
Calabria: un mese di mobilitazione diffusa per il lavoro e contro il carovita
Ripubblichiamo l’analisi di Addunati – Lamezia
Scriviamo questo contributo mentre la Calabria è ancora teatro di importanti lotte e momenti di mobilitazione popolare, con lo scopo di comprendere e attraversare, senza alcun pregiudizio, ogni frattura che si apre in questa terra.
Si tratta di una ricostruzione incompleta a causa della durata e della diffusione capillare delle proteste in tutta la regione che ha reso difficile seguire e approfondire tutte le iniziativa di lotta.






Prima ancora delle mobilitazioni degli agricoltori sono stati i tirocinanti di inclusione sociale ad accendere le strade di questo autunno calabrese.
Dopo anni di mobilitazione intensa e costante, di assemblee, presìdi e blocchi stradali, che hanno portato a concorsi e stabilizzazioni, sostenuti dall’USB, il 15 settembre in centinaia sono tornati sotto la Cittadella Regionale per rivendicare risposte concrete sulla loro stabilizzazione e interventi di sostegno al reddito.
Per anni i TIS hanno prestato la propria attività all’interno di Comuni, enti locali, scuole, parchi e altri servizi pubblici, contribuendo concretamente al funzionamento della macchina amministrativa.
Ma oggi centinaia di lavoratrici e lavoratori si trovano senza alcuna prospettiva occupazionale.
Il 22 settembre si sono ritrovati a Lamezia Terme per un corteo che si è fermato davanti all’ingresso della Stazione Centrale dove si sono registrati momenti di tensione con la polizia in assetto antisommossa che ha impedito l’ingresso in stazione.
Il 29 settembre invece sono stati i precari ATA e della cultura a scendere in strada con USB davanti alla Cittadella Regionale, mentre l’1 ottobre un nuovo presidio dei TIS sotto la Prefettura di Catanzaro si è concluso con il blocco del ponte Morandi.
Intanto, con presìdi simultanei agli svincoli autostradali di Pizzo, Rosarno e Firmo e a Crotone e Spezzano Albanese, lunedì 28 settembre prende il via la mobilitazione generale degli agricoltori calabresi.
La protesta degli agricoltori nasce come risposta all’aumento del costo del carburante e al prezzo sottocosto dei prodotti agricoli e ha visto, almeno in un primo momento, un’unità di intenti di tutte le organizzazioni autonome ed indipendenti dei produttori agricoli come Movimento Territorio e Agricoltura, gruppo Agricoltori del Crotonese, Movimento Popolare Nazionale, Associazione Tutela Agricoltori, in netta contrapposizione con le associazioni di categoria, accusate di aver addirittura boicottato le iniziative di lotta.
Dopo poche ore si aggiunge anche il presidio di Davoli Marina caratterizzato da un’importante sostegno popolare.
Nello specifico si protesta per l’aumento del prezzo del gasolio agricolo, arrivato a 1,63 euro al litro al quale viene contrapposto un prezzo sottocosto dei prodotti agricoli come ad esempio il latte – versato per terra in diversi presidi – pagato a 38 centesimi al litro o il grano pagato a 20 centesimi al kg, mentre il prezzo finale del pane arriva addirittura a 3 euro al kg.
Speculazioni che portano dunque ad aumenti sproporzionati lungo la filiera che alla fine vanno a ricadere sul produttore e sul consumatore.
Venerdì 3 ottobre La Base e USB si mobilitano a Cosenza con un partecipato corteo cittadino che segna una prima saldatura tra i movimenti sociali e i movimenti degli agricoltori.
I presìdi restano attivi per diversi giorni mentre per lunedì 5 ottobre viene organizzata una manifestazione alla Cittadella Regionale insieme alle associazioni rappresentative degli autotrasportatori.
Sempre lunedì 5 ottobre, all’alba, gli agricoltori del Movimento Territorio e Agricoltura bloccano gli accessi ai depositi petroliferi di Vibo Valentia, avviando una crisi nel sistema di rifornimento di carburante in Calabria ed innalzando, così, il livello della mobilitazione.
Arrivano così le prime timide reazioni della politica: proprio lunedì 5 ottobre il presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto annuncia lo stanziamento di 15 milioni di euro di contributi alle aziende calabresi, ma questo, così come lo sconto concordato dalle principali aziende petrolifere, non basta a placare gli animi di chi protesta.
Decine di Tir infatti si mettono in marcia a 50 km orari sulla Salerno – Reggio Calabria creando importanti disagi alla circolazione regionale e annunciando uno sciopero a partire dal 16 ottobre.
La scintilla è partita e non bastano annunci dell’ultimo minuto a fermare la rabbia di centinaia di calabresi scesi in strada.
Mentre alcuni presìdi come quello di Davoli vengono sciolti, alcuni si spostano e nuovi ne nascono, in una mobilitazione generale e diffusa che ormai si diffonde a macchia d’olio.
Mercoledì 7 ottobre, dopo alcune interlocuzioni istituzionali, i trattori si spostano dai deposito di carburante di Vibo alla rotatoria dell’aeroporto di Lamezia Terme con l’avvertimento che, se non verranno ascoltate le istanze delle piazze, da lunedì 12 ottobre torneranno i blocchi ai presidi petroliferi.
Intanto vengono lanciate due piazze per venerdì 9 a Lamezia Terme e Cosenza, entrambe come momenti di convergenza tra le istanze del mondo degli agricoltori e quelle provenienti da tutti gli altri settori colpiti dalla crisi, lavoratrici e lavoratori e, soprattutto le famiglie calabresi.
Nello specifico il corteo di Lamezia, organizzato dal nostro collettivo e supportato dall’USB, ha visto la partecipazione di un centinaio di persone e una decina di mezzi agricoli del Movimento Territorio e Agricoltura che hanno attraversato le vie del centro cittadino evidenziando come l’aumento del costo della benzina, della spesa, delle bollette è una conseguenza diretta dello stato di guerra permanente che stiamo subendo.
L’indomani, invece, il Movimento Popolare Nazionale ha organizzato una manifestazione – negli intenti pensata come manifestazione nazionale – nella città di Cosenza, che però si è conclusa con poca partecipazione.
In questa fase si registra una prima frattura all’interno del movimento degli agricoltori, con il Movimento Territorio e Agricoltura e gli Agricoltori Bruzi – che hanno animato le piazze di Cosenza e Lamezia Terme – che si dissociano dalla mobilitazione del 10 organizzata dal Movimento Popolare Nazionale e dal suo portavoce Giancarlo Greco, fratello della consigliera regionale di Casa Riformista Filomena Greco, entrambi con ruoli di primo piano nel gruppo iGreco, attivo nel settore della sanità privata e nel settore agricolo.
Evidentemente una parte consistente nel movimento ha deciso di non farsi strumentalizzare da soggetti che, in cerca di visibilità politica e senza alcuna credibilità, si sono autoproclamati leader della protesta, nonostante il fatturato milionario delle proprie aziende.
Intanto un nuovo tentativo di blocco dei depositi petroliferi di Vibo Valentia viene bloccato all’alba del 12 ottobre da un imponente schieramento di forze dell’ordine con carri attrezzi pronti a rimuovere i trattori mentre vengono rilanciati i presidi di Spezzano albanese, San Marco Argentano, Falerna, Corigliano – Rossano e Castrovillari.
E mentre ci troviamo nella terza settimana consecutiva di mobilitazione il fronte della protesta si allarga ai pescatori e agli autotrasportatori, con uno sciopero generale del settore previsto dal 16 al 20 ottobre e nuovi presidi permanenti annunciati su diverse arterie stradali strategiche.


Dove stiamo noi?
Il movimento degli agricoltori, a differenza del passato, non sta catalizzando molto sostegno dalle forze politiche, a dimostrazione di quanto ormai i partiti siano lontani anche dalle classi sociali che un tempo dichiaravano di voler rappresentare.
La rottura di parte del movimento con soggetti appartenenti alle classi economiche e politiche che governano trasversalmente questa regione e il rifiuto del contentino promesso dal presidente Occhiuto sono il segnale di una crescente sfiducia verso la politica.
Senza alcuna presunzione e pur riconoscendo i limiti e le contraddizioni di questo movimento, come forze sociali e di base non possiamo assistere come semplici spettatori a quanto sta accedendo per le strade della nostra regione, nascondendoci dietro il presunto orientamento a destra di gran parte degli agricoltori, ma al contrario riteniamo che ogni lotta vada quantomeno compresa, soprattutto quando le rivendicazioni provengono da territori depredati e abbandonati come il nostro.
E allora la lotta contro il carovita non può essere solo la lotta degli agricoltori, dei pescatori e degli autotrasportatori, perché tutti gli aumenti riguardano ogni calabrese che deve spostarsi per lavorare o andare a scuola, riguardano ogni calabrese che deve viaggiare per andare a curarsi, riguardano ogni famiglia che deve fare i conti con la precarietà, tra spesa, bollette, affitto o mutuo.
Alcune delle piazze calabresi hanno sancito un’inedita alleanza sociale per questa terra: movimenti e sindacati di base, movimenti degli agricoltori, cittadini e famiglie, tutti insieme per dire che non siamo più disposti a pagare le guerre volute da altri, a pagare le crisi causate da altri.
E così sta proprio a noi movimenti di base e di lotta scovare e far emergere in questa lotta ogni prospettiva di rottura.
In questo senso guardiamo con interesse al blocco annunciato dagli autotrasportatori a partire dal 16 ottobre con una ventina di presìdi permanenti già annunciati in tutta la regione e allo sciopero generale proclamato da USB per il 30 ottobre, con l’auspicio che tutte le forze sociali riescano a comprendere la portata di questo momento storico e a cogliere l’occasione per far partire da questa terra e da tutto il SUD, una nuova fase di mobilitazione generale capace di diffondersi a tutto il resto del paese.
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