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San Giuliano: Telt prende possesso delle case, ma la valle non si arrende

Ieri mattina Telt è entrata ufficialmente in possesso delle abitazioni di San Giuliano di Susa che verranno abbattute per far spazio al cantiere della stazione internazionale del Tav Torino-Lione.

da notav.info

Dietro le fredde parole della burocrazia – “presa di possesso”, “esproprio” – la controparte sembra ignorare la presenza di persone in carne e ossa, famiglie che per decenni hanno vissuto quelle case, costruendo ricordi e intrecciando legami tra quelle mura. La Valsusa, le persone che la abitano e le loro storie sono solo un’ “interferenza”, un sacrificio sull’altare del progresso, per un’opera che va fatta ad ogni costo, il cui prezzo verrà pagato interamente da chi abita questo territorio.

La prima abitazione ad essere stata consegnata è quella di Franco Leschiera (visibilmente commosso mentre accompagnava i funzionari verso la sua residenza) seguita subito dopo dalla dimora della famiglia Zuccotti. La signora Ines Riosecht, 88 anni, residente a San Giuliano dal 1959, non è riuscita a trattenere le lacrime di dolore, salutando per sempre il luogo in cui ha trascorso 55 anni della sua vita.

Nel frattempo, un camion con gru della ditta locale Effedue, che da anni in Val di Susa fa il lavoro sporco per la lobby del Tav e la magistratura di Torino, ha avviato i lavori di protezione della casa dei Leschiera, difesi dai Carabinieri di Susa e dalla Digos di Torino.

Quando alcune persone del Movimento No Tav sono entrate nel cortile per stringersi vicino alla signora Ines, i funzionari di Telt hanno intimato loro – con la solita arroganza che li contraddistingue – di rimanere fuori dalla loro proprietà. Uno schifo difficilmente descrivibile.

Oggi si è scritta una delle pagine più buie della storia del popolo valsusino. Perdere una casa non è solo una questione economica: significa vedere cancellata una parte della propria vita. Quello di questa mattina è stato l’ennesimo atto imposto con la forza in un territorio che da oltre trent’anni resiste a un’opera inutile, costosa e distruttiva, già obsoleta prima ancora di essere completata. Ciò che è successo ci porta alla mente ciò che è accaduto e accade tutt’ora in Palestina, dove i coloni cacciano impunemente le persone dalle proprie case, protetti da una legge ingiusta.

Il “progresso” che Telt e le istituzioni cercano di imporci si traduce da anni in espropri forzati, abbattimento di case e violazione dei nostri legami affettivi e comunitari. Il loro “progresso sostenibile” è solo retorica e propaganda, è distruzione e violenza camuffate da sviluppo.

Ci stringiamo attorno a coloro che sono stati costretti a lasciare la propria casa, perché la forza del nostro Movimento è sempre stata quella di essere prima di tutto comunità. Continueremo a difendere la nostra terra, la nostra storia e il nostro futuro. E laddove cercheranno di rubarci la nostra dignità, la nostra identità, noi sapremo come riprendercela.

Perché dove voi distruggete, noi continuiamo a costruire resistenza. Da 20 anni a oggi.

A San Giuliano non è finita.

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