
Mobilitazioni studentesche in Albania
Raccogliamo alcune testimonianze inviateci dall’Albania riguardo alle recenti mobilitazioni studentesche.
Ieri, a Tirana, il conflitto è proseguito non solo come il martedì, ma con un’intensità ancora maggiore. Fiamme e barricate. La giornata è iniziata con il boicottaggio delle lezioni da parte di studenti delle scuole superiori e universitari per scendere in strada. L’appuntamento studentesco per la manifestazione era fissato alle 14, ma spontaneamente la giornata è cominciata molto prima. Barricate, tentativi di sabotare i mezzi della repressione, ruote degli idranti lacerate. Prima tappa al Ministero dell’Istruzione, con un tentativo di incendiarlo. Scontri. L’atmosfera è elettrizzante, piena di entusiasmo, travolgente. Ragazze e ragazzi travisati salutano, in segno di rispetto, donne anziane che li sostengono.
Arrivano le 14. Vengono incendiate le sedi di istituti di credito privati che hanno rovinato famiglie intere, portando a suicidi. Si fa irruzione, a spinta, nei palazzi governativi, usando pali sradicati e improvvisati come arieti. Divampano incendi nel Ministero dell’Economia, nel palazzo del Primo ministro e in Parlamento: principi d’incendio, poi spenti. Fa eccezione il palazzo del Ministero della Giustizia, incendiato, tra video virali e una folla che esulta.
La protesta continua anche al calar del sole. Telecamere divelte. Nei quartieri popolari viene devastata la sede di Intesa Sanpaolo, che opera, né più né meno, come un istituto di credito oppressivo e neocoloniale. Distrutta la sede centrale della Banca di Tirana. Gli arresti vengono impediti. Ragazze con passamontagna che ballano con anziani in abito tradizionale. Scontri con le guardie: chi le dà, chi le prende. Scudi rubati, auto della polizia incendiate. Distrutto un commissariato, uno dei tanti in cui, in questi mesi, i manifestanti venivano portati senza alcun motivo né spiegazione. Trattenuti per ore, malmenati, mentre fuori li aspettavano amiche, solidali, compagni, gruppi di riferimento, familiari.
Gli studenti, che l’altro ieri hanno deciso di irrompere in questo modo sulla scena, hanno continuato a ripeterlo: hanno costretto il nostro popolo a fare così. E il popolo, anziché dissociarsi, sostiene la protesta e si unisce al livello di scontro o, quantomeno, lo sostiene. «Abbiamo manifestato pacificamente per oltre 130 giorni. Siamo stati sbeffeggiati dai poteri, mentre continuavano a emergere scandali di corruzione durante le proteste. Siamo stati totalmente silenziati dai media internazionali. Umiliati per anni. Il ricatto tra l’emigrazione all’estero, da stranieri, e gli abusi e le angherie nella propria terra. Il ricatto si spezza. Anche con il fuoco.» Ci tengono a dirlo: non siamo stati noi a volerlo. È conflitto, non violenza fine a sé stessa. Gente buttata in strada senza più una casa, morta nelle corsie degli ospedali, rimasta senza paga dopo mesi di lavoro per padroncini stranieri, costretta a emigrare. I palazzi istituzionali sono assediati. Un amico e compagno, oggi, mi ha detto: «Per forza, poi, fate i ministri AI!» Tirana, da ieri, è ingovernabile. Letteralmente.


136esimo giorno di protesta consecutiva oggi a Tirana. Oggi, però, con un’enorme novità: gli studenti avevano chiamato un grande sciopero con lo slogan “Istruzione, non emigrazione”. Sin dalla mattina, folle si sono riversate nelle strade. Ben presto il conflitto si è alzato a livelli altissimi: scontri, barricate, cassonetti incendiati. E’ andato virale un giovane che, da solo, ha affrontato sei guardie come un pugile, finchè non è stato fermato e massacrato. Idranti della polizia e cariche violentissime, ma i giovani, a ogni attacco, controattaccavano e controcaricavano. Così fino alle 18, quando la canonica protesta pomeridiana e serale, è scesa in strada convergendo con gli studenti. Il livello del conflitto, già altissimo nel corso della giornata, è rimasto tale, anzi, si è ulteriormente alzato.
Fin’ora la protesta, questi 100 e passa giorni, è stata pacifica e determinata, conflittuale ma entro i perimetri della resistenza agli abusi e alle angherie di guardie private e statali. Oggi Tirana è un’enorme barricata illuminata dalle fiamme da stamattina, e la notte è lunga, e la situazione è ingovernabile. Egli studenti hanno chiamato, per domani, un enorme boicottaggio delle lezioni.
Come detto, sin dall’inizio è una protesta ambientalista e di classe, decoloniale e per l’autonomia. Auto organizzata e senza partiti. E oggi, in autonomia, la gioventù e gli studenti sono scesi in strada, chiamando la loro protesta mattutin, dopo essere stati in prima linea fin dall’inizio. Ela piazza serale, anzichè dissociarsi, si è unita a loro. Tutto il paese che si contrappone al governo e al sistema bipartitico trentennale sta solidarizzando con gli studenti e con il conflitto. Viva viva!
Da Elon Miloti
Aggiornamento del 15 ottobre
Terzo giorno di rivolta a Tirana. Gli studenti delle superiori, già da ieri, hanno reso la città ingestibile sin dal mattino. Oggi la protesta degli studenti medi era completamente incontrollabile e decentralizzata. Boicottaggio delle lezioni in ogni scuola. Gruppi di giovani, usciti dagli istituti, bloccavano le strade. Gli studenti delle periferie e della provincia si sono mossi in corteo, bloccando tangenziali e arterie stradali per raggiungere Tirana e convergere in città nel pomeriggio. Oggi la rivolta si è diffusa anche in altre città: Durrës, Divjakë, Shkodër, Korçe, Elbasan, etc. Barricate, fiamme. Assalti ai simboli istituzionali e ai palazzi del potere, scontri con le guardie che, per vendicarsi, cercano giovanissimi isolati da pestare. In piazza, finora, non ci stanno riuscendo. E quando un giovane rischia di essere arrestato, in dieci intervengono per impedirlo. Le classi e le scuole a cui era stato impedito di scioperare sono state «liberate» dai gruppi di studenti che, venuti a saperlo, si presentavano dai compagni degli altri istituti. Assaltate sia le sedi del partito di governo sia quelle dell’opposizione. Ovviamente tutto selvaggio, improvvisato, spontaneo, radicalmente conflittuale.
Questa è stata solo la mattinata, completamente ingestibile. Poi, dal pomeriggio, la convergenza in città, ancora barricate, fiamme e scontri. Fino a tarda sera. Impossibile mappare tutto. Nelle mobilitazioni europee di circa un decennio fa si è parlato spesso di «ingovernabilità». Talvolta in senso simbolico, altre volte concretamente, ma solo per qualche ora. Essere ingovernabili. Ecco, 15 ore di riot per tre giorni consecutivi. Gli studenti continuano a dirlo: l’avete voluto voi, dopo oltre 130 giorni di proteste pacifiche, ma assolutamente determinate. Proteste sbeffeggiate, umiliate, che continuavano ad alimentarsi dell’accumulo decennale di oppressioni. Quei palazzi istituzionali presi di mira sono gli stessi da cui si accumulano ricchezze e si svende il territorio a ricchi stranieri. Il popolo non si dissocia. Alcuni dicono: questa è distruzione. Ma spaccare un cassonetto è paragonabile a distruggere interi centri città, dilapidando un patrimonio storico e artistico, ma anche sociale ed economico, per il benessere di pochi? No, rispondono gli studenti. Perchè noi, quei grattacieli, non li vedremo mai. Neanche uno studentato dignitoso, uno stipendio equo, riusciamo a vedere. L’ultima speranza è la rabbia che esplode, per rompere il ricatto tra privazione umiliante a casa propria ed emigrazione, sfruttamento e razzismo altrove. è rabbia per amore. Tirana è ingovernabile.
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