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Procure e repressione: rete di resistenza legale

Questo sabato si tiene la prima occasione d’incontro nazionale della rete di legali che ragiona a partire dai vecchi e nuovi dispositivi di repressione penale. 

da Radio Blackout

La torsione autoritaria sul piano legislativo degli ultimi periodi, in particolare con uno sguardo alla conflittualità sociale e alla protesta, ha fatto nascere da un anno e mezzo l’esigenza per una serie di avvocati e avvocate di scambiare i materiali legati alle varie esperienze giudiziarie per metterle a confronto verso un’elaborazione collettiva. 

“La tendenza a legiferare, non in chiave generale ed astratta, ma sulla base di contingenze e presunte emergenze, si traduce oggi in un flusso di incessante e sempre più ravvicinata produzione di provvedimenti legislativi di natura penale, su tutti i decreti sicurezza che attraverso uno sproporzionato e ingiustificato rigore punitivo moltiplicano le fattispecie di reato e aumentano le sanzioni creando un sistema penale altamente diseguale e lesivo dei diritti fondamentali dei cittadini.”

Oltre ai decreti sicurezza, anche il referendum sulla giustizia è paradigmatico nel mostrare come si costruisce il diritto penale del nemico: una direzione che il referendum vuole legalizzare ma già intrapresa da tempo. Il meccanismo che vediamo già messo in atto vede il sovvertimento del potere del pubblico ministero, che viene messo in secondo piano rispetto alla polizia giudiziaria: a Torino abbiamo assistito a come l’impalcatura del processo, invece di farla la procura spesso e volentieri viene fatta dalla DIGOS, risultando nel rendere la polizia un vero e proprio avvocato della polizia. 

L’incontro è sabato 14 marzo dalle 14 alle 19 presso la sede dell’associazione Volere la luna, in via Trivero n. 16

Ne parliamo con l’avvocato Claudio Novaro:

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