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Giustiziato il dittatore Anastasio Somoza Debayle

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Da meno di un anno Anastasio Somoza Debayle, ultimo della cosiddetta “dinastia dei Somoza”, è esiliato in Paraguay, dopo che la vittoria del Frente sandinista de liberación nacional in Nicaragua lo aveva costretto alla fuga.

L’ultimo dittatore della famiglia Somoza, al potere dal 1967 dopo la morte del fratello e, prima ancora, del padre, Anastasio Debayle era celebre per la feroce legge marziale che aveva applicato dopo il terribile terremoto del 1972 a Managua e per gli stretti legami economici e politici con gli Stati Uniti, tanto da fare un vanto il fatto di sapere parlare meglio l’inglese dello spagnolo.

L’ex dittatore subito sfrutta i buoni rapporti col collega paraguayano Alfredo Stroessner per organizzare un golpe controrivoluzionario in Nicaragua, convincendo i militari dell’Honduras ad appoggiare una missione di reazionari argentini, guidata dal mayor Silveira, oggi accusato della desapariciòn di 164 persone proprio in Honduras.

E’ dunque in atto un tentativo controrivoluzionario appoggiato da ampie frange reazionarie argentine e nicaraguensi, intenzionate a rimettere il potere in mano ai somozisti.

Dalla valutazione di ciò, il Frente Sandinista matura la decisione di giustiziare Somoza, di cui si conosceva l’abitazione ad Asunciòn, capitale del Paraguay.

Il commando di guerriglieri incaricato di compiere l’operazione è guidato da Enrique Gorriaràn Merlo, uno dei dirigenti del PRT-ERP (Partido Revolucionario de los Trabajadores-Ejército Revolucionario del Peublo) e militante dell’Esercito Sandinista, conosciuto anche, tra i suoi tanti nomi di battaglia, come “El Pelado”. Gli altri componenti hanno combattuto con la guerriglia sandinista nel Frente Sur “Benjamin Zeledòn”, come “integrantes” di una colonna guerrigliera di internazionalisti, scontratasi con la Guardia Nazionale somozista nella zona di RivasySan Carlos, Rio San Juan, durante l’offensiva finale contro il regime dittatoriale.

Il problema più grande è rappresentato dall’assoluta irregolarità delle abitudini di Somoza: gli appostamenti, estenuanti, non riescono a individuare il punto debole nelle sue misure di sicurezza, che comprendono un frequente cambio di domicilio, l’utilizzo di differenti auto di servizio e, infine, la costante presenza di un ingente manipolo di guardie del corpo. Intanto, un altro gruppo di guerriglieri si incarica di trasferire alcune armi dalla frontiera argentina alle basi predisposte all’attacco: l’armamento per l’operazione comprende un M16, un Ingram ed un bazuka.

Dopo quaranta giorni di appostamenti infruttuosi, Anastasio Somoza viene individuato casualmente il 22 luglio 1980. I guerriglieri allora trovano nuovi punti di osservazione, che siano anche luoghi di passaggio obbligato per Somoza. Si scopre che uno dei pochi movimenti prevedibili è che egli esce sempre di casa in Mercedes, prosegue diritto per Avenida Espana, invece di girare in una direzione o nell’altra all’altezza dei diversi semafori.

Trascorsi ancora altri giorni di interminabili appostamenti, l’ora zero arriva alle 10 e 35 del mattino del 17 settembre 1980, quando da un chiosco do giornali, uno dei guerriglieri comunica via radio l’arrivo della carovana di automobili dell’ex presidente del Nicaragua.

Il comandate Gorriaràn Merlo racconta così i momenti più concitati di quella giornata:

“Eravamo in tre, ad operare direttamente. Il mio compito consisteva nel bloccare l’auto di scorta. Santiago doveva sparare un razzo contro l’automobile di Somoza, mentre il terzo compagno aveva funzioni di appoggio. Io mi trovai a meno di tre metri da Somoza: la sua auto mi stava di fronte, e gli sparai contro. Le guardie che avrei dovuto tenere sotto controllo scapparono dietro una casa e si misero a sparare. Il compagno che stava bloccando la via si mise anche lui a sparare contro la scorta: questo fatto mi consentì di infilarmi nella camionetta, di coprirmi le spalle e di cambiare il caricatore. La stessa cosa fece Santiago: caricò per la seconda volta il bazuka, sparò e, così, l’azione ebbe finalmente termine.”

Enrique Gorriaràn Merlo diviene in breve tempo l’uomo più ricercato del continente, con leggende che lo vogliono coinvolto in tutte le azioni di guerriglia. Costretto a vivere in clandestinità dal marzo 1970 all’ottobre 1995, viene infine condannato all’ergastolo in Argentina, per poi essere indultato e liberato, dopo 8 anni di carcere, nel maggio del 2003. Gorrian Merlo è morto nel 2006 dopo una vita spesa a combattere contro il fascismo e l’imperialismo per la libertà dei popoli oppressi. Vogliamo qui ricordarlo con le stesse parole usate dall’Ejército de Liberaciòn Nacional (ELN) della Colombia:

“Comandante Enrique Haroldo Gorriaràn Merlo: PRESENTE, PRESENTE, PRESENTE! Hasta cuando? Hasta Siempre!”.

Guarda “Se cumplen 40 años del crimen de Somoza“:

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pubblicato il in Storia di Classedi redazioneTag correlati:

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