre socialisti parteciparono al governo provvisorio, tra cui il principale dirigente del partito, Largo Caballero, che aveva già accettato di essere consigliere di Stato sotto Primo de Rivera.

Tutto il vecchio apparato di Stato restò al suo posto : i funzionari, i giudici, i militari.

Quanto alle masse, furono pregate di pazientare nell’attesa delle Cortes costituenti che dovevano essere elette à giugno.

Ma, già dal mese di maggio, di fronte ai primi tentativi monarchici di rialzare la testa, i lavoratori risposero con incendi di chiese e di conventi. In solo qualche giorno il movimento, partito da Madrid, si propagò fino in Andalusia. Non osando utilizzare la guardia civile, troppo odiata, il governo decretò la legge marziale, inviò l’esercito in aiuto dei preti e creò rapidamente una nuova forza di polizia : le guardie d’assalto.

Le masse si radicalizzavano, i contadini occupavano le terre, scioperi duri ebbero luogo dappertutto, le organizzazioni operaie si svilupparono. Si assisteva ad una vera ascesa rivoluzionaria. Tuttavia, il Partito Socialista e l’UGT non volevano la rivoluzione, ma il ritorno alla calma.

La CNT, quanto a lei, conduceva battaglie a volte molto dure, organizzava perfino tentativi d’insurrezione, ma in ordine sparso, senza coordinazione né alcun piano generale.

La politica di queste organizzazioni di fatto impediva alle masse di riunire le loro forze per una lotta destinata a conseguire i loro obiettivi economici e politici.

Il nuovo regime si rivelò completamente incapace di risolvere la crisi che scuoteva la Spagna attuando le trasformazioni politiche e sociali necessarie. Come i suoi predecessori, si fece difensore incondizionato dei proprietari terrieri e dei borghesi contro le rivendicazioni degli operai e dei contadini.

Il blocco repubblicano e socialista, largamente maggioritario nelle Cortes costituenti, rivelò la sua impotenza a decidere una qualsiasi riforma di qualche importanza. Nella nuova costituzione, aveva affermato che “la Spagna (era) una repubblica di lavoratori di tutte le classi”. Ma si sforzò sopratutto di non ledere le classi dominanti.

Certo, fece figurare nella nuova costituzione dichiarazioni di buone intenzioni : la rinuncia alla guerra, l’uguaglianza tra uomini e donne (che ricevettero il diritto di voto), il riconoscimento dei soli matrimoni civili ed il diritto al divorzio. L’insegnamento doveva essere laico. Ma non osò neanche decidere che lo Stato cessi immediatamente di pagare i preti : gli si diedero ancora due anni di respiro.

E quando questa costituzione fu adottata nel dicembre 1931, in materia di riforma agraria non era stato fatto ancora niente

La legge sulla riforma agraria non fu adottata che nel corso del 1932 e si trattava di una conchiglia vuota. Non prevedeva che l’installazione di 50000 famiglie all’anno su terre prese ai grandi proprietari che, beninteso, sarebbero indennizzati. Milioni di contadini attendevano impazienti la terra. Solo 10000 famiglie beneficiarono di questa riforma.

Le masse popolari erano deluse e la destra monarchica e clericale volevano la rivincita ma questa è la storia che verrà.

Guarda “De Alfonso XIII a la Segunda República“:

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