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Il massacro di Orangeburg

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In quella fredda notte dell‘8 febbraio 1968, centinaia di studenti della South Carolina State University, si erano radunati per una terza notte di proteste nella piccola città di Orangeburg.

Di fronte a loro c’erano dozzine di poliziotti affiancati dalle truppe della Guardia Nazionale. Le proteste presero il via perché il proprietario di una sala da Bowling, Harry Floyd, permetteva solamente ai bianchi di accedervi.

Il lunedì 5 febbraio una trentina di studenti iniziarono le proteste in modo pacifico; nelle sere successive il numero aumentò e ci furono i primi arresti da parte della polizia, con conseguenti cariche e feriti.

La notte dell‘8 febbraio gli studenti fecero una barricata nella parte anteriore del Campus con un falò. Verso le 22,30 per sgomberare la strada una decina di poliziotti iniziarono a sparare con carabine e pistole per circa 10-15 secondi. Ventisette persone furono ferite, la maggior parte alla schiena mentre scappavano e tre studenti afroamericani furono uccisi. Nove poliziotti bianchi furono successivamente processati ma infine assolti.

L’unico condannato fu uno studente, Cleveland Sellers, ferito pure lui, che nel 1970 scontò sette mesi con l’accusa di rivolta in una prigione statale.

Guarda “Orangeburg Massacre 1968ry“:

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