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Politiche energetiche?

Pubblichiamo queste note inviateci dal nostro esperto e collaboratore Angelo Tartaglia, fisico. E’ utile leggerle in parallelo all’intervista pubblicata con il titolo Make your money work for you: ecco il reale obiettivo della transizione energetica in quanto approfondisce il tema della fattibilità di una transizione energetica che sia giusta, popolare e autonoma.

di Angelo Tartaglia

Sintesi

  • È possibile raggiungere l’autosufficienza energetica con le sole fonti “rinnovabili”.
  • L’autosufficienza è perseguibile localmente nei singoli territori.
  • L’intero fabbisogno elettrico nazionale non ancora soddisfatto da fonti rinnovabili corrisponde ad una superficie fotovoltaica commerciale pari a circa 1/25 del territorio nazionale già occupato da coperture (edifici, centri commerciali, capannoni, parcheggi…) senza bisogno di comprometterne altro.
  • Ipotizzando una totale elettrificazione degli usi finali dell’energia la superficie richiesta diviene complessivamente poco più di 1/4 del territorio nazionale già compromesso.
  • Il ricorso ad altre fonti “rinnovabili” riduce ulteriormente e in misura cospicua l’esigenza di superfici fotovoltaiche.
  • La rete di distribuzione dell’energia elettrica concretizza la complementarietà tra le diverse fonti “rinnovabili”.
  • L’autosufficienza territoriale basata sulla produzione diffusa si abbina con la realizzazione e gestione locale degli impianti; il relativo onere costituisce un costo da ripartire tra gli utenti in proporzione all’utilizzo, mentre la materia prima energia non ha un prezzo. La logica è quella di comunità.
  • Nella logica di mercato l’energia è una merce e ha un prezzo. La logica di mercato spinge verso grandi impianti, non importa di che tipo, per realizzare economie di scala e ottimizzare gli utili, a prescindere dalle esigenze territoriali. La logica è quella del sempre di più, che è fisicamente insostenibile.

Politiche energetiche?

Qualche numero

L’attuale consumo finale di energia in Italia è pari a ∼1.267 TWh/anno di cui ∼315 TWh/anno elettrici.1 Con una producibilità dei pannelli fotovoltaici commerciali pari a 200 kWh/(m2 anno) il consumo finale annuo corrisponde a una superficie fotovol-taica commerciale di 6.335 km2; i soli consumi elettrici corrispondono a una superficie di 1.575 km2. La prima superficie è il 2,1%del territorio nazionale, la seconda lo 0,52%. Nel caso del fotovoltaico l’energia primaria è il sole e la producibilità già include il rendimento della conversione.

Sì?No?

Il consumo elettrico finale già coperto da fonti rinnovabili è pari al 41,4% del totale (cioè a ∼130 TWh/anno); restano da coprire 185TWh/anno, corrispondenti a 925 km2 (0,3%del territorio nazionale). Se ci si riferisce all’interoconsumofinale, ipotizzando una totale elettrificazione, la superficie corrispondente diventa 5.685 km2 pari a 1,88% del territorio nazionale.

Il consumo di suolo in Italia2 procede a ritmo accelerato essendo attualmente pari a 2,7 m2/sec. Il suolo già compromesso è il 7,17% del totale.

La superficie fotovoltaica necessaria per aggiungere quanto manca alla copertura totale del fabbisogno elettrico richiederebbe l’utilizzo di circa un venticinquesimo (4,18%) del suolo già compromesso e se ci riferissimo a tutto il consumo finale (elettrificazione totale) allora dovremmo utilizzare un po’ di un quarto (1/3,8) del territorio già impermeabilizzato.

Sì?No? Che fare?

La proprietà delle aree “compromesse” è varia e frammentata a seconda che si tratti di tetti di edifici privati, tetti di edifici pubblici, capannoni, centri commerciali, piazzali di sosta o altro. Il numero e la potenza degli impianti hanno continuato a crescere3 perché i proprietari (anche grazie a varie forme di incentivazione) hanno ritenuto e ritengono conveniente l’installazione. Un ruolo importante, oltre alle politiche locali e nazionali, lo possono svolgere l’informazione capillare e la semplificazione delle procedure autorizzative. Per le superfici “compromesse” di proprietà pubblica (in particolare per i comuni) un deterrente è costituito dalla burocrazia interna.

Per quanto riguarda superfici come quelle dei parcheggi un esempio è rappresentato dalla Francia dove nel 2024 è stato introdotto per legge l’obbligo di installare coperture fotovoltaiche su almeno il 50% della superficie a parcheggio quando tale superficie supera i 1.500 m2.4 A parte adottare un provvedimento analogo, si potrebbe estendere l’obbligo anche alle coperture dei centri commerciali e ai capannoni industriali.

È il caso di considerare politiche di questo genere?

Le superfici ancora libere

Anche le superfici non impermeabilizzate sono in massima parte di proprietà privata e, al di fuori di parchi e altre zone protette, generalmente destinate all’agricoltura. Ciò che può indurre i proprietari ad accettare l’idea di destinarle ad ospitare impianti fotovoltaici a terra (anche in versione agrivoltaica) o grandi parchi eolici è il fatto che i loro terreni rientrino in un quadro di agricoltura “povera” o che già siano incolti. Tanto più se degli imprenditori del settore energia si presentano con proposte di acquisto o affitto immediatamente più convenienti del ritorno derivante dall’attività agricola.

Più facile convincere i proprietari privati di terreni agricoli o quelli di superfici coperte da parcheggi, capannoni, centri commerciali etc.?

Mercato o uso?

  1. L’impostazione corrente della questione energetica è quella di mercato: l’energia elettrica o termica viene prodotta in impianti industriali per essere venduta e ricavarne utili. La spinta, con questa impostazione, è verso la costruzione di grandi impianti (quale che sia la fonte), per realizzare delle economie di scala e massimizzare i profitti; questa è la logica del fotovoltaico a terra (o anche agri-voltaico) e dei grandi parchi eolici. I prezzi di vendita comunque continuano ad essere agganciati a quelli del mercato internazionale del gas.
  2. Un’altra impostazione, nel caso delle “rinnovabili”, è quella che pone come obiettivo l’indipendenza energetica dei singoli territori: comune per comune o, in territori a bassa densità abitativa, per gruppi di comuni. In questo caso l’energia è un bene d’uso piuttosto che una merce e i costi per le utenze che insistono sul territorio dato sono quelli relativi alla costruzione, alla gestione e alla manutenzione degli impianti; questi costi sono sganciati da quel che succede sul mercato internazionale del gas e del petrolio. Il ruolo della rete di distribuzione pubblica, che comunque rappresenta un costo, è quello di garantire la compen-sazione tra sovrapproduzione e carenza occasionali in singole zone e, marginal-mente, quello di far convergere le eccedenze locali verso le grandi utenze industriali concentrate (come acciaierie, cementifici e simili).

Nel secondo caso con transizione guidata da a) a b)?

Le altre rinnovabili

Fin qui il riferimento è stato impostato essenzialmente sul fotovoltaico, per via dell’ubiquità del sole, ma nel quadro bisogna includere anche le altre “rinnovabili”. Così facendo il fabbisogno di superfici per i pannelli si riduce al di sotto dei valori precedentemente indicati. Le potenzialità complessive delle altre “rinnovabili” sono tutt’altro che marginali.

Considerando l’eolico si parla, in termini di potenza installabile, di 60 GW a terra e 200 GW a mare.5 Anche qui le due diverse impostazioni già citate spingono in direzioni diverse: il mercato preme per avere campi eolici con pale da 20-25 MW ciascuna; l’autosufficienza locale, salvo scambi di eccedenze, può funzionare con minieolico (potenze dell’ordine di poche decine di kW per dispositivo o meno) in grado, se ad asse verticale, di sfruttare il vento anche in regime turbolento, come tende a presentarsi più vicino al suolo.

L’idroelettrico dei grandi bacini esiste già, ma, con l’impostazione dell’autosufficienza locale, si possono incentivare i piccoli impianti ad acqua corrente laddove ce n’è la disponibilità.

Un settore che da noi è decisamente in ritardo, nonostante l’esempio storico di Larderello che produce da solo il 5% dell’energia “rinnovabile” nazionale, è quello della geotermia profonda. L’energia che potrebbe fornire si stima in migliaia di TWh/anno.6 In Europa ci sono città come Monaco di Baviera, in cui una frazione cospicua dei quartieri cittadini è già teleriscaldata a partire da pozzi geotermici profondi, o come Copenaghen, dove un sistema di teleriscaldamento geotermico è in costruzione.

Inseguire il mercato cercando di tamponarne gli effetti più perversi o puntare su una politica energetica completa e coerente?

  1.  ENEA, Analisi trimestrale del sistema energetico italiano, n.1/2026 ↩︎
  2. ISPRA, Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici, edizione 2025
    ↩︎
  3. GSE, Rapporto Statistico 2024 – Solare fotovoltaico ↩︎
  4.  https://www.pv-magazine.it/2024/11/19/in-francia-e-obbligatoria-lenergia-solare-nelle-aree-di-parcheggio/ ↩︎
  5.  NOMISMA ↩︎
  6. ENEL, https://www.enel.com/it/learning-hub/rinnovabili/energia-geotermica/italia ↩︎

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