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Democracia Corinthia, il collettivo più importante del singolo

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DEMOCRACIA CORINTHIANA: IL COLLETTIVO PIÙ IMPORTANTE DEL SINGOLO

Il Brasile degli anni ’80 era un paese in deciso fermento. Nel 1964 un golpe militare aveva destituito il governo democratico di João Goulart. Dopo vent’anni il regime è però giunto agli sgoccioli. Il popolo brasiliano continua a chiedere nuove elezioni. Disordini e spargimento di sangue sono all’ordine del giorno in quegli anni.

Il futebol, che in un paese come il Brasile è molto più di un semplice sport, divenne inevitabilmente una questione focale delle politiche di controllo e repressione portate avanti dalla giunta militare. Ma il calcio, si sa, è un fenomeno particolare, in Brasile più che in altre parti del mondo.

Alcune delle forme di protesta contro il regime più eclatanti del periodo vennero infatti proprio da quel mondo e, tra gli altri, l’episodio più famoso fu proprio quello della cosiddetta “Democracia Corinthiana”, una delle storie di calcio più affascinanti del XX secolo.

Tutto inizia quando, nel 1978, Adilson Monteiro Alve, un giovane sociologo, diventa direttore generale del Corinthians, squadra nata nel 1910 con lo scopo di dare al calcio un’anima popolare, di togliere il gioco dalle mani esclusive dei ricchi del più popoloso paese del Sud America.

Insieme a lui, in panchina arriva Mario Travaglini, in mezzo al campo alcuni giocatori che hanno fatto la storia del calcio brasiliano e anche mondiale. Il più famoso di tutti fu senz’ombra di dubbio Socrates (conosciuto anche come il “Doutor”, medico in portoghese, per via dei suoi studi in medicina), ma non vanno dimenticati giocatori come Casagrande, Wladimir, Zenon e Biro-Biro.

La squadra fin da subito assume una organizzazione interna del tutto peculiare: tutte le decisioni, dalle formazioni alle tattiche agli allenamenti al menu per la cena, vengono prese in gruppo, nello spogliatoio. In quel gruppo tutti hanno diritto di voto e ogni voto vale quanto gli altri, da quello del presidente a quello del secondo portiere a quello del magazziniere.

La squadra non giocava per vincere, ma per divertirsi e divertire i propri tifosi, per farli innamorare del calcio, per dar loro una speranza in tempi difficili, ma soprattutto, per dimostrare che una alternativa era possibile. Addirittura, quando le maglie delle squadre iniziarono a essere sponsorizzate, sulla storica casacca del Timão venne scelto di scrivere una sola, potentissima parola: Democracia. Socrates addirittura usava la sua fascia per i capelli per lanciare lo stesso messaggio.

Questo strano esperimento socio-calcistico si interrompe nel 1984, dopo due campionati paulisti vinti e un terzo perso in finale. La magia si rompe quando le elezioni per il nuovo presidente del club portano alla vittoria di Roberto Pasqual, una figura non così interessata, per così dire, all’organizzazione interna della sua squadra.

Dopo l’esperienza al Corinthians, Socrates giocò per un anno in Italia, alla Fiorentina. Appena arrivato gli chiesero: “Sei qui per conoscere i nostri grandi campioni come Mazzola e Rivera?”. La sua risposta fu:” Non so chi siano, io sono qui per leggere Gramsci in lingua originale”.

Fonte: Cannibali e Re

 

Guarda “La storia di Sócrates e della Democracia Corinthiana”:

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pubblicato il in Storia di Classedi redazioneTag correlati:

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