InfoAut
Immagine di copertina per il post

L’insurrezione di Jeju

||||
||||

Il 14 novembre 1947 una risoluzione ONU, fortemente voluta dagli Stati Uniti, indisse per il 10 maggio dell’anno successivo le prime elezioni “democratiche” di Corea, dopo più di trent’anni di dominazione giapponese.

L’evento non incontrò il favore dei partiti comunisti coreani, né dell’Unione Sovietica, che dal 1945 aveva occupato la parte nord della penisola in modo da favorire un governo di ispirazione socialista. Il partito comunista del Sud, contrario alla divisione del paese a all’elezioni-truffa, decise di indire per il 1 marzo una giornata di mobilitazione che non ebbe mai luogo a causa dell’arresto di 2500 militanti politici nei giorni precedenti.
Il 3 aprile, nell’isola sudcoreana di Jeju, il partito promosse una sommossa contro l’occupazione militare americana e le forze di polizia locali, giudicate conniventi col precedente regime giapponese. Gli effetti furono devastanti: gli insorti attaccarono 11 stazioni di polizia e 85 uomini tra poliziotti e ribelli persero la vita, mentre i 3000 soldati inviati dal governo in sostegno delle forze dell’ordine si ammutinarono il 29 aprile, consegnando le armi ai dimostranti.

Il 10 maggio, con l’elezione di Syngman Rhee, già presidente del governo provvisorio in esilio e appoggiato da tutto il blocco occidentale, la repressione sull’isola di Jeju si fece incalzante. I guerriglieri comunisti crearono le proprie basi strategiche sulle montagne, lasciando alle truppe governative il controllo delle città costiere, e riportarono numerose vittorie nonostante fossero non più di 4000 e male equipaggiati. Alla fine del 1948 i rivoltosi erano definitivamente schierati con la Corea del Nord, alla quale chiedevano di essere uniti, mentre le truppe del sud si componevano principalmente di paramilitari anticomunisti e rifugiati nordcoreani.

Il 25 giugno 1949 vennero inviati dal governo sudcoreano quattro nuovi battaglioni, che nel giro di poche settimane riuscirono a soffocare nel sangue la rivolta comunista, arrivando ad ucciderne uno dei leader, Yi Tuk-ku, il 17 agosto. Si dice che circa il 70% dei villaggi dell’isola venne dato alle fiamme, e che le truppe governative si resero colpevoli di omicidi, stupri e violenze di ogni tipo sotto lo sguardo inerte dell’esercito statunitense. Gli storici locali stimano che circa 2500 isolani furono uccisi tramite esecuzione nelle settimane successive alla pacificazione.

Dopo l’attacco della Corea del Nord nel 1950, grande attenzione fu posta dai servizi segreti sudcoreani nei confronti dei prigionieri politici comunisti, in particolare dei migliaia di Jeju, suddivisi in quattro gruppi (A,B,C,D) sulla base della supposta pericolosità. Il 30 agosto 1950 un ordine scritto dell’ufficiale superiore dell’intelligence navale sudcoreana ordinò l’esecuzione degli appartenenti ai gruppi C e D tramite fucilazione non più tardi del 6 settembre.

Guarda “The Jeju Massacre 제주 4.3 사건“:

Le vittime certificate del massacro sull’isola di Jeju furono 14373, ma si stima che il totale possa raggiungere le 30000, mentre alcuni storici locali ne hanno quantificate addirittura 60000.

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Storia di Classedi redazioneTag correlati:

coreacorea del sudjeju

Accadeva Oggi

  1. 1975

    Immagine di copertina per il post

    Un sol fascio e poi li brucerem…..

    Brevemente i fatti: Martedì 17 i fascisti che da un mese hanno riaperto una sezione a Monteverde ricevono a p.S. Giovanni di Dio una durissima lezione, il segretario della sezione e il caporione giovanile vanno all’ospedale con numerosissimi giorni di prognosi da scontare.  Mercoledì 18: com’era da prevedere il MSI indice a p. S. Giovanni […]

  2. 1980

    Immagine di copertina per il post

    I Nar uccidono Valerio Verbano

    Venerdì 22 febbraio 1980, a Roma, intorno all’una di pomeriggio, tre uomini bussano alla porta di un appartamento al quarto piano. Subito i tre uomini, armati e resi irriconoscibili da dei passamontagna, la immobilizzano e la legano insieme al marito in camera da letto, e successivamente perquisiscono accuratamente tutto l’appartamento. Intorno alle 13:40 Valerio torna […]

  3. 1983

    Immagine di copertina per il post

    La storia di Maurizio Biscaro, la mamma e una lettera.

    Nasce a Milano il 4 maggio 1957 -Frequenta il liceo classico a Milano -Si diploma all’Istituto linguistico internazionale come traduttore-interpreste nel 1981 -Lavora come precario -Collabora con la rivista Controinformazione ed è attivo nel consiglio di zona 13 per D.P. -milita nel movimento dell’autonomia -milita nelle Brigate Rosse-Walter Alasia – muore cadendo dal sesto piano, […]

  4. 1985

    Immagine di copertina per il post

    Corso Casale 1985 – 1990 Collettivo comunista torinese/autonomo

    Corso Casale 1985 – 1990 Collettivo comunista torinese/autonomo Novembre 1985-1990 Intervento di apertura – Corso Casale – 5 marzo 1985 Quello che sto per dire non è l’elaborazione politica collettiva dei compagni che si sono presi la briga di aprire questo posto. Limiti oggettivi ci hanno impedito di avviare un proficuo dibattito. L’impegno stressante con […]