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La comunità montana chiede i danni, svelate le carte dell’Italcoge!

Si è appena conclusa la breve conferenza stampa del presedidente della comunità montana Sandro Plano dopo la lunga visita che la giunta ha effettuanto nel fortino della Maddalena.

La comunità montana intende chiedere un risarcimento per gli ingenti danni subiti dalle vigne, l’azienda vinicola, il bed & breakfast e le coltivazioni di lavanda che si trovano nell’area del fortino che si vorrebbe cantiere.

Dopo un attento soprallugo risulta ancora impossibile stimare realisticamente i danni senza ulteriori accertamenti anche visto il protrarsi dell’occupazione dell’area.

Danni non stimabili sono naturalmente anche quelli arrecati all’area archeologica ed al museo archeologico a tutt’oggi inaccessibile.

Netta anche la risposta alla provocatoria domanda circa la disponibilità della comunità montana ad accettare il Tav in caso di adeguate compensazioni: le grandi opere si fanno in caso di effettiva utilità e consenso della popolazione,  soprattutto in  periodo di crisi economica con conseguenti tagli al welfare previsti dal governo.

 

Nel frattempo giungono al presidio formatosi davanti ai cancelli le carte della sentenza relative al fallimento della Itlacoge.

La richiesta di fallimento è stata fatta dalla procura di Torino (ma non era colpa dei notav?). Inoltre il debito risulta assai maggiore di quanto scritto dai media nei giorni scorsi, che riferivano di 6000 euro (per voce dell’arcinoto Esposito): il solo debito erariale ammonta a 4/5 milioni di euro! Altri debiti, relativi al finanziamento con una sola banca, ammontanto a circa 1,5 milioni di euro: In sostanza da molto tempo ormai le speranze di salvare l’azienda erano presooché nullle.

Perino ricorda come i notav avessero da tempo avvertito dell’insolvibilità dell’azienda in questione e provocatoriamente chiede come mai Virano non ne avesse sentore, indicandolo come responsabile, tanto quanto l’LTF, della ulteriore vergogna legata alla TAV.

 

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