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L’eccidio di Vallucciole

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È il pomeriggio del 12 aprile 1944 quando tre SS travestite da partigiani, mandate in avanscoperta,  viaggiano a bordo di un’auto civile: una squadra della brigata “Faliero Pucci”, scesa dalle montagne circostanti a rifornirsi di farina, la intercetta a Molin di Bucchio, località vicino a Stia, nel fiorentino.

Ingaggiato il combattimento, due tedeschi vengono uccisi ed abbandonati nell’auto, mentre il terzo riesce a sfuggire.

La terribile rappresaglia tedesca non tarda ad arrivare: all’alba del 13 aprile reparti italiani e tedeschi investono la zona con quella che sarà la prima strage di civili toscana.

Sono sei-settecento le SS e i repubblichini che prendono parte alla strage, che ha come epicentro la località Vallucciole, ma che si estende poi anche a Stia, Castagno, e tutto il circondario.

Tutt’ora si ignora il numero complessivo delle vittime, ma quel che è certo è che al tramonto del 14 aprile Vallucciole non esiste più: intere famiglie sono state distrutte, le case incendiate, e i cadaveri di 108 tra donne, bambini e anziani, abbandonati tra le macerie.

Questa la testimonianza di Carlo Levi, riuscito a fuggire dal rastrellamento tedesco: “Dovevamo stare immobili. lo avevo il Vanni di fianco a me e guardavamo la casa che era ancora piena di tedeschi. Ma la moglie del Vanni e le bambine dove erano? Erano rimaste in casa e sentivamo gridare. I tedeschi sparavano dentro e fuori. Poi i tedeschi uscirono e sprangarono la porta. Non sentivamo più gridare le bambine, ma vedemmo il fuoco dalle finestre. Allora ci urlarono di metterci in fila e di camminare. Ognuno aveva un tedesco dietro. Il Vanni era davanti a me e si voltava, sotto il peso delle cassette, verso casa: ma ogni volta che egli volgeva il capo il suo tedesco gli dava un colpo sul viso con la punta del bastone ferrato. Cosi camminammo per delle ore. Ad ogni casa ci fermavamo e dappertutto la stessa storia. I tedeschi entravano: gli uomini venivano buttati fuori e caricati con le cassette: la nostra fila si allungava. Nelle case le donne e i bambini venivano ammazzati subito. E le bestie, anche, nelle stalle. E poi davano fuoco. Cambiavano soltanto il modo; qui con la benzina, in un’altra casa con le bombe incendiarie, e massacravano con le bombe, coi fucili, coi mitra, con le mazze, coi coltelli. Un vecchio di settant’anni, il Lucherini, che non si reggeva in piedi, si fermò, il tedesco che gli stava dietro gli sparò subito una scarica alla testa. Dalla loro casa tirarono fuori gli Orai. Lei, signor Nerini, li conosceva, è una famiglia di ciechi dalla nascita: sono tre fratelli tutti ciechi. Quelli provarono a portare le cassette sul sentiero ma come potevano fare? Lo dissero che erano ciechi ma i tedeschi li spingevano a randellate. E quando, prima uno, poi l’altro, poi il terzo caddero con le loro cassette, gli spararono nella testa e li lasciarono lì.”

Nei giorni della strage i tedeschi catturano 17 giovani partigiani ripiegati nel Casentino dalla Romagna. Condotti presso il cimitero di Stia, tutti i prigionieri saranno fucilati. Essi erano: Rino Bagnoli, Mario Berlini, Giorgio Bratti, Zo Casadei, Giorgio Cremonini, Antonio Fabbri, Lelio, Lama, Michele Manaresi, Marcello Marzolini, Gualtiero Righini, Romolo Zaccaroni, Fidelmo Zambianchi, più 5 di cui non è stato possibile procedere all’identificazione.

Guarda “VALLUCCIOLE 1944 -2022 RICORDANDO UNA STRAGE“:

Guarda “VALLUCCIOLE – Erano alberi rami e foglie”:

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pubblicato il in Storia di Classedi redazioneTag correlati:

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