InfoAut
Immagine di copertina per il post

Zero certezze, 2045 dubbi

La Torino-Lione viene ancora raccontata come un’opera inevitabile, già finanziata e strategica per l’Europa. Ma a guardare ciò che sta emergendo nei tavoli istituzionali, nei documenti tecnici e nelle prese di posizione degli enti locali, il quadro è l’opposto: aumentano le incertezze, si moltiplicano i rinvii e soprattutto non esiste ancora una risposta chiara alla domanda fondamentale su chi dovrebbe pagare l’intero progetto.

Da Notav Info

Non è più soltanto il Movimento No Tav a porre il problema. È lo stesso sistema che attorno alla Torino-Lione si sta incrinando, costretto a riconoscere che il progetto non ha né un perimetro finanziario stabile né una reale garanzia di completamento nei tempi e nelle forme con cui è stato raccontato per anni.

A riportare queste contraddizioni al centro del dibattito è stata ieri l’Unione Montana Valle Susa, intervenuta dopo l’ennesimo incontro convocato dalla Regione Piemonte sulla tratta nazionale Avigliana-Orbassano.

Il punto sollevato dall’ente è tanto semplice quanto politicamente esplosivo: prima di aprire nuovi cantieri e impegnare ulteriori risorse pubbliche, occorre chiarire se esistano davvero le condizioni economiche e infrastrutturali per completare l’intero sistema Torino-Lione.

Una questione che si inserisce in un quadro politico sempre più instabile, riacceso dalla Conferenza Intergovernativa di Chambéry del 17 giugno, durante la quale il tema delle coperture finanziarie è tornato esplicitamente al centro della discussione.

Particolarmente significative appaiono le parole attribuite al coordinatore europeo del corridoio TEN-T Mediterraneo Mathieu Grosch, che avrebbe richiamato la necessità di individuare forme di finanziamento alternative rispetto alle risorse pubbliche tradizionali, arrivando a evocare il ricorso al debito e al coinvolgimento diretto dei risparmiatori. 

Un’affermazione che assume un peso notevole.
Per anni i sostenitori dell’opera hanno presentato la Torino-Lione come un progetto economicamente garantito e sostenuto dall’Unione Europea. Oggi, invece, emergono dubbi sempre più evidenti sulla capacità degli Stati e delle istituzioni europee di sostenere integralmente i costi dell’infrastruttura.

Proprio su questo punto si inserisce anche il livello parlamentare. Nei giorni successivi a Chambéry è stata infatti presentata un’interrogazione in Parlamento e in Consiglio regionale del Piemonte da parte di Alleanza Verdi e Sinistra, che ha messo in discussione l’urgenza e la priorità degli investimenti sulla Torino-Lione alla luce dei ritardi francesi e delle incertezze sul finanziamento complessivo dell’opera. Un’iniziativa che segna un ulteriore passaggio politico, perché porta dentro le istituzioni rappresentative le stesse criticità che fino a oggi venivano confinate al dibattito territoriale.

Costi che continuano nel frattempo a crescere.
Secondo i dati, la sola tratta internazionale ha ormai raggiunto i 14,7 miliardi di euro. A ciò si aggiunge un altro elemento tutt’altro che secondario: il finanziamento europeo oggi assegnato a TELT terminerà il 30 giugno 2026 e, dal giorno successivo, i costi ricadranno integralmente sugli Stati italiano e francese.

Ma la questione economica è soltanto una parte del problema.

A rendere ancora più fragile l’intero impianto progettuale contribuisce infatti la situazione delle tratte nazionali francesi. Mentre in Italia si continua a procedere con nuove progettazioni e nuovi finanziamenti, Parigi ha già collocato oltre il 2045 la realizzazione delle proprie linee di accesso.

Si tratta di un passaggio fondamentale. Senza le tratte nazionali sui due versanti della frontiera, il tunnel di base non sarà infatti in grado di raggiungere le prestazioni e i volumi di traffico utilizzati per giustificarne la costruzione. In altre parole, il rischio è quello di realizzare un’infrastruttura incompleta, scollegata e incapace di rispondere agli obiettivi che ne hanno sostenuto la promozione politica.

È proprio dentro questo quadro che assume ancora più significato quanto emerso durante il tavolo tecnico dedicato alla tratta nazionale Avigliana-Orbassano.

Come già scrivevamo nei giorni scorsi, i Comuni di Avigliana, Caselette e Sant’Ambrogio, insieme all’Unione Montana Valle Susa, hanno chiesto il ritiro del progetto, giudicandolo inutile, costoso e privo di una reale giustificazione.

L’ultimo incontro tecnico non ha fatto altro che rafforzare queste valutazioni.

Su ventotto osservazioni complessivamente presentate, venti provengono dall’Unione Montana e riguardano aspetti centrali del progetto: viabilità di cantiere, consumo di suolo agricolo, espropri, gestione dei materiali di scavo, impatti ambientali e sovrapposizione con altre infrastrutture previste sul territorio.

Ancora più significativo è il fatto che, secondo quanto evidenziato dalla commissione tecnica dell’ente, le informazioni oggi disponibili non consentano nemmeno una valutazione completa degli impatti dell’opera. Mancano dati dettagliati sui flussi dei mezzi pesanti, sui quantitativi di materiale movimentato, sulle attività notturne, sui consumi idrici, sulle emissioni e sul cronoprogramma dei lavori.

Particolarmente delicata appare la situazione di Avigliana, indicata dagli stessi progettisti come il territorio maggiormente interessato dalla presenza di aree tecniche, depositi e cantieri ferroviari. Un’area che rischia di subire trasformazioni profonde e permanenti, a partire dal consumo di suolo agricolo che gli stessi uffici regionali riconoscono come difficilmente reversibile una volta conclusi i lavori.

Di fronte a questo scenario, la posizione espressa dall’Unione Montana appare difficilmente contestabile: se mancano ancora certezze sui finanziamenti della tratta internazionale, se la Francia rinvia le proprie linee di accesso e se persistono pesanti criticità progettuali sulla Avigliana-Orbassano, appare sempre più incomprensibile la volontà di proseguire lungo una strada che continua a generare dubbi anziché risposte

La vera questione, allora, non riguarda soltanto il futuro della tratta Avigliana-Orbassano o il cronoprogramma della Torino-Lione.

Riguarda il modello di sviluppo infrastrutturale che si continua a imporre ai territori.

Mentre il trasporto pubblico locale soffre da anni una cronica carenza di investimenti e mentre opere come il completamento della metropolitana torinese continuano a inseguire finanziamenti insufficienti, si persevera nel destinare risorse pubbliche a un progetto sempre più costoso, sempre più lontano nel tempo e sempre più incerto sotto il profilo economico.

Di fronte a questo scenario, la posizione espressa dall’Unione Montana appare difficilmente liquidabile come una semplice osservazione tecnica. Se mancano certezze sulla copertura finanziaria della tratta internazionale, se la Francia rinvia le proprie infrastrutture di accesso e se il progetto della Avigliana-Orbassano continua a presentare criticità strutturali e informative, non siamo davanti a un dettaglio da aggiustare, ma a un quadro complessivo sempre più instabile.

La questione, allora, non riguarda soltanto una singola tratta o un singolo progetto. Riguarda il fatto che l’intero sistema Torino-Lione continua a essere presentato come un percorso già definito, mentre nei fatti emergono continuamente elementi che ne mettono in discussione la sostenibilità economica, la coerenza infrastrutturale e perfino la possibilità di realizzazione nei tempi annunciati.

Mentre il trasporto pubblico locale resta sottofinanziato e opere fondamentali per la mobilità quotidiana vengono rimandate o frammentate, si continua a concentrare risorse e progettualità su un’infrastruttura che non ha ancora dimostrato di reggersi su basi certe.

Per questo la richiesta dell’Unione Montana rompe l’ultima finzione rimasta: si continua a parlare di un’opera “strategica” mentre non esiste alcuna certezza sulla sua realizzazione completa, sui suoi finanziamenti e sulla sua utilità. Eppure, nonostante questo, si insiste nel chiedere ai territori nuovi sacrifici, nuovo consumo di suolo e nuovi impatti.

Non si tratta più di chiedere “chiarezza”. La chiarezza, nei fatti, non arriva da anni. Il punto è un altro: quanto a lungo si potrà ancora presentare come inevitabile un progetto che ogni passaggio istituzionale rende sempre più incerto, contraddittorio e distante dai bisogni reali dei territori.

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Crisi Climaticadi redazioneTag correlati:

chiomonteno tavval di susa

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Ai Mulini una lunga battitura apre l’estate di lotta No Tav

Si è aperta ieri sera al Presidio dei Mulini l’estate di lotta No Tav. Un appuntamento lanciato dalle studentesse e dagli studenti che, a partire dal tardo pomeriggio, ha riportato gli e le attiviste lungo i sentieri della Val Clarea.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

A Taranto i Sud si organizzano: crisi socio-ecologica, zone di sacrificio e orizzonti di liberazione

L’assemblea pubblica si terrà il 20 GIUGNO dalle ore 14 alle ore 19 a Taranto, ripubblichiamo di seguito l’indizione.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Ponte sullo stretto, indagine per corruzione. “Non ci sorprende” dice Marra del Movimento No Ponte

Un inchiesta per corruzione crea nuovi problemi alla grande opera inutile del ponte sullo Stretto.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

L’unica sovranità energetica è quella decisa dal popolo: Meloni e il nucleare una favola ridicola

Due referendum popolari hanno sancito il NO al nucleare in Italia. Una premessa obbligata dalla quale partire per leggere le forzature del governo Meloni sul tema: riaprire le centrali puntando sui “nuovi” Small Modular Reactors sarebbe la soluzione per l’indipendenza energetica. Tutte balle, scusate il francesismo. 

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Da Zvernec alla Val Susa: stesso modello imposto stessa lotta

Sono immagini familiari a chi vive in Val di Susa quelle che arrivano dall’Albania, dalla spiaggia di Zvërnec e dall’area protetta di Vjosa-Narta.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Una storia di acciaerie, diossine, lavoro schiavo e campi di grano

Campi di granoturco coperti di polvere gialla; gialla la terra del cortile, la caligine che sporcava l’azzurro del cielo; gialla la patina che, nonostante le spolverature, tornava invariabilmente a ricoprire i mobili di casa, i libri accumulati sul tavolo; giallo il respiro che ti restava in gola e ritrovavi nel fazzoletto…..giallo di un giallo rossastro e bruciato il fumo che, giorno e notte si alzava dal tetto e tracimava dalle pareti della acciaieria Cravetto, al confine tra Bruzolo e San Didero, per allargarsi lungo la Valle, la mattina portata in alto dalla brezza di valle e, la sera, schiacciata in basso dalla brezza di monte, senza uscirne mai. Si lavorava ventiquattr’ore su ventiquattro. Di notte il cielo intorno all’edificio riverberava dell’inquietante bagliore della colata continua.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Dracula all’Avis e altri spettri: il nervosismo di chi difende la Torino-Lione

C’è qualcosa di paradossale e, involontariamente comico, nelle dichiarazioni di Paolo Foietta pubblicate da la Repubblica. Dopo anni passati a presidiare, coordinare, spiegare e soprattutto difendere la Torino-Lione, oggi l’allarme è questo: in Val di Susa c’è un “vuoto politico”. E in questo vuoto, udite udite, “parleranno solo i No Tav”.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

In migliaia abbiamo invaso il cantiere!

Un primo maggio di lotta straordinario a Bagnoli in oltre 4000 da Fuorigrotta a Bagnoli fino dentro al cantiere.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Piano energetico italiano: il ritorno al carbone

E’ ormai chiaro che gli obiettivi fissati dal PNIEC, il Piano Nazionale per l’Energia e il Clima, con scadenza 2025, per rispettare gli obiettivi europei di decabonizzazione, verranno disattesi. 

Immagine di copertina per il post
Confluenza

Collina morenica: teatro di conquista via terra, sottoterra e dal cielo

I fronti di attacco aperti negli ultimi tempi nei confronti della Collina morenica, area posta tra la periferia ovest di Torino e le Alpi Cozie, testimoniano l’accanimento in atto nei confronti di territori ancora naturali o caratterizzati da un certo equilibrio tra natura e sfruttamento umano, ma proprio per questo selezionati come aree da sfruttare.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Valle di Susa, valle delle guerre d’Europa

Guerra. Non ha mai smesso di ammorbare il mondo, di mietere vittime innocenti ed instaurare schiavitù là dove al sistema del capitale, per risolvere le proprie crisi con l’aumento del proprio potere, serve a depredare risorse umane e ambientali, devastare territori, cancellare culture, calpestando ogni diritto all’autodeterminazione dei popoli.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

No Tav al 1 maggio di Taranto, il filo che ci unisce: intervento (VIDEO)

Mentre in tutta Italia si celebrava, spesso in modo rituale, la festa dei lavoratori, a Taranto il 1 maggio si è fatto quello che questa giornata dovrebbe essere davvero: conflitto, denuncia, parola libera.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Per tutte le donne che non sanno stare al loro posto – Ermelinda libera subito!

Ieri pomeriggio, un’altra compagna è stata posta agli arresti domiciliari per via di una condanna definitiva. Si tratta di Ermelinda, compagna No Tav della prima ora, femminista e rivoluzionaria.

Immagine di copertina per il post
Confluenza

Alta velocità in Val di Susa: un progetto che continua a dare i numeri / Parte prima: Avigliana

La passeggiata informativa organizzata dal Movimento No Tav ad Avigliana sabato 11 aprile ha dato modo di comprendere la reale consistenza del progetto in essere della linea ferroviaria alta velocità.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

TAV e A32: le grandi opere come infrastruttura del potere mafioso

L’inchiesta pubblicata da Domani sulle “locali” di ‘ndrangheta nel Nord-Ovest non racconta nulla di nuovo per chi guarda da anni la Valsusa senza voltarsi dall’altra parte: conferma che la ‘ndrangheta in Piemonte non è un corpo estraneo, ma una presenza stabile, organizzata, radicata. Non è una presenza marginale, ma una struttura consolidata che si è inserita stabilmente nei territori e nei settori chiave dell’economia.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Al via l’appello della Procura di Torino per il processo “Sovrano”

Questa settimana si è tenuta la prima udienza dell’appello voluto dalla Procura di Torino per impugnare la sentenza di primo grado che ha visto cadere il capo di imputazione di associazione per delinquere nel processo nominato “Sovrano” ai riguardi di Movimento No Tav e Askatasuna.