
Torino è contro il riarmo
Ripubblichiamo l’indizione della due giorni del 19-20 settembre 2026 che si terrà a Torino organizzata dall’assemblea cittadina Torino Partigiana.

Torino è emblematica in quanto città che viene considerata centrale sia dal punto di vista della riconversione bellica sia dell’innovazione tecnologica: la profonda crisi economica, sociale e culturale che vive la nostra città viene mascherata con il mantra della Torino che cambia e va veloce. L’aria della campagna elettorale 2027 non farà che acuire questa propaganda atta a ottenere consenso, da una parte e dall’altra dell’arco della politica istituzionale.
Il governo Meloni continua ad investire nel riarmo seguendo la linea voluta dagli Stati Uniti di Trump e dall’Unione Europea, sottraendo miliardi a sanità, scuola e servizi per la popolazione. Nell’ultimo anno il nostro paese e la nostra città sono stati teatro di forti mobilitazioni contro la guerra, il genocidio e il governo. Dal movimento per la Palestina dell’autunno scorso passando per la mobilitazione contro lo sgombero di Askatasuna e la grande partecipazione referendaria Torino si è dimostrata partigiana e capace di creare movimento dal basso.
Politicanti e affaristi di gran parte dell’arco politico istituzionale si sfregano le mani di fronte al business della guerra con il progetto dichiarato di trasformare Torino nella città delle armi. Siamo convinti che questa sia la strada più sbagliata per affrontare la crisi che vive la nostra città e vogliamo smascherare la bolla dentro la quale le politiche dell’amministrazione locale – molto attenta agli interessi degli industriali e dei player privati in ambito produttivo ed energetico – vogliono immergerci assumendo il rischio che questa possa scoppiare approfondendo la crisi sociale che già stiamo vivendo.
Il nostro obiettivo? Essere scomodi, porre una linea di incompatibilità tra chi è contro il riarmo e chi non lo è. Proponiamo di approfondire il confronto e il dibattito attorno al tema del riarmo e della guerra partendo da due giorni di ragionamento collettivo e socialità sabato 19 e domenica 20 settembre. Sabato ci ritroveremo alle 17.30 per il dibattito dal titolo “Riarmo europeo: chi vuole la guerra in Europa?” con Elena Basile. Domenica dalle ore 10 ci troveremo in assemblea per organizzarci insieme e rispondere alla questione: “Torino città del riarmo: come contrapporsi insieme?”
PROGRAMMA
Sabato 19 settembre ore 17.30 “Riamo europeo: chi vuole la guerra in Europa?” con Elena Basile
A seguire musica e socialità con Giorgio Nieloud & Ladri di Pollo, Omini e special Guest Murubutu
Assemblea Domenica 20 settembre “Torino città del riarmo come contrapporsi insieme?”
Obiettivo dell’assemblea è costruire in prospettiva una piattaforma comune con alcuni punti chiave per ogni ambito che viene investito dalla guerra: territorio, formazione, salute, lavoro.
Un lavoro che sarà la base per alimentare una processualità di allargamento e di coinvolgimento di persone che intendono unirsi per organizzarsi insieme contro la guerra: dopo il 19-20 vogliamo immaginare nuove tappe dislocate in vari quartieri per continuare il ragionamento e costruire mobilitazione in città.
L’elaborazione di punti comuni su questi ambiti deve avere l’obiettivo di individuare anche un piano di proposta, cosa vogliamo?
ORE 10.30 – 12 AMBITO TERRITORIO
ORE 12-14 PRANZO
ORE 14-16 AMBITO FORMAZIONE // in parallelo AMBITO SALUTE
ORE 16.30- 18 AMBITO LAVORO
TERRITORIO
Il nostro territorio è innervato dalle infrastrutture che compongono la fabbrica della guerra. Fabbriche, scuole, centri militari lo plasmano per produrre guerra. A queste se ne aggiungono molte altre: consumano suolo e risorse, succhiano energia e acqua, espropriano terreni. Il riarmo implica la costruzione di data center, nuove centrali nucleari, mega-opere come il TAV e infrastrutture energetiche a profusione utili alla speculazione di aziende come quelle israeliane. Da un lato la metropoli torinese viene investita dalla crisi ecoclimatica: ondate di calore, siccità, blackout e bollette salatissime, senza che nessuna politica di mitigazione venga messa in atto, senza alcuna pianificazione reale dei nuovi bisogni della città. Dall’altro multiutilies come Iren continuano a fare profitti, vengono sperperate le briciole dei piani europei, come il PNRR proponendo progetti che non servono al territorio, mentre il verde in città è continuamente minacciato da nuove trasformazioni nocive. Come interrompere questa direzione?
FORMAZIONE
Il riarmo si inserisce in qualsiasi ambito e contamina qualsiasi età, mira a creare personalità pronte alla guerra già tra bambini e bambine. E così la scuola viene plasmata secondo le esigenze della guerra: disciplina e obbedienza per servire la patria. L’intrusione militare avviene anche nelle università dove il sapere è un campo di battaglia: la ricerca viene reindirizzata sul dual-use e le giovani menti vengono sfruttate per implementare l’apparato tecnologico-militare. Quali contro-saperi possiamo mettere a punto per impedire lo sfruttamento della conoscenza da parte di aziende belliche come Leonardo?
SALUTE
La salute è un diritto ma per rispettare la percentuale destinata alla spesa militare la sanità pubblica viene smantellata in favore del privato, le liste d’attesa si allungano, la cura agli anziani o alle persone vulnerabili è delegata alle famiglie – e quindi alle donne. A Torino chiudono ambulatori territoriali per lasciare spazio a case di comunità che non vedranno mai la luce e si vuole costruire un nuovo mega ospedale all’interno di un parco cittadino che costerà moltissimo sia in termini economici che di impatto con il territorio. Come costruire alleanze tra professionisti della salute e pazienti?
LAVORO
Torino capitale dell’industria e dell’automotive oggi capitale del precariato e della disoccupazione. Le condizioni di lavoro, per chi ce l’ha, peggiorano così come è assente un piano per grandi fabbriche in crisi. La soluzione? A loro dire la conversione industriale in chiave bellica: a nostro dire il riarmo non darà da mangiare che ai soliti noti. Come bloccare questa tendenza? Come smentire questa retorica? Costruiamo visioni diverse per il futuro di questa città.

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