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Torino: la Procura chiede 18 arresti domiciliari per chi si è opposto al genocidio del popolo palestinese

Continua il tentativo di criminalizzazione del movimento che questo autunno ha visto il coinvolgimento di centinaia di migliaia di persone in tutta italia contro il genocidio del popolo palestinese e la complicità del nostro governo con lo stato d’Israele.

A Torino la Procura e la Questura continuano la loro opera di intimidazione nei confronti di militanti ed attivisti/e. Questa volta sono 18 le richieste di arresti domiciliari nei confronti di altrettante/i compagne/i che hanno partecipato al “Blocchiamo tutto”. Gli interrogatori preventivi nei loro confronti sono stati fissati tra il 4 ed 6 febbraio. Ancora una volta la Procura mette insieme differenti episiodi di piazza e manifestazioni che hanno avuto luogo tra settembre e novembre 2025. Blocchi stradali e ferroviari, la manifestazione che ha raggiunto l’aeroporto di Caselle, l’occupazione delle OGR in occasione della Tech Week, il sanzionamento dell’industria di armi Leonardo e l’occupazione simbolica della sede del giornale La Stampa vengono inserite tutte in un unico calderone. Ancora una volta viene fatto cherry picking: in manifestazioni ed azioni che sono state condivise ed agite da decine di realtà e migliaia di persone la Digos e la Procura decidono di selezionare diciotto giovani attiviste/i con l’obiettivo di punirli/e non tanto per i reati in sé, ma per il loro protagonismo e la loro generosità all’interno del movimento. Ad alcuni degli accusati in questo procedimento vengono nuovamente imputati interventi al microfono od al megafono che secondo le tesi della procura sarebbero stati d’incitamento alla commissione di reati. A testimoniare ulteriormente l’intento punitivo e disciplinante dei magistrati il fatto che la maggiorparte degli indagati siano giovani e giovanissimi spesso alla prime esperienze politiche.

La notifica di questa nuova inchiesta avviene a poche ore dalla liberazione degli studenti e delle studentesse coinvolte nel filone che riguarda i minorenni. Questi dopo aver passato settimane ai domiciliari in una condizione particolarmente afflittiva che inzialmente non permetteva neanche di andare a scuola se non accompagnati dai genitori hanno visto l’annullamento delle misure per la mancanza dell’interrogatorio preventivo: una garanzia minima, ignorata in nome dell’urgenza repressiva. Resta la sensazione – tutt’altro che infondata – di una procura determinata a “tenerli a casa”, più che ad accertare responsabilità penali.

Ancora, è indicativo che queste operazioni si susseguano pressocché ininterrottamente dallo sgombero di Askatasuna in poi: è evidente che l’obiettivo è quello di fiaccare la forte mobilitazione giovanile e sociale che in seguito a questa forzatura da parte del Ministero dell’Interno e della Prefettura si è attivata in città ed a livello nazionale.

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