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Giustiziato un fascista

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E’ il 23 maggio 1944 sono le 7.30 di sera, Silvio Corbari, Iris Versari e Adriano Otello si consegnano al console Marabini comandante in capo della Guardia Nazionale Repubblicana di Forlì. Il console stringe loro la mano e li invita a salire sulla sua auto per rientrare subito a Forlì. Lasciando di conseguenza gli intermediari a piedi, che proseguiranno a bordo degli altri mezzi. Sono circa le 20 quando la Lancia Augusta oltrepassa gli autocarri in sosta sulla strada, suscitando gli sguardi stupefatti e trionfanti di ufficiali e soldati. Molti di loro avevano scommesso sull’impossibilità di un simile epilogo. Evidentemente, gli uomini di azione finiscono sempre per intendersi, a dispetto degli odi e degli ideali, sentimenti poco profondi in chi subisce il fascino della bella morte. Il console si volta indietro e Corbari gli sorride, con un’espressione di malcelata complicità. Ebbene si, conferma a sè stesso Marabini, ricambiando il sorriso: oggi ho ottenuto una doppia vittoria, dissolvere la più pericolosa banda che infesta la Romagna, e arruolare un valoroso combattente.

L’autista accelera, dirigendosi verso Forlì. Gli autocarri sono più lenti, e ben presto vengono distanziati.

“Stia tranquillo, non c’è alcun pericolo in questa zona”, lo rassicura il console. A 6 chilometri da Predappio, l’autista comincia avvertire una crescente inquietudine: non gli piace la situazione che si è creata preferisce farsi raggiungere dalla scorta. E finge un guasto meccanico per fermarsi sul bordo della strada. Corbari, disarmato, fa un cenno ad Iris. Lei gli passa la pistola che teneva nascosta sotto la camicia.

“Ehi console…” dice puntandola alla testa di Marabini.

“Ma ci hai creduto davvero? Sei stato così fesso da illuderti che ci saremmo arresi? Guardami negli occhi: ti sembro uno capace di passare dalla tua parte, di tradire i compagni?”

Il console è impietrito. Fissa il vuoto davanti a sè, e non ha neppure il tempo di riflettere sulla propria ingenuità.

Corbari gli spara un colpo alla nuca.

L’autista viene rilasciato con la raccomandazione di raggiungere l’abitato e raccontare cosa sia veramente accaduto.

Corbari, Iris e Otello tornano sui monti.

Fonte: “Ribelli” di Pino Cacucci

Guarda “Bande partigiane, le beffe di Sirio Corbari“:

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