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Nasce Jean Genet

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Il 19 dicembre 1910 nasce Jean Genet, scrittore, drammaturgo e poeta francese.

Jean Genet nacque a Parigi da Gabrielle Genet e da padre sconosciuto e subito venne lasciato alle cure della pubblica assistenza. Affidato ad una famiglia adottiva della regione del Morvan, crebbe in un ambiente protetto e amoroso e frequentò le scuole comunali. Il suo primo furto risale all’età di dieci anni, ed è l’atto fondante della mitologia di Genet che, fustigato per la sua cattiva azione, la trasformò in modo del tutto esistenzialista santificando il suo gesto ed erigendola a simulacro del suo vizio e della sua profonda anti-socialità. A quest’epoca risalgono i suoi primi turbamenti maschili nei confronti di uomini più adulti, bracconieri di passaggio o emarginati. Genet lasciò il Morvan per seguire una formazione di tipografo, ma fu licenziato a causa di un furto. Bambino senza fissa dimore, fu recluso nella colonia penitenziaria di Mettray, dove si cristallizzarono le sue inclinazioni omosessuali. Lasciò Mettray a 18 anni per arruolarsi nella Legione Straniera dove scoprì per la prima volta l’Africa del Nord e il Vicino Oriente che gli fecero una grande impressione a causa delle passioni che lì imperavano, il carisma volutamente virile dei suoi abitanti, le sofferenze dei popoli oppressi dalla Francia colonizzatrice. Ritornato a Parigi, vivendo di piccoli furtarelli ai suoi amici bibliofili, a dei librai, a degli antiquari, Genet frequentò molte prigioni, tra cui quella di Fresnes. E fu proprio in prigione che Genet concepì i suoi più grandi libri. Il sogno della scrittura rappresentava infatti per lui una via di fuga, un mezzo – forse il solo – per gettarsi definitivamente oltre le sbarre. Genet scrisse i suoi primi lavori su una carta ruvida da pacchi: questa carta veniva consegnata ai detenuti per le loro esigenze pratiche, e l’amministrazione carceraria vigilava perché non se ne servissero altrimenti. Egli compose alcune poesie servendosi proprio di quella carta ma venne scoperto e punito, e i manoscritti dati alle fiamme. La produzione romanzesca di Jean Genet comprende sei testi, cinque dei quali scritti in prigione, tra i trentadue e i trentasei anni, ed uno (Un Captif amoreux) scritto dopo i settant’anni, e completato pochi mesi prima della morte. I suoi primi romanzi furono censurati perché pornografici e quindi distribuiti sottobanco: “Il diario del ladro” descrive le sue scorribande adolescenti fuori di Francia, “Il miracolo della rosa” mette in parallelo i suoi anni di prigione e la sua fascinazione per un assassino con i suoi anni alla colonia di Mettray, “Notre Dame des fleurs” (Nostra Signora dei Fiori) evoca l’infanzia e le creature ambigue nella notte degli omosessuali della Parigi dell’anteguerra. Trascurando per qualche tempo la scrittura, si impegnò in molte lotte: le Pantere Nere negli Stati Uniti e i Palestinesi dell’OLP (fu il primo occidentale a entrare a Chatila dopo i massacri perpetrati dalle milizie cristiane, alleate con l’esercito israeliano del comandante Ariel Sharon. Ne trasse il suo principale testo politico “Quattro ore a Chatila”. Ritornò in seguito al teatro, poi alla scrittura di romanzi. La morte del suo compagno Abdallah (che gli aveva ispirato la poesia “Il funambolo”) e la sua tossico dipendenza dai barbiturici degenerarono la sua vita vagabonda. Genet, fino alla fine, visse in camere d’hotel sordidi, spesso vicini alle stazioni, viaggiando solo con una piccola valigia piena di lettere dei suoi amici e di manoscritti. Le lotte politiche l’occuparono fino alla fine della sua vita, sistematicamente schierato dalla parte degli oppressi, dei deboli, dei poveri dimenticati dalle ricchezze del mondo. Jean Genet morì di cancro al Jack’s Hotel (Parigi) nella notte del 15 aprile 1986 e venne seppellito, secondo il suo volere, in Marocco.

Guarda “En 1970, l’écrivain Jean Genet à propos du combat des Noirs américains“:

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pubblicato il in Storia di Classedi redazioneTag correlati:

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