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La guerra contro l’Ira si sposta a Gibilterra

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Il 6 marzo 1988 un commando inglese con licenza d’uccidere, il famigerato Special Air Service (SAS), eliminò nella colonia inglese di Gibilterra tre militanti disarmati dell’IRA, a pochi metri dalla frontiera spagnola.

Mairead ad Farrell, Daniel McCann e Sean Savage erano ufficialmente in missione per conto dell’IRA, e da circa un mese si spostavano per l’Europa in cerca di contatti e sostegno nella lotta contro l’imperialismo inglese, trovandolo soprattutto tra le file dei militanti baschi dell’ETA. Quando i tre irlandesi giunsero a Marbella e parcheggiarono davanti alla residenza del Governatora di Gibilterra, gli agenti segreti inglesi non ebbero alcun dubbio: si trattava di un’ autobomba. Il semplice sospetto fu dunque sufficiente per far sì che una squadra di uomini in borghese, senza alcun preavviso, sparasse a bruciapelo alle loro spalle, mentre stavano camminando in una delle strade principali della capitale. Immediatamente il Governo inglese, nella figura della stessa Thatcher, si affrettò a giustificare l’operato dei suoi uomini per mezzo delle prime pagine dei quotidiani: affermazioni come “Tre mostri maledetti hanno ricevuto quello che meritavano” furono dichiarate dal Sun, mentre il “progressista” Guardian non fu da meno mentre annunciava “La notizia mi ha lasciato un piacevole sentimento di soddisfazione”.

Nei giorni successivi però, le prime testimonianze dirette di chi aveva assistito al massacro cominciarono a far vacillare la versione anglo-unionista, e il comunicato dell’IRA sui fatti del 6 marzo non fece che rafforzare la tesi dell’agguato premeditato: “Il pubblico britannico dovrebbe sapere ciò che il suo governo rifiuta di ammettere: che esiste uno stato di guerra contro l’esercito repubblicano irlandese per mantenere l’occupazione inglese in Irlanda. Le regole di guerra includono l’esecuzione dei militanti disarmati…”. Sull’onda di queste polemiche, il 9 marzo la polizia spagnola rinvenne magicamente a Marbella un’ autobomba pronta ad esplodere alle 11,20 di un mattino, ottenendo così una seppur minima giustificazione all’omicidio dei tre; la tesi però, non convinse la popolazione irlandese e neppure i deputati governativi del Fianna Fail, che accusarono direttamente Londra di aver inventato il complotto terrorista. 

Al funerale di Mairead, Daniel e Sean partecipò una folla oceanica di ventimila persone (una manifestazione seconda solo a quella in occasione della morte di Bobby Sands), ma un commando di terroristi lealisti assaltò il corteo con bombe a mano e colpi di pistola dentro il cimitero di Milltown a Belfast, lasciando a terra tre persone e ferendone altre settanta. La polizia delle Sei Contee, la RUC (Royal Ulster Constabulary), decise di intervenire solo per evitare che Michael Stone, principale autore della strage (e per il quale la stampa inglese parlerà di un pazzo psicopatico lanciatosi contro la folla), venisse linciato dai manifestanti che l’avevano catturato; i complici di Stone infatti riuscirono a fuggire su un loro furgoncino, nonostante che alcune macchine non targate della polizia fossero appostate attorno alla zona del funerale e un elicottero sorvolasse la zona a bassa quota. 

L’onda lunga degli avvenimenti del 6 marzo non si concluse però con l’arresto di Stone, ma ebbe ulteriori conseguenze durante i funerali di Kevin Brady, militante dell’IRA e vittima della strage al cimitero. Una macchina non targata con a bordo due militari britannici cercò di investire il corteo funebre ad alta velocità, nella strada di Anderstown, nella zona repubblicana di Belfast Ovest; la macchina fu però bloccata dai taxi presenti nel corteo e attaccata dalla folla. I due soldati furono costretti ad uscire dall’auto, disarmati, picchiati e poi consegnati ad un commando dell’IRA che li giustiziò. Nonostante le illazioni e le accuse unanimi dei media inglesi per aver “linciato selvaggiamente” i due militari , fu chiaro che non si trattava di soldati inesperti, ma di una formazione in borghese della SAS mandata per “controllare” e provocare incidenti nel corteo. 

Il 19 settembre 1990 l’IRA vendicò la scia di sangue del marzo ’88, uno dei mesi più tragici nella lunga guerra per la liberazione dell’Irlanda. Venne colpito, ma non ucciso, nella sua casa di campagna l’ex governatore di Gibilterra, Sir Peter Terry, colpevole di aver autorizzato l’eliminazione dei tre militanti dell’IRA il 6 marzo di due anni prima, in accordo con i servizi segreti inglesi.

Guarda “Remembering the Past ‘Gibraltar 1988“:

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pubblicato il in Storia di Classedi redazioneTag correlati:

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