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Indagato poliziotto per il ferimento di Marco Basoccu, colpito alla testa da un lacrimogeno durante il derby Toro-Juve

La Procura di Torino, tramite l’indagine guidata dal PM Scafi ha condotto ieri venerdì 3 luglio, l’interrogatorio di garanzia per un poliziotto della squadra mobile di Torino, accusato di aver sparato un lacrimogeno alla testa del tifoso juventino Marco Basoccu.

La Procura, a quanto si apprende dalle informazioni reperibili sui giornali, ha dovuto procedere con questa incriminazione a causa dei filmati che non lascerebbero molto spazio alle tesi strampalate fornite dalla Questura Torinese nelle ore subito dopo il ferimento e degli scontri.

Si evidenzia subito però una disparità di trattamento verso il poliziotto incriminato e come di solito si comporta la Procura torinese e in particolare il Pm Scafi. Infatti il poliziotto, di cui stranamente non si fa il nome (ricordiamo che questa tutela se si tratta di manifestanti o ultras non c’è mai), è accusato di lesioni aggravate e sono stati richiesti i domiciliari. L’ultras colpito ha rischiato seriamente di morire ed è stato colpito a freddo ed intenzionalmente con un lancia lacrimogeni che è impossibile non considerare come arma letale se usata a “tesa dritta”. Per episodi molto più lievi, in cui i poliziotti non si sono procurati che qualche giorno di prognosi probabilmente gonfiati per avere un pò di mutua in più e puntare ai risarcimenti nei processi, ragazzi minorenni o poco più che maggiorenni sono finiti in carcere e ai domiciliari per mesi e mesi. Fuori da qualsiasi giustizialismo la sproporzione è evidente.

Si è, probabilmete, davanti al classico caso in cui è talmente palese l’abuso che quindi almeno un’operazione di facciata vada fatta. Questo perchè se no bisognerebbe rispondere a domande ben più serie sulla gestione criminale dell’ordine pubblico di quel giorno, che probabilmente farebbero traballare qualche poltrona, a partire da quella del Questore Gambino. Quel giorno infatti fu fatto un uso incredibilmente alto di lacrimogeni su chi era fuori dallo stadio, senza preoccuparsi di intossicare anche famiglie e bambini, tutto per mascherare l’incapacità delle FdO. Basterà questa incriminazione “esemplare” a cancellare le responsabilità dell’apparato? Si spera di no, ed è quanto mai importante continuare ad interrogarsi sull’uso dei lacrimogeni come armi letali durante cortei e manifestazioni sportive.

Ancora una volta è forse utile ricordare il coraggio di quanti hanno denunciato la verità fin da subito, di questa faccenda: dalla famiglia di Marco ai suoi amici, dai gruppi ultras al movimento torinese e non solo. Ma va ricordata anche la pletora di politicanti e giornalisti che da subito si sono distinti per avvalorare le veline questurine, coloro che neanche un ragazzo in fin di vita alle Molinette li ha fermati dal dare solidarietà “senza se esenza ma” all’operato delle Forze dell’Ordine.

Network Antagonista Torinese

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