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Torino – Collettivo Spazi Metropolitani 1987/1989

1987-1989

Durante l’estate del 1987 si riapre a Torino una stagione di lotta per la riappropriazione di spazi collettivi.

Negli anni precedenti lo stato aveva chiuso tutti gli spazi occupati, impedendo di fatto ai numerosi gruppi informali e di movimento di avere strutture fisiche, politiche e finanziarie in cui confrontarsi.

I Circoli del Proletariato Giovanile e tutte le altre esperienze di autogestione furono etichettati come luoghi di sovversione, scatenando gli apparati polizieschi, istituzionali e mediatici.

Il movimento autonomo si riposiziona nella scena sociale proprio rivendicando le pratiche di occupazione di spazi sociali e abitativi che vedono la politicizzazione di studenti e soggettività ribelli.

A Torino, tra l’agosto e il dicembre dell’87, si occupano 4 stabili.

– 20/08/87 Piazza Emanuele Filiberto e via Bonelli, occupato per esigenze abitative e sgomberato dopo 20 giorni;

– Via Sant’Agostino 20, stabile del Comune, occupato per creare un centro sociale. All’apertura pubblica con una festa proletaria, arriva la polizia che identifica e denuncia 30 persone. Inoltre ci sono attriti con i malavitosi della zona e si decide di abbandonare il posto;

– Via Santa Chiara 19. Il 10 ottobre ’87 durante il corteo per il ritiro delle navi dal Golfo, numerosi studenti si collocano dietro lo striscione del Collettivo Spazi Metropolitani e a fine della manifestazione si entra nello stabile. È un vecchio collegio vuoto da 12 anni. La sera stessa la polizia identifica e denuncia 20 compagni e compagne. Il collegio, una struttura molto grande e difficilmente gestibile con alcune aree gravemente in degrado, in cui per un mese l’AeM si rifiuta di allacciare la corrente elettrica. Dopo un mese la polizia sgombera e mura l’ingresso.

È in questi spazi che nascono anche alcuni collettivi femministi che attraverseranno i decenni successivi.

L’ultimo dei quattro stabili è un asilo in Corso Regina Margherita 47, oggi *Askatasuna*, viene occupato la prima volta il 12 dicembre dell’87 e gli occupanti tentano una mediazione con la circoscrizione che, pur comprendendo la legittimità delle ragioni delle occupazioni, afferma che lo stabile ha già un progetto e che a breve inizieranno i lavori.

Dopo 5 giorni di occupazione avviene il primo sgombero eseguito dalla digos.

Passa un anno e in nessuno degli stabili sono stati avviati dei lavori.

In questo periodo si tenta l’ennesima mediazione con il Comune e dopo la promessa disattesa di assegnazione di una palazzina in Corso San Maurizio, si capisce che le trattative sono e restano un momento complementare per conquistare uno spazio e che solo la tenacia della pratica può portare risultati concreti. Un centro sociale non è solo uno spazio fisico e la lotta ricomincerà nei quartieri per i quartieri.

A Torino nel frattempo punx anarchici e collettivo Avaria occupano uno spazio che diventerà El Paso occupato.

Ma il fenomeno delle occupazioni continua anche successivamente: il 24/11/’88 viene occupato in zona San Paolo in Via Millio 9 l’area della ex Fergat, una fabbrica in disuso da 7 anni. Gli occupanti, soprattutto giovani, vogliono mettere in luce la mancanza di servizi e opportunità di socializzazione per i ragazzi e le ragazze di un quartiere a vocazione popolare che rischia di trasformarsi in un ghetto piegato dall’eroina.

Purtroppo però verrà sgomberato solo 4 ore dopo l’occupazione.

Ma non sono certo gli sgomberi e le denunce a fermare la voglia e la necessità di spazi liberati.

Si rioccupa nuovamente lo spazio di Corso Regina 47 (odierna Askatasuna) il 9 settembre 1989.

Dopo una trattativa con il Comune, che per noi era un momento complementare, si ottiene uno  spazio (ex officina nautica) ai Murazzi del Po,  che diventerà il Csa Murazzi.

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