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Gap in azione obiettivo Giovanni Gentile

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La risposta alla ferocia fascista viene ancora dai Gruppi d’Azione Patriottica.

Il bersaglio, l’uomo che deve pagare non per rappresaglia, ma per il contributo che ha dato e che dà ai misfatti fascisti, dei quali porta piena la responsabilità, non è scelto a caso. È Giovanni Gentile. Gentile ha appoggiato il fascismo fino in fondo e quanto più la guerra diventa impresa disperata, quanto più la coscienza del paese reclama pace e libertà, lui si erge accanto a Mussolini per garantire con il suo peso morale la legittimità della guerra e la giustezza della causa fascista.

Negli ultimi mesi ha avallato anche il fascismo repubblichino, l’edizione degenerata del fascismo. Dopo il ritorno di Mussolini, in un discorso a Roma, ha chiamato i giovani alla ricostruzione della « patria fascista». Ha continuato sulla “Nuova antologia” l’apologia del fascismo. Il 19 marzo, inaugurando l’attività dell’Accademia d’Italia, ha fatto una folle esaltazione di Mussolini. Direttamente o indirettamente garantisce che tutto ciò che i fascisti fanno è legittimo, giusto, morale, dando così altra forza al fascismo, gettando dubbi e confusione nella coscienza di tanti studiosi e tanti giovani.

In questo sforzo per subordinare la cultura ed il popolo ai poteri «costituiti », Gentile è, in certo modo, coerente con se stesso, con le sue idee.

In occasione dell’inaugurazione dell’Accademia d’Italia Giovanni Gentile aveva affermato: «La risurrezione di Mussolini era necessaria, come ogni evento che rientra nella logica della storia. Logico l’intervento della Germania, che i traditori avevano disconosciuta… Cosi l’Italia fu subito ritrovata attraverso Mussolini e aiutata a rialzarsi dal condottiero della grande Germania. Con Mussolini è risorta l’Italia dì Vittorio Veneto… e la voce del capo non è spenta, perchè era quella della patria immortale».

Contro Gentile polemizza Concetto Marchesi dalla rivista comunista clandestina “La nostra lotta”:

“Il merito di aver portato la legge e norma pubblica al livello dello scannamento più facile e più selvaggio saetta al fascismo ed al nazismo. E di questo voi, eccellenza Gentile, siete pienamente persuaso. Con chi debbono allora accordarsi i cittadini d’Italia? Coi tribunali speciali della repubblica fascista o coi comandi delle SS germaniche? Il fascismo è l’ibrido mostruoso che ha raccolto nelle forme più deliranti di criminalità gli eccessi della reazione, è lo stagno dove hanno confluito i rifiuti e le corruttele di tutti i partiti. E ora da questa preda immonda della paura e della follia si ardisce tendere le braccia per una concordia di animi? Concordia e unità di cuori, è congiunzione di fede e di opere, è reciprocanza d’amore; non è posatura inerte e fangosa di delitti e di smemorataggini. Quanti oggi invitano alla concordia, sono complici degli assassini nazisti e fascisti, quanti incitano oggi alla tregua vogliono disarmare i patrioti e rifocillare gli assassini nazisti e fascisti perchè indisturbati consumino i loro crimini.

La spada non va riposta finché l’ultimo nazista non abbia ripassato le Alpi, finché l’ultimo traditore fascista non sia sterminato. Per i manutengoli del tedesco invasore e dei suoi scherani fascisti, senatore Gentile, la giustizia del popolo ha emesso la sua sentenza; morte! ».

Dopo l’eccidio del Campo di Marte i giovani dei Gruppi d’azione patriottica decidono di metter fine alla complice attività di Gentile.

La soppressione di Gentile non è decisa da nessuna direzione di partito. Nè del resto ce ne sarebbe bisogno. Le unità politiche e militari di base della Resistenza si muovono secondo la direttiva generale di “guerra ai fascisti e ai loro ma­nutengoli!”. Ogni nemico quindi è un bersaglio da colpire. Gentile abita a villa Montaldo, al Salviatino, un riposante e ameno luogo a monte dei torrente Africo, sotto i declivi delle colline di Fiesole e di Settignano. Ha l’abitudine di rientrare a casa in un’auto guidata da un milite fascista.

I giovani dei GAP hanno fatto alcuni appostamenti per conoscere bene le sue abitudini ed evitare errori. Il 15 aprile entra in esecuzione il piano. Sono tre uomini, tre giovani tra i quali Bruno Fanciullacci e Antonio Ignesti. Verso le ore 15 come di consueto arriva alla villa la grossa auto del Gentile. L’autista rallenta per dar modo al guardiano di aprire il cancello. I gappisti si avvicinano alla macchina, si accertano che sia lui, estraggono le rivoltelle e sparano. L’azione gappista, approvata dalla maggioranza della popolazione, dà luogo a contrasti e polemiche nel CTLN (Comitato Toscano di Liberazione Nazionale). L’esecuzione di Gentile non ha il consenso di tutti e il Partito d’azione è il più reciso nel condannarla ritenendo che sarebbe stato preferibile rimettere le sorti del filosofo a un tribunale dopo la liberazione.

Il rappresentante del Partito d’azione propone un ordine del giorno di deplorazione per quanto è accaduto. L’ordine del giorno è approvato con l’astensione dei comunisti i quali, pur non avendo il loro partito deciso l’uccisione di Gentile, non possono disapprovare quell’atto vindice e giustiziere compiuto da giovani patrioti col rischio della propria vita.

Il Comitato di liberazione nazionale Alta Italia (CLNAI), probabilmente valutando in modo politico e scevro da considerazioni locali, approva invece all’unanimità l’esecuzione di Gentile.

I Gruppi d’azione patriottica pubblicano un manifestino che riproduce l’articolo di Concetto Marchesi preceduto da questa introduzione.

«Ai clamori ed ai piagnistei della stampa fascista per l’uccisione di Giovanni Gentile crediamo sufficiente rispondere con il seguente articolo dal, titolo “Rinascita fascista: tribunali degli assassini” pubblicato il mese scorso su “La nostra lotta”, organo del Partito comunista italiano, che rispecchia efficacemente la posizione di Gentile quale esponente e difensore dello pseudo movimento fascista repubblicano. Ricordiamo anche che i patrioti fiorentini il 22 marzo giurarono di vendicare i loro cinque fratelli caduti sotto il piombo dei traditori fascisti. Alle promesse seguirono i fatti».

. Il 30 aprile, pertanto, “La libertà” organo del Partito d’azione pubblica un lungo articolo in cui è detto:

«Deploriamo l’assassinio di Gentile Giovanni. La violenza, per quanto giustificata come reazione ad altrui violenza, ha un limite, oltre il quale si ritorce su se medesima: e la brutale eliminazione di Gentile ha creato nelle coscienze di noi tutti un disagio che dev’essere analizzato, senza settarismi e con spregiudicata serenità.

Gentile s’era assunto responsabilità pesanti e inescusabili. Egli aveva avallato, con l’autorità della sua solida personalità di uomo e di studioso, la triste collana di violenze, di prevaricazioni, di inettitudini che recarono la rovina d’Italia; quel che è peggio, egli s’era schierato, dopo l’8 settembre, dalla parte della persecuzione e della tirannia, nel momento stesso che l’Italia del progresso e della libertà, incurante del sacrificio, scendeva animosamente in campo. Noi attribuivamo a Gentile una parte preponderante nel mercimonio e nella corruttela delle coscienze di intere generazioni di giovani. Ammantando l’essenziale carenza di ogni contenuto spirituale, caratteristica del fascismo, di una pseudo filosofia dello Stato etico, e legando questa dottrina alla propria dignità di studioso e di ricercatore, egli aveva gettato l’incertezza e lo scetticismo sull’effettiva essenza dei valori morali e sul dovere di difenderli fino alla morte nell’animo di molti, che subivano l’innegabile azione della sua forte personalità.

Tuttavia dobbiamo riconoscere che Gentile aveva incarnato, nei primi decenni del secolo, il migliore pensiero filosofico italiano; che le forze progressiste della cultura italiana si erano raccolte allora intorno al nome suo e a quello di Croce, intorno a due poli che più efficacemente rappresentavano le esigenze del rinnovamento spirituale del paese; e che la sua opera di quei decenni resta a testimonianza di un ingegno fervido e vivo, e di nobili interessi speculativi ed umani.

Anche la sua riforma scolastica, sebbene legata al fascismo e viziata da una concezione autoritaria ed hegeliana dello Stato, sostanzialmente sorda ad esigenze democratiche e liberali, costituì tuttavia, nel complesso, un’opera ammirevole alla quale l’amore sincero per la scuola ed il rispetto per l’autonomia dell’insegnamento infusero un severo carattere di dignità e di unità, che si ricollega alle tradizioni dello Spaventa e del De Sanctis: tant’è vero che poco dopo che il Gentile aveva abbandonato il potere, la sua opera cominciò a venire disintegrata, sminuzzata. falsata e sostanzialmente vanificata dalle forze oscure e torbide dello stesso fascismo che a partire dall’episodio di Matteotti presero definitivamente il sopravvento.

Da queste forze, pur con qualche riluttanza e incertezza, il Gentile finì per essere travolto e asservito: corrotta la sua coscienza morale e politica, divenne essa stessa fonte di corruzione agli altri. E più si andava ricreando e maturando, fra le persecuzioni e le violenze, una rinnovata coscienza politica di quanti avevano per tempo riconosciuto nel futile trionfo del fascismo null’altro che una esasperata manifestazione di materialismo cinico, di sfrontato nazionalismo, di corruttela morale, di oppressione classista, più la figura del filosofo siciliano, già amata e rispettata, si andava staccando – talora con violenza, tal’altra lentamente ma con fermezza – dall’animo di molti, fino a simboleggiare, nella forma più manifesta la diabolica potenza della tirannia tendente a piegare la libertà interiore degli uomini. Questo cammino, sull’orma di Croce, fu percorso da tutti gli spiriti migliori del paese, che inesorabilmente si trovavano sull’altra sponda, allorché più chiaramente cominciarono a delinearsi le conseguenze catastrofiche dell’esperimento fascista. Non saremo quindi noi a negare o sminuire le responsabilità di quest’uomo che, ormai accecato da un insensato spirito di parte e da una orgogliosa ostinatezza, aveva accettato d’imbrattare il suo nome, un tempo ben degno di rappresentare la cultura italiana, nella turpe e sanguinosa farsa dell’Italia repubblicana dell’8 settembre: già il suo discorso del 24 giugno alla vigilia del crollo del fascismo, e poi le manifestazioni successive scritte e verbali, avevano dimostrato fino a che punto la sua capacità di comprensione e di valutazione fosse ottenebrata da un tumulto di sentimenti e di passioni basse e inconfessabili. E ci sembrava legittimo che egli fosse chiamato un giorno a rendere conto, davanti a un tribunale straordinario del popolo, delle sue gravi colpe di lesa patria e di lesa coscienza, poiché a nessuno è lecito, e tanto meno ad un alto intelletto, tradire il proprio paese, e corrompere le anime dei cittadini.

Ma la sua uccisione per mano di quattro irresponsabili non solo ha generato una reazione penosa e negativa in vasti ambenti antifascisti ma ha vanificato l’efficacia di ammaestramento etico che sarebbe derivata dalla pronuncia di una condanna da parte di un tribunale nazionale, che fosse legalmente costituito e rappresentasse la vindice testimonianza di un’Italia risorta a libertà e giustizia ».

“L’Azione comunista” replica all’articolo de “La libertà” (11 maggio 1944) con questo breve trafiletto dal titolo « Agli amici del Partito d’azione » :

«Con grande interesse ed attenzione abbiamo letto il vostro articolo “L’uccisione di Gentile” pubblicato nel n. 7 de “La libertà”. Ci ha meravigliato però che il disagio creato nelle vostre coscienze non sia stato eliminato e superato “dall’analisi senza settarismi e con spregiudicata serenità” condotta attraverso tutto l’articolo suddetto. Se noi non avessimo conosciuto Gentile, vi assicuriamo che sarebbe bastata la lettura del vostro articolo per approvare incondizionatamente l’azione giustiziera compiuta dai patrioti fiorentini affrontando con tanta audacia il pericolo di morte per eliminare un nemico della propria patria ed impedirgli di continuare a nuocerle. Noi riteniamo che l’uccisione di Gentile non solo sia un « monito di giustizia e lavacro di purificazione ma un vero ammaestramento etico, capace di ispirare nella gioventù patriottica i più alti sentimenti di onore e di sacrificio, e verso i traditori lo spavento della inesorabile giustizia del popolo ».

Gli antifascisti, la maggior parte degli uomini di cultura, proprio quelli che avevano avuto fiducia e stima in Gentile e che se ne erano distaccati per il suo connubio col fascismo, i giovani studenti comprendono meglio del Codignola il significato morale e politico di quella condanna eseguita sul posto che Gentile aveva scelto: accanto al fascista oppressore.

Guarda “Uccisione del filosofo fascista Giovanni Gentile – 15 aprile 1944″:

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