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Ded Moroz Vs Babbo Natale

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Ecco perché Ded Moròz è infinitamente più tosto di Babbo Natale.

Tanto per cominciare Ded Moròz non è un santo ma un demone, vuoi mettere? Un santo per quanto santo resta pur sempre uomo, un demone invece è tutt’altra storia. Un demòn è essenza, è forza della natura, è qualcosa che trascende il bene o il male e infatti anticamente se ne andava a zonzo ghiacciando boschi, gente, eserciti o anche bambini, così tanto per fare, come gli pareva.

Ded Moròz discende da Morosko, l’inverno russo fatto persona, una divinità pagana che riaffiora qua e là nelle fiabe russe, roba forte. Per sopravvivere all’avanzata del Cristianesimo, Morosko dovette smussare le spigolosità del suo carattere e rinunciare al vizietto di surgelare la gente. Da San Nicolò di Myra, tuttora patrono di Russia, imparò a distribuire doni ai bimbi buoni e si tramutò in Nonno Gelo. Mentre in Occidente San Nicolò scambiava la sua mitra con un ridicolo cappuccio col pompon, fondendosi nel suo alter ego laico Babbo Natale, in Russia il santo rimase al suo posto, cioè in chiesa e l’incarico di distribuire doni ricadde interamente sulle spalle di Ded Moròz nel giorno di Capodanno.

  1. Ded Moròz c’ha un certo tiro. Nonostante l’età, tutt’altro che imbolsito e rubizzo come il nostro Babbo Natale, Ded Moròz è slanciato e si veste con classe e sontuosità. Con ai piedi i valenki, stivali di feltro tradizionali e in testa il copricapo regale avanza vigoroso nella neve con in mano l’immancabile bastone di ghiaccio.

Poi arriva il 1917 e le cose si mettono male pure per Ded Moròz. San Nicolò, nemmeno a parlarne, venne fatto fuori all’istante insieme a ogni altra processione o qualsivoglia festività per oppiomani. Ded Moròs, accusato di “esser alleato di preti e kulaki” fu bandito nel 1928.

Tuttavia liberarsi di Ded Moròz si rivelò più difficile del previsto e anche il burbero e sanguigno Stalin (realismo socialista???) fu costretto a una vistosa inversione di marcia. Pavel Postyshev, segretario del partito comunista ucraino con una lettera pubblicata sulla Pravda, nel 1935 chiese il ritorno degli “alberi del Nuovo Anno” (che Natale era parola da non pronunciare) e riaprì le porte della Russia a Ded Moròz, a patto però che lavorasse per il socialismo. Dovrà sostituire San Nicolò nella consegna dei doni, il giorno fissato sarà Capodanno, il 31 dicembre. Dovrà fare il giro delle piazze dove i bambini lo aspetteranno riuniti sotto l’abete di Capodanno allestito dal Komsomol, il comitato giovanile locale. All’uopo gli verrà fornita anche una divisa di colore rosso fiammante che lo farà assomigliare al Babbo Natale dei capitalisti. Ma sotto Stalin le cose vanno così: a furia di svuotare, sostituire e rimescolare simboli e significati si precipita nel ridicolo.

  1. Ded Moròz e Babbo Natale vanno in guerra!

Scoppia la Seconda Guerra Mondiale. Ded Moròz viene arruolato. Eccolo lì, colbacco in testa e tel’njaška sotto il cappotto, mentre regala una scarica di bombe ai nemici. Anche Babbo Natale è costretto a imbracciare il fucile ma si vede lontano un miglio che starebbe molto più volentieri in ciabatte davanti al caminetto. Ded Moròz invece, rispolverato il Morosko che c’è in lui, spacca di brutto!

Per i nazisti non ci fu futuro.

Tiro di tre cavalli lanciati al galoppo, barba al vento, Ded Moròz si trova perfettamente a suo agio a grande velocità. Nel dopoguerra, durante la corsa alla conquista dello spazio e della supremazia tecnologica non disdegnerà di cavalcare spavaldo razzi, missili e ogni altro veicolo spaziale.

E poi c’è lei, Snegurochka. Altro che elfi e animaletti, Ded Moròz si accompagna sempre a una pupa di neve dagli occhi di cielo e una lunghissima treccia bionda. Bellissima, vestita d’azzurro con la tiara di cristalli di ghiaccio, è sempre accanto a Ded Moròz, tanto che qualcuno si permette qualche illazione. Snegorucka invece è la figlia di Morosko e Vesna, la primavera, nata nell’unico giorno possibile del loro incontro. Personificazione dell’eterno alternarsi delle forze della natura, la fanciulla di neve (questo è il significato di Snegorucka) può finire in uno modo soltanto… squagliata. Per la sua bellezza e la poesia del personaggio, Snegorucka rimane il sogno di ogni bimba russa, e così si spiega perché Masha di “Masha e Orso” nei suoi momenti più magici sfodera vestitino azzurro e lunghissima treccia bionda.

Guarda “Ded Moroz (Nonno Gelo) – Babbo Natale del Folklore Slavo“:

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pubblicato il in Storia di Classedi redazioneTag correlati:

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