InfoAut
Immagine di copertina per il post

A Paolo Borri, detto Pablo.

Breve storia di un partigiano comunista internazionalista, Paolo Borri detto Pablo.

Nato a Torino il 3 agosto 1927 nell’antico borgo Sassi da una famiglia comunista, entrò nella resistenza a soli 16 anni. Iniziò infatti come gappista, insieme ad alcuni amici del borgo, in una formazione che aveva base nei boschi della collina di Superga. In un giorno dell’autunno del ’43, mentre stava trasportando una borsa piena di volantini clandestini da un capo all’altro della città, incappò in uno dei tanti rastrellamenti; fortunatamente ebbe il tempo di nascondere la borsa sotto il sedile di un tram, senza essere visto, prima di essere catturato dai nazifascisti. Fu immediatamente condotto alle carceri Le Nuove per essere utilizzato come forza lavoro nell’esercito di occupazione. Passò comunque la prima notte legato mani e piedi, appeso ad una trave. Da questo giorno, fino alla fine della guerra, non rivide più la sua famiglia.

Dopo qualche giorno però, durante lo spostamento della sua squadra di lavoro, riuscì a fuggire nei pressi di piazza Vittorio Veneto; la fuga avvenne in modo rocambolesco: disarmati i due militari tedeschi, scappò insieme agli altri verso il Po’: alcuni si tuffarono in acqua, altri scapparono nelle vie di borgo Vanchiglia; il nostro invece riuscì a nascondersi all’interno di un collettore fognario e da lì raggiungere i boschi della collina di Superga ed il suo gruppo di resistenti.

Ormai identificato, per lui sarebbe stato difficile continuare la sua attività a Torino e fu così trasferito in una formazione di Giustizia e Libertà tra Piemonte e Lombardia.

Furono mesi difficili, di continui spostamenti soprattutto a piedi; mesi di fame, freddo, paura e angoscia.

Infine arrivò il 25 aprile ‘45, il giorno dell’insurrezione e della liberazione. La sua formazione partecipò alla liberazione di Milano e domenica 29 aprile era in piazzale Loreto per rinforzare il servizio d’ordine per tenere a bada la folla inferocita contro i corpi ormai senza vita del duce, della Petacci e dei gerarchi.

Nei giorni immediatamente successivi la fine della guerra, partecipò al rientro degli internati superstiti del campo di concentramento di Bolzano.

L’attività politica continuò anche nel dopoguerra; come molti partigiani, entrò nella polizia di Stato per garantire continuità democratica tra resistenza ed il nuovo Stato repubblicano.

A metà degli anni ’50 dovette però uscirne, a seguito delle “purghe” messe in atto dal ministro dell’interno Scelba; in quegli anni infatti i governi democristiani, su ordine del padrone americano, fecero in modo che gli ex partigiani e soprattutto i comunisti fossero tenuti fuori da ogni livello gerarchico di esercito, carabinieri e polizia.

Entrò così come operaio alla Ceat dove fu licenziato per l’attività sindacale che aveva iniziato a portare avanti. Infine riuscì ad entrare alla Fiat dove militò nella Fiom.

Nella Fiat visse gli scioperi degli anni ’60, ’70 e soprattutto le ultime grandi mobilitazioni del 1980.

Si spense il 21 giugno 2007 dopo essere stato a lungo presidente della sezione ANPI Martiri del Martinetto.

Il 25 aprile 2024 verrà apposta una targa in sua memoria sul muro del centro sociale Askatasuna a Torino.

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Storia di Classedi redazioneTag correlati:

25 aprilecomunistagiustizia e libertàliberazionepartigiani

Accadeva Oggi

  1. 1946

    Immagine di copertina per il post

    I fascisti assaltano la federazione comunista napoletana

    Nell’immediato dopo guerra in Italia ci fu una particolare -desistenza- verso i fascisti. Ed anche quella che sarebbe risultata come una benevola amnistia si è poi trasformata in una persecuzione antipartigiana. Già nel ’46 infatti, migliaia di fascisti detenuti venivano posti in libertà, causando poi il rafforzamento dei gruppi armati neo-fascisti e monarchici che proliferavano […]

  2. 1970

    Immagine di copertina per il post

    Discorso di George Habash ad Amman

    George Habash, massimo dirigente del Fronte popolare per la liberazione della Palestina (FPLP), parla agli ostaggi di ben quattro aerei di linea occidentali sequestrati, costretti ad atterrare in una pista nel deserto della Giordania. Signore e Signori; Sento che è mio dovere spiegare il motivo per cui abbiamo fatto quello che abbiamo fatto. Naturalmente, da […]

  3. 1984

    Immagine di copertina per il post

    Intervista al coordinamento antinucleare antimilitarista veneto

    PERCORSI E PROSPETTIVE DEL MOVIMENTO Domanda: Alla luce delle iniziative del movimento antiimperialista, da Comiso fino a quest’ultimo periodo, che bilancio ne potete trarre? Risposta: Noi pensiamo che questo sia stato un anno positivo nella ricchezza di esperienze e nella crescita di un movimento che da Comiso ha attraversato punti alti di iniziativa e di […]