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Franco Fortini sul 7aprile

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” Dieci anni fa gli arresti di Padova. Scrive il Corriere: ” se gli arresti del 7 aprile si risolsero in un errore giudiziario e in anni di sofferenze per persone che sarebbero state assolte…”.

A chi spiegare che non si trattò di un errore giudiziario ma di uno sporco atto di violenza compiuto, in solido, da tutta la classe dirigente?

Quel che oggi persino ‘il Manifesto’ dimentica di dire è che da allora l’istruttoria è stata gestita e sostenuta da un giudice, Calogero, considerato ‘vicino’ al Partito Comunista.

E che il Partito Comunista ha sempre sostenuto la colpevolezza degli uomini del 7 aprile soprattutto perché avversari della sua politica e perché, dirigendo contro le loro tesi l’ostilità e l’attenzione pubblica, di altrettanto si diminuiva la portata delle radici sociali, politiche e storiche comuniste che avevano dato origine alle Brigate Rosse, dico, non in termini sociologici ma storici.

E così per non fare i conti con il proprio passato storico, quando c’era ancora Gorbaciov, il maggior partito d’opposizione trascinò l’opinione pubblica contro gli “intellettuali assassini” con il medesimo entusiasmo con cui per quarant’anni aveva infamato Bucharin o Trotzkij.

Così, o anche così, si perdono le cause storiche. E poi si rovescia tutto e si vuol far credere che la conseguenza sia la causa.

Il declino del PCI italiano si distende lungo gli anni Ottanta.

Gli organismi politici non fanno autocritiche finché sono forti.

Ma diventano deboli per non averle fatte.

I compagni di Autonomia invecchiano a Parigi.

Ferrari Bravo, tornato in cattedra a Padova dopo cinque anni di prigione, rammenta in un’intervista la battuta di un autore cecoslovacco: chi è passato attraverso le guerre del nostro secolo, e fino alla presente distruzione ecologica, senza essere andato in galera per reato di opinione non può dire di aver speso bene la sua vita.

Non sono andato in galera per reato d’opinione. Per caso, credo.

Quel che ho detto in pubblico tra il 1967 e il 1973 e quel che poi ho scritto e stampato sarebbe stato più che sufficiente per una adeguata detenzione.

O ero considerato ingombrante perché ‘poeta’? E’ probabile.

Nelle valutazioni di certa gente – almeno alle nostre latitudini, perché sotto altre lo scrittore e l’artista sono caccia prelibata per gli squadroni della morte – valgono i canoni che nelle classi dirigenti da costoro servite hanno per secoli privilegiato il santone o infante (anche per meglio poterlo disprezzare) il Musarum sacerdos.”

Guarda “Franco Fortini, poeta della resistenza – Play RSI“:

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pubblicato il in Storia di Classedi redazioneTag correlati:

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