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Il tour dell’infamia

13 ottobre 1980

Arrestato il 13 ottobre 1980, inizia a “cantare” nel novembre dello stesso anno.

“Il 3 dicembre scatta un blitz su scala nazionale dopo la confessione di Michele Viscardi, ex killer dagli occhi di ghiaccio, che permette l’arresto di decine di compagni e compagne, la scoperta di basi, depositi di armi e munizioni, schedari e documentazione varia. I giornali parlano di 4.000 chilometri percorsi dagli investigatori assieme al Viscardi per ricostruire direttamente tutto il suo racconto: da Bergamo a Milano, da Milano a Firenze, da Firenze a Roma, da Roma a Napoli, da Napoli a Taranto e ritorno. Questo tour avviene il 28 novembre, dopo che già dal 24 novembre Viscardi ha deciso di vuotare il sacco.

Tanti anni sono passati ma dimenticare, lasciare all’oblio è sempre sbagliato  quindi  ricordiamo  alcuni dei più infidi delatori di quegli anni: Patrizio Peci / Roberto Sandalo (+) /Antonio Savasta / Marco Barbone /Carlo Fioroni /Michele Galati (+) / Mario Ferrandi/ Enrico Pasini Gatti/ Luciano Bettini (+) / Mario Girotto (+)/ Rocco Ricciardi / Enrico Pagherà / Marco Donat Cattin (+)/ Daniele Sacco Lanzoni / Carlo Bozzo / Enrico Fenzi / Gianluigi Cristiani / Renato Longo (+)

= Un traditore è  un buon frutto da appendere ai rami dell’albero  della libertà =

DELATORE

In latino delator, da delatus, p.p. di deferre, indica presso i Romani sia colui che denuncia reati, o segnala schiavi vaganti, fedecommessi nascosti ed eredità vacanti, sia il privato accusatore per desiderio di guadagno m; secondo Gaudemet nella sua accezione originaria, riferita all’azione di colui che segnala all’autorità azioni illegali dei cittadini, non ha il senso peggiorativo assunto più tardi in età imperiale, quando spesso la delazione diventa strumento di invidia, vendetta, illecito arricchimento .
In ogni caso l’accezione negativa, già evidente negli scrittori latino-cristiani Tertulliano e Lattanzio [“diabolus id est delator”, “serpens ille qui de factis diabolus, id est criminator sive delator, nomen accepit”] , transita nel volgare delatore dove, precisa Battaglia, indica “chi, per lucro, per spirito di vendetta, per servilismo, per paura, fornisce, per lo più segretamente, all’autorità giudiziaria o politica informazioni compromettenti a carico di altri o denuncia il nome di chi ha commesso o intende commettere azioni punite dalla legge; chi rivela a un superiore le colpe altrui o il nome del colpevole; spia, denunciatore, accusatore” .
Il tacitismo dominante nella seconda metà del Cinquecento e nel Seicento contribuisce alla fortuna del termine nel linguaggio storico-politico: se Bernardo Davanzati, il più celebre dei volgarizzatori di Tacito, traduce delatores, ma anche accusatores, con spie, Scipione Ammirato, riferendosi a Seiano, “nutritor di spie”, precisa che col vocabolo delatori “sono chiamate le spie, quasi voglia dire riferitori e rapportatori” ; in questo significato di denunziatore, per invidia, vendetta, calunnia, e per lo più in riferimento a situazioni del mondo classico, compare in Machiavelli (“Antonino Pio disse a uno delatore che invano si affaticavano li imperatori, perché nessuno ammazzò mai il suo successore”) , Jacopo Nardi, volgarizzatore di Tito Livio (“i delatori mostrava in apparenza di avere in odio, e gli adulatori sciocchi parimente”) , Agnolo Firenzuola (“e con queste parole fece fine il filosofo al suo ragionamento; avendoli per quel dimostrato, quanto i signori si debbano guardare dagl’inganni degl’ invidi delatori”). Tommaso Garzoni, come abbiamo visto, assimila le spie agli “accusatori, ovvero referendarij d’ogni specie, non meno infami, che i primi, per la malignità loro, i quali in latino si dimandano Delatores” .
Delatore e delazione, anch’essa in senso peggiorativo, sono comunemente usati da molti scrittori italiani: alcune delle testimonianze più significative, di Rosa, Alessandro Verri, Alfieri, Foscolo, Monti, Colletta, Guerrazzi, Gioberti, Imbriani, De Sanctis, D’Annunzio, Deledda, Bacchelli, Emanuelli, Moravia, sono raccolte dal Battaglia. 
Il delatore, di per sé vile ed abietto, compie un’azione particolarmente infame quando agisce al servizio di governi stranieri ed oppressori o di regimi tirannici, e denuncia compagni di fede impegnati in nobili azioni patriottiche, civili e sociali; qualche esempio, oltre al già citato passo di Melchiorre Gioia sulle spie e delatori che funestavano la vita dei “popoli infelici” gementi “sotto la veneta oligarchia” :
1. Ugo Foscolo: “La calunnia è più pericolosa quando è instillata negli orecchi di persone che vengono con armi straniere, e che sono obbligate ad adombrarsi di tutto; le loro buone intenzioni sono spesso distrutte dalle vili delazioni; e per quanto si guardino dal credere, non può essere che la persona accusata non riesca, non foss’altro sospetta” ;
2. Pietro Colletta: “Sursero in gran numero spiatori e delatori delle opere e dei pensieri altrui, e lo infame mestiero coprendosi dell’amore e zelo di patria seduceva per fin gli onesti” ;
3. Antonio Fogazzaro: “Si stigmatizzino con santo coraggio la delazione, lo spionaggio che adesso fioriscono come durante ogni epoca di despotismo politico. Io mi domando, io non agnostico né immanentista, io devoto a Rosmini, io poeta che sente Iddio nell’Universo, mi domando se lo spionaggio, la delazione, la mania di scoprire ovunque eretici ed eresie non corrompano la vita religiosa molto più largamente di sistemi filosofici che pochi capiscono, che sono errati, lo credo, ma poi non impediscono di credere con tutta l’anima in Dio, il quale non domanderà, no, per quali prove abbiamo creduto in Lui, ma solo se abbiamo creduto, magari senza neanche sapere cosa siano le prove classiche” ;
4. Luigi Bartolini: “Si trattava d’una donna pazza per ereditarietà e degenere in ogni senso. D’una che aveva fatto anche la delatrice, alla polizia fascista, contro di me, contribuendo a farmi condannare al confino per antifascismo”. 

Guarda “Infamia“:

Guarda “La notte della Repubblica – 17 Declino e sconfitta del terrorismo“:

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