InfoAut
Immagine di copertina per il post

La Nakba

||||
||||

da uno scritto di Ilan Pappe: 
“ (…)Tra febbraio e dicembre del 1948 l’esercito israeliano ha occupato sistematicamente i villaggi e le città palestinesi, facendo fuggire con la forza la popolazione e nella maggior parte dei ca-si anche distruggendo le case, devastando le proprietà e portando via loro averi e i loro ricordi.
Una vera e propria pulizia etnica.
Durante questa pulizia etnica ogni volta che vi è stata resistenza da parte della popolazione questa è stata sempre massacrata (…)”.

La comunità internazionale era al corrente di questa pulizia etnica, ma decise, soprattutto in occidente, di non scontrarsi con la comunità ebraica in Palestina dopo l’Olocausto.
Le operazioni di pulizia etnica non consistono solo nell’annientare una popolazione e cacciarla dalla terra. Perché la pulizia etnica sia efficace è necessario cancellare quel popolo dalla storia, dalla memoria.
Gli Israeliani sono molto bravi a fare ciò e lo realizzano in due modi. Sulle rovine dei villaggi palestinesi costruiscono insediamenti per i coloni chiamandoli con nomi che richiamano quello precedente. Un monito ai palestinesi: ora il territorio è nelle nostre mani e non c’è possibilità di far tornare indietro l’orologio.
Oppure costruiscono spazi ricreativi che sono l’opposto della commemorazione: vivere la vita, goderla nel divertimento e nel piacere.
E’ un strumento formidabile per un atto di “memoricidio”.

Ogni 15 maggio il popolo palestinese e tutti i suoi sostenitori nel mondo commemorano la Nakba, la catastrofe. Questo termine è l’appellativo che i palestinesi danno al 15 maggio del 1948, data in cui l’esercito sionista ha invaso i territori palestinesi, impossessandosi delle terre, delle case e del futuro del popolo palestinese.

Al Nakba è stato il giorno in cui il popolo palestinese si è trasformato in una nazione di rifugiati, in cui almeno  750.000 persone sono state espulse dalle loro case e costrette a vivere nei campi profughi. Molti di quelli che non sono riusciti a scappare o si sono ribellati o in qualche modo rappresentavano una minaccia per il progetto sionista sono stati uccisi.

Si conoscono più di 530 villaggi palestinesi che sono stati evacuati  e distrutti completamente, con annesso il tentativo di cancellare addirittura l’esistenza di quegli agglomerati, eliminando foto dell’epoca, documenti e testimonianze di vita e cultura palestinese.
Israele oggi continua ad impedire il ritorno a casa di circa sei milioni di rifugiati e ancora oggi a cerca di espellere i palestinesi dalla loro terra, attraverso politiche razziste degne della peggiore apartheid.

Queste operazioni assumono di volta in volta forme e nomi diversi, attualmente vengono chiamati “trasferimenti”. I rifugiati palestinesi sono fuggiti in diversi posti e la maggior parte di questi vive nel raggio di 100 miglia dai confini d’Israele, ospite negli stati arabi confinanti; alcuni sono fuggiti nei paesi limitrofi intorno alla Palestina, altri sono fuggiti all’interno della Palestina ed hanno vissuto nei campi profughi, costruiti appositamente per loro dalle agenzie ONU, e altri si sono dispersi in vari paesi del mondo.
Tutti questi rifugiati hanno un sogno in comune: ritornare nelle loro case di origine, e questo sogno è rinnovato ogni anno attraverso la commemorazione della Nakba.

Guarda “IL SIMBOLO DEL RITORNO (LA NAKBA) – Campo profughi di Aida a Betlemme”:

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Storia di Classedi redazioneTag correlati:

1948israelenakbapalestina

Accadeva Oggi

  1. 1973

    Immagine di copertina per il post

    Potere Operaio ultimo numero

    Atti del seminario di Padova 28 luglio – 4 agosto 73 Ricominciare da capo non significa tornare indietro Perché usciamo dal gruppo Perché scegliamo l’Autonomia organizzata Non torniamo indietro andiamo avanti Perché ricominciamo daccapo dopo dieci anni da quella Piazza Statuto, mai abbastanza maledetta da padroni e riformisti, che è stata il nostro congresso di […]

  2. 1984

    Immagine di copertina per il post

    “Thomason” Perez Revilla – Eta militar

    Tomás Pérez Revilla arriva a Ipar Euskal Herria nel 1981. Dopo essere stato costretto a fuggire da Bilbao e aver soggiornato in diverse zone dello Stato francese e persino dell’America Latina, Tomasón si stabilisce a Biarritz in cerca di rifugio. Lì trascorse i suoi ultimi anni, fino a quando una motobomba piazzata dal GAL pose […]

  3. 1996

    Immagine di copertina per il post

    Fine dello sciopero della fame in Turchia

    Dopo 69 giorni di digiuno, nella giornata del 28 Luglio 1996 venne interrotto lo sciopero della fame dei detenuti politici nelle prigioni della Turchia. Ai 314 che l’avevano iniziato, se n’erano aggiunti, l’ultima settimana, altri quaranta: dodici furono coloro che uscirono senza vita dai carceri che li avevano ospitati. I prigionieri politici turchi svilupparono la […]