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Il fortino più costoso di Torino

In questi giorni il sindacato di Polizia Siap ha diffuso a mezzo stampa i numeri di quanto costa mantenere militarizzato il centro sociale Askatasuna e le vie limitrofe: 5 milioni e mezzo spesi in 6 mesi. Quasi un milione al mese.

Per bocca del suo presidente, il sindacato in questione, ci fa sapere che sono quasi 30 mila i turni di forze dell’ordine impiegate per guardare il perimetro. E come se non bastasse pare pure che il Comune di Torino abbia “dovuto”(?) spendere più di 300 mila euro per blindarlo e renderlo non “rioccupabile”, noi diciamo per incorniciare la devastazione di uno spazio sociale. A titolo informativo ricordiamo che il precedente progetto per rendere bene comune il giardino e il piano terra e ristrutturarli “dal basso” sarebbe costato meno di 100 mila euro.

Giustamente nel quartiere di Vanchiglia e non solo, in molti si lamentano di questo inutile sperpero di denaro pubblico, che ha già superato di gran lunga come costi una ristrutturazione ex novo dello stabile, non parliamo di quanto avrebbero fatto comodo 5 milioni e mezzo di euro ai servizi pubblici di zona.

La vendetta di Piantedosi e Meloni costa cara alle casse del ministero degli Interni, trasportare il modello “fortino valsusino” a Torino, non è poi così facile come si pensava all’inizio. Se da un lato bisogna evidenziare lo spreco assurdo di risorse perché sarebbe bastato lasciar proseguire le attività del centro sociale per evitare questa spesa, dall’altro bisogna rilevare che la lamentatio dei sindacati di polizia non arriva per caso.

I cortei di massa, le iniziative quasi giornaliere e la presenza costante di attività in quartiere hanno costretto la controparte a fare i conti con qualcosa che non avevano previsto: una continuità e una determinazione a cui far fronte con i soli mezzi che conoscono, quelli dell’implementazione dell’assetto di occupazione ossia più mezzi, più uomini, più sicurezza armata. La risposta di Questura e Prefettura è stata l’unica che ci si potesse aspettare e, anziché lasciare che lo spazio venisse riconsegnato al quartiere terminando l’assedio, hanno dimostrato di essere disposti a mettere in campo qualsiasi cifra pur di mostrare il “trofeo” Askatasuna. In questo contesto la mobilitazione ha avuto la capacità di mettere in crisi la propaganda governativa, un’operazione costosa in termini economici e di immagine che, almeno per il momento, ha obbligato a rivedere i piani rispetto alla campagna di sgomberi millantata da Piantedosi.

Una cosa che ci ha insegnato il movimento Notav in questi decenni è che la continuità e la determinazione pagano e che la militarizzazione è un’arma a doppio taglio per lo Stato. Se da una parte gli permette di attaccare militarmente il territorio dall’altra, se la resistenza è duratura, diventa un costo difficilmente sostenibile capace di rallentare inesorabilmente i piani, siano questi opere inutili o sgomberi.

A luglio siamo arrivati a 5 milioni e mezzo di spese e nulla sembra sbloccare la situazione. Il 24 giugno centinaia di persone hanno fatto festa intorno al fortino di Vanchiglia per festeggiare il San Giovanni, durante l’estate le iniziative di questo tipo continueranno e a settembre sarà l’occasione per rilanciare la resistenza della Torino Partigiana.

Resisteremo un minuto, un metro più di loro!

Que viva Askatasuna!

Network Antagonista Torinese

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