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Piazza Taksim – Gezi Park

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All’alba del 31 maggio 2013, la polizia attaccava un presidio permanente di poche decine di persone a Gezi Park, un parco pubblico in Piazza Taksim, nel centro di Istanbul. Idranti, lacrimogeni, manganelli, ruspe. Le tende del presidio vennero distrutte ed incendiate, gli alberi piantati dai manifestanti abbattuti, molti i feriti e gli arrestati. Dal violento sgombero dei pochi manifestanti che protestavano contro la distruzione di uno dei pochi parchi del centro di Istanbul, si aprì una nuova fase di lotte in Turchia. Le manifestazioni contro la violenza usata dalla polizia nello sgombero vennero represse ancora più duramente, scatenando un’ondata di proteste che scontrandosi con il pugno di ferro del governo non si infranse, ma si estese in una rivolta di massa antigovernativa, che scosse la Turchia per più di due settimane.

Il primo giugno la polizia, dopo ore di scontri ininterrotti, fu costretta ad abbandonare Piazza Taksim, di fronte alla determinazione di oltre un milione di persone che si erano unite alla resistenza di piazza. Da quel momento, per molti giorni, la storica Piazza Taksim dove si trova Gezi Park, piazza simbolo delle lotte dei lavoratori e dei movimenti rivoluzionari, divenne il centro di un grande movimento. Ogni gruppo politico, ogni partito o sindacato, aveva il proprio spazio in quella piazza, in cui erano sempre in corso assemblee, dibattiti, performance teatrali e musicali, mentre lo spazio liberato era completamente autogestito, dalla distribuzione di cibo all’infermeria, fino alla resistenza contro i tentativi di sgombero da parte della polizia.

Ovunque in Turchia si tenevano manifestazioni quotidiane, si occupavano parchi, si resisteva alla polizia. Ad Ankara il centro delle proteste era Güven Park, un parco pubblico adiacente alle principali sedi ministeriali, nel centrale quartiere Kizilay della capitale turca. Si trattava ormai di una rivolta estesa a tutto il paese.

Non è un caso che il detonatore di questo movimento sia stata la repressione della protesta contro la distruzione di Gezi Park ad Istanbul. Infatti il governo progettava di costruire su quel terreno un rifacimento delle caserme ottomane che furono demolite nel 1940 per far posto al parco. In queste strutture avrebbero trovato spazio tra l’altro una moschea e un centro commerciale.

Un progetto che ben riassumeva la politica del governo conservatore-religioso del Partito della Giustizia e dello Sviluppo (AKP): nazionalismo in salsa neo-ottomana, conservatorismo religioso, speculazione edilizia e capitalismo sfrenato.

Per questo la violenta repressione poliziesca ha scatenato una reazione di piazza tanto larga e determinata contro l’oppressione dello Stato e la devastazione del capitale, facendo emergere le forti contraddizioni sociali della Turchia governata da dieci anni dall’AKP.

Dopo lo sgombero definitivo della “Comune di Gezi Park” il 15 giugno 2013, le proteste non si sono fermate. Al contrario in Turchia una nuova fase di lotte sociali e politiche si è aperta.

Guarda “”Gezi Parkı” protestoları: Ne olmuştu? – DW Türkçe“:

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pubblicato il in Storia di Classedi redazioneTag correlati:

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