
L’invasione barbarica dei data center a Torino e provincia
Un articolo Di FRANCESCO CAPPELLO apparso sul blog Seminare Domande
Quando il calcolo diventa bersaglio militare. L’impatto economico, ecologico e militare delle cattedrali digitali sul territorio piemontese. L’impatto dei mega data center sul sistema territoriale torinese: speculazione infrastrutturale, reti di produzione energetica rinnovabile, sistemi di accumulo energetico BESS e profili di rischio dual-use
Sul territorio della città metropolitana di Torino e dell’area piemontese si sta consumando una delle più imponenti operazioni di riconversione urbanistica ed energetica della storia recente, perfettamente integrata nella logica di militarizzazione del calcolo, riarmo tecnologico e controllo sociale che caratterizza la corsa globale all’Intelligenza Artificiale.
Il capoluogo sabaudo e la sua prima cintura non rappresentano una scelta casuale: la presenza di un solido tessuto industriale automobilistico in via di dismissione, l’estesa disponibilità di aree produttive dismesse da riqualificare, la vicinanza strategica con lo snodo finanziario e digitale di Milano e una rete di trasmissione elettrica ad alta tensione ereditata dai complessi manufatturieri del Novecento rendono la provincia di Torino il secondo polo d’attrazione nazionale per le cattedrali informatiche, posizionandosi subito dietro l’area milanese.
I dati forniti dal gestore della rete elettrica nazionale Terna registrano una pressione senza precedenti sul territorio piemontese, dove si concentrano 64 istanze ufficiali di prenotazione di potenza per oltre 13 gigawatt complessivi. La sola provincia di Torino assorbe 43 pratiche per una potenza teorica richiesta pari a oltre 8 gigawatt, trasformando la mappa dei comuni dell’hinterland in una scacchiera di speculazione infrastrutturale dove la disponibilità di suolo, acqua ed elettricità pubblica rischia di essere larghissimamente asservita alle esigenze dei grandi complessi di elaborazione dati.
Per comprendere la portata di questa trasformazione è necessario distinguere il quadro delle infrastrutture tra i nodi già operativi, i progetti che hanno ottenuto le necessarie autorizzazioni urbanistiche e la marea di istanze ancora in attesa di valutazione.
La geografia delle strutture già realizzate e pienamente operative mappa l’architettura digitale civile e istituzionale che per decenni ha servito il territorio, prima dell’avvento dei colossi hyperscale. In Torino città figurano 14 impianti consolidati di medie e piccole dimensioni. Tra questi spicca l’infrastruttura pubblica gestita dalla società in-house CSI Piemonte nelle sedi di Via Monastir e Corso Unione Sovietica, che costituisce il cuore dell’elaborazione dati per la Città di Torino, la Regione e le pubbliche amministrazioni locali; la struttura è accreditata dall’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale ed è candidata a Polo Strategico Nazionale (PSN) per la custodia e la gestione dei dati critici, sanitari e strategici pubblici.
A questo nodo si affiancano i data center proprietari dei grandi gruppi industriali, bancari e di telecomunicazione, come la struttura TIM di Via Oreste Mattirolo, i centri elaborazione dati del gruppo Intesa Sanpaolo dedicati alla gestione delle transazioni finanziarie e della profilazione creditizia, i nodi di Fastweb e Iren, nonché il centro tecnologico operativo di Noovle (società cloud della galassia TIM) a Settimo Torinese.
Questi centri rappresentano l’ossatura della prima fase digitale, improntata alla gestione dei servizi locali e aziendali, ben diversa dall’impatto distruttivo e vorace dei complessi di nuova generazione a servizio delle piattaforme algoritmiche internazionali.
Sul fronte dei data center autorizzati e in fase avanzata di iter urbanistico, le varianti adottate dai vari consigli comunali delineano progetti circostanziati che convertono siti produttivi dismessi o terreni agricoli in infrastrutture ad alta densità per l’elaborazione di dati della pubblica amministrazione, della logistica avanzata, dell’industria strategica, della sicurezza e della difesa (guerra ibrida, cyber sicurezza, Defence cloud e guerra multi dominio).
A Caselle Torinese la variante numero 3 al Piano Regolatore Generale, approvata all’unanimità dal Consiglio Comunale e supportata da compensazioni ambientali negoziate con l’Ente Parco La Mandria per interventi di deimpermeabilizzazione e forestazione urbana, ha trasformato la destinazione d’uso di 450 mila metri quadrati delle aree Ata vicine all’aeroporto “Sandro Pertini” da commerciale a industriale produttiva ad alta tecnologia. Su questa variante si innesta il progetto promosso dal colosso immobiliare Hines, che prevede un campus di sei edifci industriali per oltre 150 mila metri quadrati coperti più un fabbricato d’appoggio tecnologico, con una richiesta di potenza elettrica di 250 megawatt e un investimento di 500 milioni di euro.
La posizione adiacente allo scalo aeroportuale e ai vettori di telecomunicazione lo candida all’elaborazione di dati logistici, aerospaziali e di pubblica sicurezza.
A Moncalieri, la riconversione urbanistica interessa lo storico stabilimento dell’ex Ilte (Industria Libraria Tipografica Editrice) di Via Postiglione, chiuso nel 2016 e acquistato nel 2022 per 9 milioni di euro dal tribunale fallimentare di Roma da parte di LCP (Logistics Capital Partners), fondo internazionale attivo nel real estate e nella logistica. Il progetto, che ha già ottenuto il parere positivo degli uffici comunali nel marzo 2026 e si trova al centro delle discussioni sulle compensazioni ambientali, prevede la costruzione di uno dei poli informatici più grandi d’Italia: un campus di quattro grandi edifici per 270 mila metri quadrati di superficie complessiva e una potenza elettrica di ben 576 megawatt. Si tratta di una potenza persino superiore a quella prevista per il mega-impianto nell’area dell’ex centrale di Trino Vercellese (compreso tra i 300 e i 400 MW con 4,5 miliardi di investimento), per un valore economico complessivo stimato in oltre 4,5 miliardi di euro e un’occupazione dichiarata di 400 posti di lavoro. Attorno al cuore tecnologico dedicato ai server sono previsti uffici, parcheggi, viabilità interna, aree verdi e un impianto fotovoltaico dedicato. Il passaggio dallo stabilimento fondato nel 1975 che per decenni ha stampato le Pagine Gialle, quotidiani e riviste nazionali a una mega-fabbrica del calcolo ad altissima densità per i big data segna la conversione simbolo della cintura sud torinese.
Sempre sul fronte delle varianti urbanistiche avviate per la logistica industriale e i servizi di calcolo figurano i terreni dell’ex Fiat Ricambi, che coprono oltre un milione di metri quadrati a cavallo tra i comuni di None e Volvera (con estensioni verso Moncalieri e Nichelino) e vedono istanze di potenza superiori a 600 megawatt.
A Torrazza Piemonte le varianti sulle aree delle ex fornaci mirano a consentire la demolizione e ricostruzione per far posto a un polo di calcolo orientato all’IA, mentre a Montanaro la società FCV (FCV, Real Estate Development, è una società di promozione, sviluppo e gestione immobiliare) ha avviato le interlocuzioni urbanistiche per un “Data Center hub” su un’area di 412 mila metri quadrati.
Nel capoluogo, la Cittadella dell’Aerospazio di Corso Marche rappresenta l’esempio più stringente di integrazione tra urbanistica, “difesa” e gestione dati: nel perimetro riqualificato ex Alenia, la variante urbanistica si intreccia con i progetti del gruppo Leonardo e dei centri di ricerca per l’installazione di un supercomputer e data center dedicato all’elaborazione dei dati della ricerca aerospaziale, dei sistemi di navigazione satellitare e militare.
La categoria di gran lunga più critica e pervasiva è infine quella dei data center richiesti e ancora privi di autorizzazione finale, che compongono una marea speculativa di prenotazione energetica in attesa delle procedure uniche di VIA e AIA.
A Torino città, nel quartiere Lucento, la riqualificazione dell’ex Laminatoio Bonafous vede protagonista la società Reba Projects, riconducibile al gruppo Asja Energy di Agostino Re Rebaudengo. Il progetto di trasformazione dell’area industriale dismessa prevede l’insediamento di un data center con una potenza di carico iniziale di 125 megawatt e una capacità d’espansione programmata oltre i 300 megawatt, per un investimento finanziario che parte da oltre un miliardo di euro. L’infrastruttura è nativamente concepita per supportare il calcolo intensivo dell’Intelligenza Artificiale e la gestione di grandi moli di dati a servizio del tessuto economico ed economico-statale.
In cima alla classifica per potenza richiesta figura il Comune di Grugliasco, dove sull’area ex Pininfarina di Borgata Lesna la variante urbanistica riguarda un primo modulo di circa 58 mila metri quadrati, con una potenza di progetto indicata nell’ordine dei 200 megawatt e un investimento stimato in circa 4 miliardi di euro, a fronte di almeno 200 posti di lavoro promessi. L’operazione è seguita da Added Value Capital e dall’imprenditore Alfiero Massimini, che agiscono da intermediari; il nome dell’utilizzatore finale del data center non è stato reso pubblico. Il 30 giugno 2026 il Consiglio comunale di Grugliasco ha approvato, con 17 voti favorevoli, la delibera che riconosce l’interesse pubblico alla deroga urbanistica richiesta per l’intervento. Considerando però l’intero comparto industriale dismesso di Grugliasco, risulta depositata a Terna una richiesta di allaccio alla rete per l’incredibile potenza complessiva di 1,23 gigawatt (pensata per grandi cluster di supercalcolo per l’IA) con impatti idrici massicci per il raffreddamento, un dato che supera di circa sei volte la potenza dichiarata per il solo progetto ex Pininfarina, e che lascia aperti interrogativi su quali ulteriori ampliamenti, margini tecnici o progetti paralleli possano comporlo.
Nel capoluogo, a Torino città, le pratiche complessive presentate a Terna sfiorano 1,09 gigawatt di richiesta, focalizzandosi sul recupero di vecchi immobili industriali e scali ferroviari.
A Settimo Torinese, oltre al polo già operativo di Noovle, si registrano ben otto manifestazioni di interesse presentate al Comune per un volume potenziale di potenza richiesta pari a 1,05 gigawatt. La spinta speculativa si estende a raggiera lungo i principali corridoi energetici della provincia, dove sono state depositate decine di istanze pendenti nei comuni di Chivasso, Rivalta di Torino e Collegno per sfruttare le vicine sottostazioni elettriche ad alta tensione e i canali di raffreddamento idrico. A questa pressione sulla provincia torinese si affiancano, a pochissima distanza dai confini provinciali, i progetti di mega-impianti come quello pianificato nell’area dell’ex centrale termoelettrica di Trino Vercellese, da oltre 4,5 miliardi di euro, concepito per agire in stretta sinergia con la rete di calcolo dell’area metropolitana di Torino.
L’analisi a largo spettro dei portali istituzionali, dai bollettini ufficiali della Regione Piemonte ai documenti di programmazione urbanistica comunali e alle rilevazioni di Terna, evidenzia come questo sviluppo incontrollato proceda in assenza di una pianificazione territoriale coordinata capace di valutare gli impatti cumulativi. La corsa all’autorizzazione dei data center nell’area torinese non risponde a una visione di sviluppo sostenibile o di utilità sociale per la popolazione locale, ma si inserisce perfettamente nella dinamica di accaparramento delle risorse energetiche e idriche del territorio per alimentarne la voracità, sostenendo i modelli di intelligenza artificiale, le piattaforme di sorveglianza digitale e i sistemi informativi a supporto della finanza globale e del riarmo bellico.
Per comprendere la reale portata dell’impatto territoriale che sarà generato dai data center nella città metropolitana di Torino, è necessario analizzare il sistema di approvvigionamento energetico dedicato. La transizione verso le fonti pulite per queste infrastrutture rappresenta un vincolo economico e finanziario stringente: l’accesso ai capitali internazionali, ai fondi europei e alle linee di credito dei grandi asset manager globali è subordinato al rispetto dei criteri ESG (Environmental, Social, and Governance) e alla stipula di contratti a lungo termine per l’acquisto di sola energia rinnovabile (Corporate Power Purchase Agreements – PPA).
Questa esigenza finanziaria si scontra con una contraddizione fisica fondamentale: i data center dedicati all’Intelligenza Artificiale, alla finanza e al sistema di guerra richiedono un carico elettrico continuo e costante (baseload), attivo 24 ore su 24 per 365 giorni all’anno, laddove la produzione eolica e solare è per sua natura intermittente e dipendente dalle condizioni atmosferiche. Per evitare il ricorso alle fonti fossili della rete nazionale, che vanificherebbe le certificazioni necessarie per intercettare i mercati finanziari, l’ecosistema industriale piemontese sta subendo una trasformazione infrastrutturale coordinata. Questa riorganizzazione poggia sulla proliferazione di maxi-impianti di Fonti di Energia Rinnovabile (FER) e sull’installazione di gigafactory di accumulo elettrochimico tramite batterie (Battery Energy Storage Systems – BESS).
La dimensione di questo fenomeno trova riscontro nei dati istituzionali della Regione Piemonte e del Consiglio Regionale, che in attuazione della normativa nazionale sulle aree idonee e sul riparto del burden sharing hanno fissato l’obiettivo vincolante di installare 4.991 megawatt (pari a quasi 5 gigawatt) di nuova potenza da fonti rinnovabili entro il 2030. La sola provincia di Torino riveste un ruolo primario in questo piano, assorbendo una quota rilevante delle nuove istanze di impianti fotovoltaici a terra e agrivoltaici avanzati. La pressione sulle superfici agricole del Canavese, del Pinerolese e della pianura torinese è direttamente correlata alla domanda di energia dei data center: le 43 pratiche pendenti o autorizzate nella provincia torinese richiedono oltre 8 gigawatt di potenza teorica complessiva, a fronte di una produzione solare che per erogare un singolo gigawatt continuativo necessita di installazioni estese per centinaia di ettari di terreno.
Parallelamente agli impianti di produzione, la Giunta regionale e gli enti locali si trovano così a gestire l’esplosione delle autorizzazioni per i sistemi di accumulo BESS di taglia industriale, indispensabili per stoccare l’eccesso di energia diurna e rilasciarla continuamente ai server durante le ore notturne o di buio.
Il nodo infrastrutturale torinese è diventato uno dei principali poli d’attrazione nazionali per questi impianti. Tra le strutture già autorizzate e in fase di cantiere spicca il mega-progetto BESS stand-alone di Rondissone, sviluppato dalla società Aer Soléir e aggiudicatario nell’asta del Capacity Market di Terna, che prevede un investimento di 170 milioni di euro per una potenza di 250 megawatt e una capacità di accumulo pari a 1 gigawattora, collocandosi tra i più grandi impianti di accumulo energetico d’Europa.
A questa struttura si affiancano decine di ulteriori istanze presentate presso la Città Metropolitana di Torino e i comuni della prima e seconda cintura, in particolare nei poli strategici di Chivasso, Settimo Torinese, Orbassano e lungo l’asse della Val di Susa, dove la disponibilità di stazioni di trasformazione ad alta tensione ereditate dal tessuto ex industriale consente l’allaccio di “container” di batterie a litio per centinaia di megawatt aggiuntivi.
L’incastro tra la produzione rinnovabile, i sistemi BESS e le richieste dei data center evidenzia precise criticità territoriali e sociali. La legge regionale sulle aree idonee ha introdotto vincoli specifici per limitare il consumo di suolo agricolo (fissando tetti massimi alla Superficie Agricola Utilizzata comunale e distanze di rispetto), ma ha al contempo stabilito corsie preferenziali ed esenzioni per gli impianti destinati all’autoconsumo industriale e ai poli tecnologici, disponendo persino l’obbligo di copertura fotovoltaica per i nuovi data center e centri logistici. Ciononostante, la combinazione di campus per server, parchi solari estesi e container BESS sottrae ampie porzioni di terreno, alterando inevitabilmente gli ecosistemi locali.
Si registrano inoltre profili di rischio industriale legati agli impianti BESS, dovuti alla presenza di grandi quantitativi di batterie al litio ad alta densità soggette al rischio di thermal runaway (incendi chimici ad alta temperatura e di difficilissimo spegnimento) in prossimità di centri abitati o aree produttive. Infine, l’enorme concentrazione di potenza richiesta a Terna impone massicci interventi di adeguamento della rete elettrica ad alta tensione; le relative opere infrastrutturali rischiano di traslare i propri costi sulla collettività attraverso le componenti tariffarie delle bollette elettriche, mentre i benefici del calcolo avanzato e della vendita di energia rimangono concentrati in capo ai grandi operatori privati e ai fondi speculativi.
I data center ad alta densità di calcolo e le loro infrastrutture energetiche d’appoggio non sono soltanto nodi strategici dell’economia e della finanza globale, ma si configurano a tutti gli effetti come installazioni a marcata natura dual-use, ossia a doppio uso civile e militare. La progressiva integrazione del cloud di supercalcolo nei sistemi informativi della difesa, nella gestione logistica delle forze armate, nell’elaborazione dell’intelligence strategica e nella guida dei sistemi d’arma autonomi basati sull’Intelligenza Artificiale trasforma radicalmente lo statuto di queste cattedrali digitali in tempo di crisi o di conflitto armato.
Nel quadro delle dottrine militari contemporanee e del diritto internazionale bellico, un centro elaborazione dati che ospita o processa flussi informativi strategici cessa di essere una semplice struttura commerciale per assumere la qualifica di obiettivo militare primario (key terrain informazionale). La concentrazione sul territorio torinese di imponenti poli di calcolo, affiancati da maxi-impianti di produzione rinnovabile e da imponenti sistemi di accumulo BESS ad alta intensità energetica, determina così la creazione di veri e propri bersagli strategici ad alto rischio.
In caso di escalation geopolitica o di operazioni belliche convenzionali, cibernetiche o ibride, l’attacco diretto o il sabotaggio a queste infrastrutture — siano essi condotti tramite attacchi informatici devastanti, droni o missili di precisione a lungo raggio — non provocherebbe soltanto la paralisi dei servizi digitali e il rischio di estesi blackout energetici a cascata sulla rete civile. Un’aggressione o un incidente catastrofico su un data center o su una gigafactory di batterie a ridosso delle aree urbane esporrebbe la popolazione residente e i comuni limitrofi a danni collaterali devastanti, che vanno dalla distruzione fisica del tessuto urbano circostante al rischio di incendi chimici e tossici inestinguibili legati ai sistemi di accumulo elettrochimico, trasformando le comunità locali nei terminali fisici di una guerra combattuta alla velocità del calcolo algoritmico.
FONTI
- Terna S.p.A. (Gestore della Rete di Trasmissione Nazionale):Rilevazioni e dati ufficiali sulle istanze di prenotazione della potenza elettrica per i data center in Italia e in Piemonte (95,38 GW a livello nazionale; 64 istanze per oltre 13 GW in Piemonte; 43 pratiche per 8,08 GW nella sola provincia di Torino; 1,23 GW a Grugliasco; 1,09 GW a Torino città; 1,05 GW a Settimo Torinese; ~600 MW a Chivasso e ~600 MW a None).
- Sole 24 Ore (“Data center: 95 gigawatt di richieste alla rete Terna”, di Celestina Dominelli, 23 Agosto 2026):Inquadramento economico-normativo nazionale sul boom delle istanze di allaccio alla rete elettrica e intervista a Laura D’Aprile (Capo Dipartimento Sviluppo Sostenibile del Mase) su linee guida per i procedimenti di VIA/AIA e misure anti-speculazione.
- La Voce (“Data center a Chivasso, Settimo Torinese, Grugliasco. Sarà un’invasione?”, di Liborio La Mattina, 15 Settembre 2026): Dettagli puntuali sui progetti della cintura torinese: ex Laminatoio Bonafous a Lucento (Reba Projects / Asja Energy da 125–300 MW), ex Pininfarina a Grugliasco (Added Value Capital / Alfiero Massimini da 200 MW e 4 miliardi), ex Ilte a Moncalieri, parco logistico ex Fiat Ricambi (None/Volvera), polo di Caselle (Hines da 250 MW), Chivasso e le 8 manifestazioni di interesse a Settimo Torinese.
- La Repubblica Torino (“Nell’ex Ilte nasce il mega data center”, di Mattia Aimola, 2026): Dettagli ufficiali sul progetto LCP (Logistics Capital Partners) a Moncalieri in Via Postiglione: acquisto dal tribunale fallimentare nel 2022 per 9 milioni di euro, parere positivo degli uffici comunali a marzo 2026, 4 edifici su 270.000 m², potenza di 576 MW, 400 posti di lavoro e oltre 4,5 miliardi di investimento.
- Verbale di Deliberazione del Consiglio Comunale di Grugliasco (n. 41 del 30 giugno 2026): Approvazione dell’interesse pubblico per la deroga urbanistica sull’area ex Pininfarina di Borgata Lesna (circa 58 mila m², 200 MW, 4 miliardi di euro promossi da Added Value Capital).
- Delibere e Piani Urbanistici dei Comuni di Caselle Torinese, Montanaro e Torrazza Piemonte: Variante n. 3 al PRG di Caselle Torinese sulle aree Ata (450 mila m² complessivi per 150 mila m² coperti dal campus Hines); interlocuzioni del developer FCV a Montanaro (412 mila m²) e varianti sulle ex fornaci di Torrazza Piemonte.
- Città di Torino e Regione Piemonte (CSI Piemonte, Polo Strategico Nazionale e Cittadella dell’Aerospazio):Documentazione istituzionale sugli impianti in-house di Via Monastir e Corso Unione Sovietica (CSI Piemonte accreditato ACN e candidato PSN); varianti urbanistiche ex Alenia in Corso Marche per la Cittadella dell’Aerospazio e i progetti di supercalcolo con Leonardo S.p.A.
- Regione Piemonte e Consiglio Regionale del Piemonte: Atti d’indirizzo per il riparto del burden sharing e legge regionale sulle aree idonee per impianti a fonti rinnovabili (target vincolante di 4.991 MW di nuova potenza FER entro il 2030, vincoli SAU e deroghe per l’autoconsumo di poli tecnologici e data center).
- Rinnovabili.it / SolareB2B / Energia Mercato (“Aer Soléir investe 170 milioni in Piemonte: al via a Rondissone uno dei più grandi BESS d’Italia”, 2026): Dettagli sull’impianto BESS stand-alone di Aer Soléir a Rondissone (250 MW / 1 GWh di capacità di accumulo, aggiudicato nell’asta Capacity Market di Terna per 170 milioni di euro).
- UNIDIR – United Nations Institute for Disarmament Research (“Clouds of War: The Implications of Targeting Data Centres”, Policy Note): Analisi di diritto internazionale e dottrina bellica sul valore strategico e dual-use (civile e militare) delle infrastrutture fisiche di calcolo e dei data center considerati key terrain informazionali e bersagli militari.
- Modern War Institute at West Point (“Data Center Warfare: Defending the Key Terrain of AI Infrastructure”, Policy Paper): Studi sull’integrazione tra infrastrutture fisiche di supercalcolo per l’IA, sistemi d’arma autonomi, difesa cibernetica e vulnerabilità bellica dei nodi energetici.
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