InfoAut
Immagine di copertina per il post

Perugia si ribella…

||||
||||

IL XX GIUGNO 1859, LA RIVOLTA, LA RESISTENZA E I MASSACRI.

QUANDO PERUGIA SI RIBELLÓ ALLO STATO DELLA CHIESA PAGANDO IL PREZZO PIÙ ALTO

Sangue, fango e cadaveri ingombravano le strade del centro di Perugia all’alba del 21 giugno. Il sorgere del Sole mostrava ai cittadini sopravvissuti i macabri strascichi degli assassini e dei saccheggi perpetrati dalle truppe svizzere e dai gendarmi pontifici al seguito del colonnello Antonio Schmidt d’Altorf. Morte e distruzione costituivano il prezzo che la città dovette pagare per essersi ribellata allo Stato della Chiesa.

Correva l’anno 1859. La guerra in corso tra il Regno di Sardegna e l’impero austro-ungarico riscaldava i cuori dei patrioti italiani. A Perugia il 14 giugno una folla munita di tricolori scese per le strade e si presentò sotto il palazzo del comune chiedendo al legato pontificio di collaborare. Ottenuto un inamovibile diniego, i rivoltosi cacciarono le autorità papaline e organizzarono d’urgenza una Giunta Provvisoria che chiese aiuti, in uomini e armi, alle altre città e alle province limitrofe già insorte. Purtroppo, ben poche realtà risposero alla chiamata. Pochi moschetti (circa 500) e ancor meno munizioni per difendere la città dall’assalto di 2300 soldati svizzeri partiti da Roma con il solo scopo di ridurre all’obbedienza il capoluogo umbro. Perugia doveva diventare un esempio impossibile da dimenticare. I perugini, nonostante l’isolamento diplomatico e la carenza di vettovagliamenti e armi, non presero nemmeno in considerazione la capitolazione volontaria. Anzi, venuti a conoscenza del rapido avvicinamento degli svizzeri, cercarono di organizzare la difesa nel modo migliore possibile; le piazzeforti furono rinforzate, gli spalti delle mura presidiati, le barricate erette.

Quando alle tre del venti giugno l’esercito mercenario pontificio forte di cavalleria, artiglieria e abbondanti munizioni si presentò davanti alle mura meridionali della città, fu accolto da una selva di fucilate. Dalle mura del Frontone prima e da porta San Pietro poi gli assediati cercarono di respingere, senza successo, l’orda degli invasori che si faceva strada a colpi di cannone. Gli insorti, nonostante la palese inferiorità di mezzi e la poca organizzazione, si difesero per alcune ore combattendo casa per casa e rione per rione, contribuendo in questo modo a rallentare l’inesorabile avanzata della marea elvetica. Fiumana che alla fine invase corso Cavour iniziando entro le mura le uccisioni e i saccheggi che già aveva praticato lungo la sua macabra marcia di avvicinamento alla città.

Quello che accadde il XX giugno restò impresso nei cuori dei perugini che lo vissero, e fu tramandato di generazione in generazione affinché il ricordo della sollevazione e della strage non fosse mai dimenticato. Così ancora oggi molti in città nella mente e nel cuore ricordano un’esperienza che ha lasciato Perugia sconfitta sul piano della battaglia ma vittoriosa su quello della storia.

Fonte: Cannibali e Re

Guarda “La rivolta e le stragi di Perugia del 1859“:

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Storia di Classedi redazioneTag correlati:

Accadeva Oggi

  1. 1960

    Immagine di copertina per il post

    I morti di Reggio Emilia

    E’ il 7 Luglio del 1960 e a Reggio Emilia ormai da diversi mesi l’insofferenza verso il governo Tambroni si sta traducendo in un crescendo di scioperi e manifestazioni, puntualmente caricati dalla polizia che altrettanto puntualmente viene respinta dalla rabbia popolare. Non fa eccezione la manifestazione antifascista del giorno precedente a Porta San Paolo, al […]

  2. 1977

    Immagine di copertina per il post

    Padova si spara…

    7-7-77. Quel mattino, però, furono solo 5 i proiettili che colpirono alle gambe Toni Garzotto, cronista del “Il Gazzettino”, sparati da un militante del Fronte Comunista Combattente, struttura militare dei Collettivi Politici Veneti. Riportiamo il comunicato rivendicativo: Portare l’attacco a tutte le articolazioni del comando capitalistico. Nella mattinata del 7-7-77 una formazione armata del Fronte […]

  3. 1985

    Immagine di copertina per il post

    Joseba Sarrionandia Eta

    Nel 1980, Joseba Sarrionandia mentre era membro dell’ETA, fu arrestato dalla polizia spagnola e condannato a 22 anni di carcere. Nel 1985 il giorno di San Fermin (7 luglio) fuggì dalla prigione di Martutene con Iñaki Pikabea poiché c’era un concerto in prigione con il cantante basco Imanol Larzabal. Si sono nascosti all’interno delle casse […]