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L’annessione strisciante della Cisgiordania passa dalle mappe alla legge 

Un’iniziativa di registrazione fondiaria nell’Area C sta spostando il controllo dal Regime militare al sistema civile israeliano, rafforzando l’annessione attraverso leggi, pianificazione ed espansione degli insediamenti.

Fonte: English version

The Cradle – 1 luglio 2026

L’iniziativa israeliana di registrazione fondiaria nella Cisgiordania Occupata ha preso forma senza una dichiarazione formale. Si è sviluppata attraverso bilanci e ministeri, guidata da comuni decisioni amministrative che raramente attirano un’attenzione prolungata.

A metà febbraio, il governo israeliano ha approvato 244 milioni di shekel (65.840.477 euro) per un vasto progetto di registrazione fondiaria nell’Area C della Cisgiordania Occupata. Presentato come una misura amministrativa, trasferisce l’autorità sulla terra dall’Amministrazione Civile al Catasto israeliano, sotto l’egida del Ministero della Giustizia.

Questo trasferimento incorpora ampie porzioni della Cisgiordania Occupata nel sistema giuridico israeliano, portando avanti l’annessione attraverso procedure piuttosto che con una proclamazione. Il cambiamento appare tecnico sulla carta e ha chiare conseguenze politiche. Secondo l’organizzazione israeliana anti-insediamenti Peace Now, oltre il 58% dell’Area C, pari a quasi 1.900 chilometri quadrati, non è ancora registrato. Questa situazione giuridica irrisolta è ora al centro dell’ultima iniziativa israeliana.

Le radici del problema risalgono a decenni fa. Sotto l’amministrazione giordana, tra il 1949 e il 1967, solo una parte del territorio fu formalmente registrata, seguendo le vecchie prassi del Mandato Britannico. Dopo il 1967, gli ordini militari israeliani congelarono i processi di insediamento, lasciando vaste aree governate dalla proprietà consuetudinaria e da documenti ereditari.

Questa eredità si ripercuote ancora oggi. Ciò che è rimasto irrisolto viene ora sottoposto a un nuovo quadro giuridico.

Registrazione fondiaria come strumento di controllo 

Il piano prevede di censire e registrare circa il 15% di questi territori, circa 290 chilometri quadrati, entro la fine del decennio.

Per i proprietari terrieri palestinesi, le rivendicazioni richiedono documentazione dettagliata e mappe precise, spesso risalenti a generazioni precedenti. In molti casi, tali documenti sono incompleti o non più disponibili.

Quando le prove non sono sufficienti, il terreno può essere classificato come proprietà statale. Una volta registrato in tal modo, può essere destinato alla costruzione di insediamenti o avamposti agricoli, mentre i precedenti proprietari ne perdono l’accesso.

Cambiamenti nel quadro giuridico

Le recenti decisioni del governo hanno ridefinito il quadro giuridico che ha regolato la proprietà terriera per decenni.

Le restrizioni giordane precedenti al 1967, che un tempo limitavano la vendita di proprietà ai palestinesi, vengono abrogate, aprendo la strada all’acquisizione di terreni da parte di aziende e gruppi di coloni all’interno di aree palestinesi densamente popolate.

Allo stesso tempo, sono stati eliminati i requisiti di approvazione preventiva per le transazioni. Tali procedure consentivano in passato alle autorità di esaminare le rivendicazioni e segnalare irregolarità. La loro abolizione accelera i trasferimenti e riduce la supervisione.

Anche i registri fondiari sono stati resi pubblici. Per i gruppi di coloni, ciò offre un percorso più chiaro per identificare la proprietà assenteista e far valere le rivendicazioni contestate.

Queste misure non si fermano all’Area C. Si estendono alle Aree A e B, dove l’Autorità Palestinese detiene poteri amministrativi nell’ambito degli Accordi di Oslo. Le agenzie israeliane sono ora in grado di intervenire più direttamente, compresa la demolizione di edifici e strutture palestinesi, con il pretesto di far rispettare gli standard ambientali, la tutela del patrimonio e la gestione delle risorse idriche.

A Hebron (Al-Khalil), l’autorità di pianificazione in aree chiave è stata trasferita dal comune al controllo militare israeliano. A Betlemme, un organismo dedicato ora sovrintende all’area intorno alla Tomba di Rachele, convogliando risorse verso le infrastrutture religiose vicine.

Espansione sulle colline

Il cambiamento legislativo si è evoluto di pari passo con l’accelerazione dell’attività di insediamento.

Un nuovo piano delinea la creazione di avamposti su decine di colline strategiche, ciascuno progettato per stabilire una presenza permanente tramite case mobili e infrastrutture di base.

Oltre un miliardo di shekel (293.930.700 euro) sono stati stanziati per le strade che collegano i nuovi avamposti agli insediamenti esistenti, integrandoli nella più ampia rete di insediamenti.

La costruzione di insediamenti è aumentata notevolmente negli ultimi anni, con Peace Now che segnala un incremento dell’80% dal 2022. Molti avamposti un tempo considerati non autorizzati sono stati successivamente approvati retroattivamente.

Gli avamposti pastorali fanno parte di questa espansione. Le mandrie vengono utilizzate per esercitare il controllo sui pascoli, limitando l’accesso dei palestinesi ed estendendo la portata delle attività di insediamento oltre le strutture edificate.

Il corridoio E1 a Est di Gerusalemme rimane centrale in questi piani. Sono stati indetti bandi di gara per oltre 3.400 unità abitative nell’area E1, che collegherebbe Ma’ale Adumim a Gerusalemme. Se realizzato, il progetto interromperebbe la continuità territoriale tra Ramallah, Gerusalemme Est Occupata e Betlemme, dividendo di fatto la Cisgiordania in due parti scollegate.

Un rapporto congiunto di Peace Now e Kerem Navot ha rilevato che gli avamposti di pastorizia conferiscono attualmente ai coloni il controllo su circa il 14% della Cisgiordania Occupata, ovvero almeno 786 chilometri quadrati.

Sfollamento sotto pressione

Sul campo, questi cambiamenti sono accompagnati da una crescente pressione sulle comunità palestinesi.

Secondo i dati dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari (UN.OCHA), citati da Amnesty International, 117 comunità prevalentemente beduine e di pastori nella Cisgiordania Occupata hanno subito uno sfollamento totale o parziale tra gennaio 2023 e aprile 2026 a seguito di attacchi dei coloni e delle relative restrizioni di accesso.

In alcune zone della Valle del Giordano e sulle colline intorno a Ramallah, gli attacchi dei gruppi di coloni hanno portato alla distruzione di case e infrastrutture. In alcuni casi, intere comunità sono state costrette ad abbandonare le proprie case da un giorno all’altro.

In un caso, una comunità ad Al-Mu’arajat è stata completamente sfollata dopo che le case sono state demolite e le infrastrutture saccheggiate. A Ras Ein al-Auja, vicino a Gerico, le famiglie beduine sono state costrette ad andarsene dopo che gli avamposti dei coloni hanno bloccato l’accesso ai pascoli e compromesso i loro mezzi di sussistenza.

Le testimonianze provenienti dalle zone colpite descrivono veicoli che entrano a velocità sostenuta, danni alle proprietà e il sequestro di risorse di base. Sono stati segnalati anche episodi mortali, con residenti uccisi durante gli scontri.

Per molti, rimanere sulle proprie terre è diventato sempre più difficile. La pressione aumenta attraverso canali legali, economici e fisici.

Un sistema, non episodi isolati

Le prove suggeriscono che la violenza dei coloni non sia casuale, ma operi all’interno di un quadro organizzato e supportato dalle istituzioni statali.

I dati dell’organizzazione israeliana per i diritti umani Yesh Din mostrano che la stragrande maggioranza delle denunce relative alla violenza dei coloni viene archiviata senza che vengano presentate accuse.

La supervisione della polizia è affidata al Ministro della Sicurezza Nazionale, l’estremista Itamar Ben Gvir. Rapporti provenienti dall’interno dell’esercito israeliano descrivono a volte una coordinazione tra soldati ed elementi dei coloni, o una mancanza di intervento durante gli incidenti.

Il supporto ha assunto anche una forma amministrativa. Sono state istituite unità dedicate per lavorare con i gruppi giovanili dei coloni, insieme a finanziamenti per attrezzature utilizzate nelle aree remote.

Anche la retorica politica ha suscitato critiche. Il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha ripetutamente descritto i coloni violenti come “una manciata di estremisti”. L’effetto cumulativo è un sistema che permette a queste dinamiche di persistere, operando con continuità anziché con discontinuità.

Linee di faglia regionali

Gli sviluppi hanno suscitato reazioni da parte di attori regionali e internazionali, fondate su quadri giuridici.

La Corte Internazionale di Giustizia, nel suo parere consultivo del 2024, ha stabilito che le politiche e le pratiche di Israele nella Cisgiordania Occupata e a Gerusalemme Est violano il Diritto Internazionale. La confisca di terre e il trasferimento di popolazione sono stati identificati come illegali.

La confisca di terre e il trasferimento di popolazione sono vietati dalla Quarta Convenzione di Ginevra e confermati come illegali dalla Risoluzione 2334 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

I governi di Giordania, Egitto, Qatar e Turchia hanno descritto le politiche attuali come una forma di annessione che mina le basi per una soluzione politica.

Per la Giordania, la questione assume un peso ancora maggiore, toccando i fondamenti dell’accordo di pace del 1994 con Israele.

Le risposte occidentali sono rimaste in gran parte di natura dichiarativa. L’opposizione all’annessione formale non si è tradotta in un arresto della crescita degli insediamenti o dell’espansione delle infrastrutture.

I cambiamenti continuano attraverso i canali amministrativi, con ogni passo che si basa sul precedente. Quello che era iniziato come un progetto di registrazione ora si estende attraverso la terra, la legge e il controllo in tutta la Cisgiordania Occupata, portato avanti attraverso procedure e consolidato sul territorio.

Tra fascicoli legali, colline e villaggi che si svuotano, la mappa viene ridisegnata senza una dichiarazione formale.

Traduzione a cura di: Beniamino Rocchetto 
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