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Un approfondimento di RadioInfoAut : cosa si muove nel mondo della sanità?

 

Quello che pare emergere è una serie di tagli indiscriminati, fatti passare con la logica delle “razionalizzazioni”, che più che andar davvero a colpire gli sprechi in spirito “spending review” sembra proprio voler ristrutturare in senso complessivo l’architettura del sistema sanitario del nostro paese. Il caso italiano ci parla di un sistema sanitario che finora nonostante tutte le sue problematiche ha “tenuto botta” rispetto alle esigenze dei pazienti, ma che sta sempre più venendo messo sotto attacco da una serie di provvedimenti che mineranno alla radice l’universalità dell’accesso a questo.

Ne abbiamo discusso con Ilaria Camplone, medico bolognese e membro del C.S.I. (Centro Studi e Ricerche in Salute Internazionale e Interculturale), intervistata ai microfoni di Radio InfoAut in cui abbiamo toccato i molteplici temi interessati dalla questione, offrendo così un ulteriore approfondimenti rispetto ad una serie di altri articoli precedentemente pubblicati. Buona lettura.

InfoAut: Un primo dato. Il 10% della popolazione oggi non può accedere alle cure sanitarie perché impoverito dalle politiche di austerità, mentre politiche come l’art.5 del Piano Casa estendono l’impossibilità di accedere alla sanità alle migliaia di persone che oggi sono costrette dall’assenza di fonti di reddito ad occupare per sopravvivere. La riforma compresa all’interno della legge di stabilità va così letta alla luce di un piano dismissivo generale del sistema sanitario assolutamente coerente con l’idea di società del governo Renzi? Ovvero un piano che fonda le sue promesse nell’agibilità data ad un sistema di tagli permanenti creato dall’austerità e dalla sua gestione da parte dei governi, e ad una creazione sempre maggiore di diseguaglianza tra parte solvibile e parte non solvibile della società?

 

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InfoAut: Qual è quindi la logica, oltre che economica, anche “filosofica” che sta dietro questi provvedimenti? Si può parlare di un ulteriore passo nella distruzione dell’SSN inteso come istituzione di massa, percorso già peraltro iniziato con la delocalizzazione su scala regionale dei sistemi sanitari avviata nel 2001 e da anni di tagli bipartisan? Si può dire che chi guadagnerà da queste riforme sono compagnie di assicurazioni e operatori privati della sanità, pronti a coprire il vuoto lasciato dal welfare statale e trarne succulenti profitti, in un processo di americanizzazione del “settore sanitario” che per quanto non ancora paragonabile a quello yankee – poiché ridotto solo alla prestazioni non comprese nei servizi essenziali offerti dallo Stato – sembra un futuro sempre più possibile?

 

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InfoAut: Ci sembra che come in tutto l’operato del governo Renzi ci sia un lato comunicativo non meno importante a livello politico nella vicenda. I tagli infatti sono venduti come riforme che ridurranno gli sprechi di un sistema sanitario che viene fatto percepire e narrato come inefficiente, e serviranno nelle parole di Renzi a finanziare l’abbassamento delle tasse. Un meccanismo rodato con il quale si cerca di alleggerire il carico fiscale, scaricando però i costi della crisi sempre e solo verso il basso, in questo caso sulle fasce più povere della popolazione che avranno comunque molte tasse e servizi peggiori.

 

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InfoAut: Il tema dello sciopero dei medici e del personale sanitario di martedì scorso ha sollevato il malcontento rispetto a quanto si sta mettendo in campo da parte del governo. La protesta però rimane confinata ancora in una dimensione che ammicca alla rivendicazione corporativa, quando ci potrebbero essere in questo momento le condizioni per una mobilitazione che vada oltre le esigenze di chi vive il mondo della sanità, allargandosi ad una riflessione complessiva sul contesto sociale in cui questa si staglia. Un elemento interessante è quello che riguarda ad esempio l’articolo 5 del Piano Casa, dove la questione sanitaria è stata utilizzata in alcuni casi (ad esempio a Bologna) come grimaldello utile ad aggirare una norma aberrante e peraltro incostituzionale come quella che vieta l’iscrizione all’anagrafe pubblica per gli occupanti.

 

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