
Piazze contro il carovita e il carocarburante
Anche in Italia sabato 17 ottobre sembra essere diventata una data di mobilitazione contro il carovita e contro il carocarburante a partire da chiamate spontanee soprattutto tramite social e gruppi telegram. L’appuntamento si inserisce in settimane di inizio autunno che hanno visto cortei di massa per la Palestina il 10 ottobre, occupazioni nelle scuole con la mobilitazione studentesca di oggi 16 ottobre, blocchi degli autotrasportatori al Sud e, in prospettiva, vedranno altri cortei sui temi della guerra e del riarmo oltre allo sciopero del 30 ottobre.
Di seguito alcuni contributi in vista delle piazze.
Agricoltori piemontesi contro caro carburante e carovita

In continuità con le interviste fatte in questi giorni agli agricoltori in mobilitazione in tutta Italia, ci siamo collegate con Gabriele Ponzano, presidente del nodo di Agricoltori Autonomi Italiani di Alessandria, e membro di COAPI (Coordinamento Agricoltori Pescatori Italiani). Ponzano ci aggiorna sull’ultima, partecipata assemblea dell’associazione, la scorsa settimana.
Da questo incontro è emersa chiaramente l’intenzione di muoversi insieme agli agricoltori del sud Italia, ma anche ad altri cittadini e cittadine per opporsi all’aumento dei costi di produzione, al caro energia e al carovita. Proprio in questa prospettiva, sono diversi gli agricoltori e le agricoltrici che sabato 17 ottobre parteciperanno alla piazza chiamata a Torino ore 15 in piazza Castello.
CONTRO IL CAROVITA: MANIFESTAZIONE A BRESCIA SABATO 17 OTTOBRE
Sabato 17 ottobre anche a Brescia è organizzata la manifestazione “Italia in Piazza” con numerose rivendicazioni: contro il carovita, per il lavoro sicuro, contro gli stipendi da fame, per aumentare i finanziamenti alla sanità pubblica, alle scuole e all’università.
Il “nodo” bresciano di questa manifestazione si dà appuntamento in Largo Formentone a partire dalle ore 14. Una manifestazione che viene organizzata prevalentemente attraverso whatsapp e i social network (qui il link al profilo Instagram)
Noi abbiamo intervistato due delle organizzatrici, Sara Marini e Giulia Benedetti

MANIFESTO
In questo documento sono racchiuse le motivazioni e i fini della manifestazione “Italia in Piazza”.
“Italia in piazza” è una manifestazione apartitica. Essa vuole essere una riunione pacifica di cittadini, diritto sancito dall’articolo 17 della Costituzione Italiana, con lo scopo di mettere il focus sulle problematiche che affrontiamo ogni giorno. Il sistema in cui viviamo, che spesso ci sembra inalterabile, è in realtà estremamente fragile: solo lasciandoci dietro divisioni e pregiudizi possiamo veramente essere uniti per pretendere di vivere, e non solo di sopravvivere. Non importa chi siamo, in cosa ci identifichiamo, quale sia il nostro orientamento sessuale o quali divinità preghiamo: a unirci è il fatto che non lasceremo che ci rubino ciò che ci spetta di diritto.
“Italia in piazza” nasce per unire i cittadini per la stessa causa, i cui punti principali sono:
Lavoro sicuro, futuro sicuro: basta morti sul lavoro e giovani in fuga.
I lavoratori italiani sono costretti ad accettare condizioni lavorative inadeguate o a fuggire all’estero: quello che resta è un mercato del lavoro caratterizzato da nero dilagante, abuso di forme contrattuali precarie (tirocini, contratti a termine), retribuzioni da barzelletta e condizioni di sicurezza che mietono morti ogni giorno1.
Basta stipendi da fame incapaci di coprire il costante aumento del costo della vita.
Carburanti, energia e beni alimentari di prima necessità costano sempre di più a causa delle scelte egoistiche di potenti di cui il nostro Paese è succube: i nostri soldi vengono spesi in armi e soldati mentre le famiglie ne hanno sempre meno per vivere. I partiti che di volta in volta governano si affannano a farci credere che vada tutto bene, ma la realtà è sempre più uno sfacelo: guerra dopo guerra, una crisi dopo l’altra, il costo di qualunque cosa è in continuo aumento mentre gli stipendi italiani sono gli stessi da 30 anni.
La sanità non può continuare a diventare sempre più un lusso.
Per la sanità pubblica si spende sempre meno e una porzione sempre maggiore di quella spesa è fatta di acquisti di prestazioni e materiali da aziende private che, ciliegina sulla torta, beneficiano anche di sgravi fiscali sempre più corposi. La realtà del Sistema Sanitario Nazionale è totalmente inadeguata rispetto alle reali necessità della popolazione, tra liste d’attesa infinite e ospedali svuotati di personale e attrezzature. Mentre la sanità pubblica soffre, lo Stato rinuncia a milioni di euro di tasse regalando esenzioni fiscali al settore sanitario privato. A pagare il conto sono periferie e classi sociali più deboli e marginalizzate: nel 2026, 5,8 milioni di italiani rinunciano a visite ed esami e i governi festeggiano insieme a chi si arricchisce sulla nostra salute.
Scuole senza strutture. Università senza futuro.
L’istruzione pubblica, il pilastro portante del nostro futuro (e, farebbe bene ricordarci, anche del nostro presente), vede tra scuola e università due scenari raccapriccianti:
La scuola è fatta di strutture fatiscenti o abbandonate, personale docente e tecnico sfruttato che vive di contratti precari e mobili per decine di anni di carriera e una programmazione didattica sempre più svuotata da qualunque insegnamento che non serva a diventare un ingranaggio della macchina produttiva.
L’università ha perso più della metà del personale di ricerca (che eroga fino al 30% dei corsi universitari) nell’ultimo anno. I progetti di ricerca sono sempre più nelle mani delle aziende private che li finanziano per i loro fini produttivi, e una percentuale sempre maggiore ha scopi bellici.
Nel frattempo, le misure di sostegno economico per gli studenti sono sempre più striminzite, e le loro necessità abitative diventano speculazione edilizia e incremento degli affitti nelle città.
Le case sono fatte per essere abitate, non per farci soldi.
Nelle nostre città non mancano case: manca la possibilità di abitarle per chi in quelle città ci vive, ci studia e ci lavora.
Una parte enorme del patrimonio abitativo è chiusa, usata di rado o convertita in alloggio turistico, e non esiste un singolo censimento pubblico che ci dia un quadro della situazione sulla proprietà degli alloggi lasciati vuoti. Il tutto mentre migliaia di persone dormono per strada, i veri abitanti delle città vengono allontanati dai centri storici e gli studenti diventano la carne da macello di speculatori privati a cui sono stati persino dati i fondi pubblici e del PNRR per la costruzione di residenze universitarie, usati invece per centri polifunzionali di lusso con scritto “Campus”. Sono gli effetti di un sistema che interpreta la casa non come un diritto ma come una commodity da sfruttare economicamente a scapito di chi non la possiede.
Strade sicure. Ma per davvero.
Mentre vengono pompate le finanze di eserciti e polizia armata, si continuano a trascurare le vere radici economiche, politiche e culturali della crescente sensazione di insicurezza che si prova ovunque. Tra i fenomeni di incuria sociale, la marginalizzazione sistemica di chi è povero economicamente e umanamente e il dirottamento degli sforzi delle forze dell’ordine verso materie lontane dalla vita dei cittadini, sempre più persone sentono che la propria sicurezza non è più una priorità per lo Stato che sostengono con il loro lavoro e le loro tasse.
Chiarimenti
Questa manifestazione è apolitica?
No, la manifestazione non è apolitica: si stanno trattando temi profondamente politici. Tuttavia, è apartitica: non è organizzata da nessun partito politico, sindacato o organizzazione militante.
Ma quindi è una manifestazione di destra o di sinistra?
Vogliamo che questa piattaforma di protesta superi le divisioni politiche, ma niente è più politico di proporre una soluzione. La nostra proposta è di parlarne insieme, tutti, come popolo unito che affronta gli stessi problemi. La soluzione politica che proponiamo è la liberazione da tutte le forme di limitazione del potere popolare. Chi ci rappresenta non vive i nostri problemi6 e finché la politica rimarrà un’attività che deleghiamo ad altri ci saranno persone che la renderanno il proprio privilegio e faranno di tutto pur di conservarlo. Vogliamo che ogni decisione presa per conto del popolo sia presa da e per il popolo. Vogliamo che i potenti ci diano indietro il potere di decidere per noi stessi. Sei d’accordo con le rivendicazioni della manifestazione? Questo sistema ti fa schifo e vuoi cambiarlo? Allora scendi in piazza con noi!
Ci saranno bandiere alla manifestazione?
Full disclosure: ci avete rotto il cazzo <3
Scherzi a parte: non possiamo dirvi cosa portare o non portare.
Ci sono persone che non vogliono vedere solo bandiere italiane, persone che non vogliono bandiere di partito, persone che non vogliono bandiere della Palestina: fate come vi pare. Da organizzatori, visto che la cosa che ci accomuna tutti è la condizione in cui versa il posto in cui viviamo, pensiamo sarebbe carino se ognuno portasse una bandiera italiana (che sia croce o delizia) con disegnato o scritto quello che preferisce.
La cosa che riteniamo fondamentale è che, se portate una bandiera, crediate nell’idea che rappresenta.
Se credete in PD, Lega o qualunque partito che abbia governato negli ultimi 30 anni, portate quelle, non sappiamo che dirvi.
Ma per favore, basta chiedercelo.
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