InfoAut
Immagine di copertina per il post

Abitare nella crisi: verso un marzo di lotta!

Il ruolo dei militanti e la contaminazione avvenuta dentro le lotte tra diverse espressioni della precarietà, nel mondo del lavoro e fuori da esso, ha fatto si che pratiche e modelli organizzativi si siano potuti riconoscere in spazi comuni sempre più numerosi. Insieme si è potuto comprendere meglio la qualità della composizione intercettata finora e si sta provando a definire gli strumenti di analisi per arrivare a quella intercettabile, una massa enorme di disagio sociale che cova sotterranea, che trova sfogo dentro derive xenofobe, che è stata cooptata dentro il voto per i 5 stelle, che si è espressa rabbiosamente con il voto contro Renzi il 4 dicembre scorso.

Capire la solidità delle gambe sulle quali poggiare i prossimi percorsi è stata perciò la bussola del confronto nazionale e la disponibilità dimostrata da diverse reti e realtà territoriali sta confortando questa scelta. La necessità di dare un contributo chiaro all’assemblea convocata per il 22 gennaio a Roma, ha fatto in modo che temi come la povertà e la cancellazione progressiva degli strumenti di welfare di prossimità, fossero affrontati, avviando così un confronto puntuale sulle risposte da produrre e le alleanze naturali anche tra diversi siano possibili.

Il rifiuto delle briciole e la difesa delle pratiche di riappropriazione, sono due degli elementi che hanno caratterizzato le parole usate in più di un intervento. L’idea che il paese venga da diviso tra chi ce la fa e chi diviene sempre più povero, appare ormai un tratto distintivo di chi governa, sia che si chiami Renzi o che si chiami Gentiloni. Prefigurare forme di welfare estremo come il reddito di povertà, dopo aver introdotto precarietà, voucher, buona scuola e articolo 5 nel piano casa, la dice lunga sulle prossime politiche economiche italiane, sempre più subalterne ai diktat europei e agli interessi della rendita. Non c’è più spazio per ascensori sociali di sorta, ci sono i benestanti e ci sono i poveri. Se non bastano le briciole allora si interviene con il controllo sociale e con i presìdi securitari sul territorio, individuando nella povertà e nel disagio un pericolo da sorvegliare con attenzione.

L’ipotesi di discontinuità successiva all’esito referendario o legata a risultati elettorali favorevoli al movimento 5 stelle, sta dando segni di scarsa concretezza. Soprattutto per la composizione sociale che noi organizziamo, una realtà meticcia dove i migranti sono sempre più avanguardia e non retrovia o massa di manovra addomesticata da scaltri politicanti. Questa realtà ci impone un’ulteriore riflessione sulle caratteristiche dell’attivismo proveniente dalla lotta per la casa, dalla logistica e dai braccianti nelle campagne meridionali. Diventiamo sempre più una realtà sociale con pratiche e attitudini modificate dall’innesto di questa nuova linfa vitale. In rottura profonda con le forme della rappresentanza che abbiamo conosciuto fino ad oggi. Anche il sindacalismo di base è costretto ogni giorno ad interrogarsi su questo.

L’idea e la pratica della riappropriazione automaticamente declina il riuso delle città e dei territori forse poco neo-municipalista o bene-comunista, ma resta per ora la forma maggiormente capace di portare quantità e qualità alle lotte, di entrare in relazione con altre mobilitazioni e di agire il conflitto dove meno te lo aspetti. Producendo anche dinamiche dentro la pancia del paese attratta dalla guerra tra poveri, capaci di alimentare contraddizioni e di togliere vento all’introduzione di concetti “prima gli italiani” o “prima di tutto la sicurezza”.

L’aspetto sovversivo del nostro percorso sta proprio dentro questa capacità di essere “no sociale” convinto ed organizzato, capace di vincere e di avere un agenda autonoma delle lotte e delle rivendicazioni. Che sappia riconoscersi dentro le differenze e muoversi unito dentro la prossima stagione di lotte.

Sarà necessario opporsi immediatamente alla svolta securitaria del neo ministro Minniti e del capo della polizia Gabrielli. In questo senso dichiarare il diritto alla libera circolazione, alla residenza per chi la richiede, alla dignità di un tetto e di un reddito, al diritto allo studio e alla salute e costruire un mese di mobilitazione generalizzata nel mese di marzo in ogni angolo del paese, a sostegno di questa dichiarazione che potrà essere formalizzata dentro le iniziative che si produrranno e che potrà rappresentare una piattaforma condivisa e maggioritaria.

Ci viene naturale a questo punto mobilitarci la prima settimana di febbraio in modo dislocato, raccogliendo la proposta della rete “campagne in lotta” e declinandola nelle forme e nelle pratiche che ogni territorio si darà per affermare libertà di movimento e tutela dei diritti sul lavoro, diritto alla casa e alla residenza.

Con questo documento condiviso diamo il nostro contributo all’assemblea del 22 gennaio, pronti a ragionare sulla necessità che la ricorrenza della firma dei trattati della UE, che i signori dell’austerità e dei confini d’Europa vorrebbero celebrare il 25 marzo e la presenza del g7 in Italia nella prossima estate, sia salutata da una massiccia mobilitazione sociale.

Abitare nella Crisi

Report dell’incontro di sabato 14 gennaio:

La prima delle due giornate di Abitare nella Crisi, attraversato da molte realtà territoriali e di lotta, ha restituito la fotografia della posta in gioco nell’articolazione di quel No Sociale che, negli scorsi mesi, ha visto diverse realtà mobilitarsi per agire dal basso la partita referendaria tramite il percorso di #Cèchidiceno, culminato nell’appuntamento di piazza romano del 27 novembre, e la cui sfida è stata già rilanciata nell’appuntamento del 22 dicembre alla Sapienza di Roma.

L’assemblea, arricchita dalla partecipazione di nuove realtà cittadine come Lucca, si è aperta con una discussione della fase politica scaturita dalla data del 4 dicembre in poi, e delle modalità di ristrutturazione del Renzismo sotto (neanche troppo) mentite spoglie con il neo esecutivo Gentiloni che, a toni “mediaticamente” più pacati, ha abbinato una virulenta stretta securitaria nei confronti dei migranti e della libertà di movimento, fino alla promessa del reddito di povertà come contropartita per stringere le maglie del controllo sociale sulla parte non più solvibile della popolazione.

La seconda direttrice di dibattito è stata l’analisi lucida e franca della composizione ambivalente, contraddittoria e potenzialmente ostile a percorsi di lotta agiti da quella composizione meticcia resa oggetto degli sciacallaggi politici di destre e discorsi securitaria che ha composto il No maggioritario contro la riforma costituzionale, e Renzi in primis, dentro le urne, ma che ancora stenta a riversarsi ed esprimersi nelle piazze.

Infine, la questione del salvataggio delle banche e del diritto all’insolvenza sbattuto in faccia dal capitale finanziario a un numero crescente di pover* sempre meno solvibili e schiacciati dalla polarizzazione tra popolazione solvibile e non solvibile è stato assunto come ulteriore terreno di scontro per ribadire la legittimità di pratiche conflittuali e di riappropriazione che rompano la vetrina della “pacificazione democratica” e affermino la legittimità della rabbia sociale contro un sistema sempre più iniquo e strutturalmente diseguale.

A partire da queste considerazioni,le realtà presenti si sono interrogate sulle modalità per dare al percorso di Abitare nella Crisi le gambe necessarie per fare esplodere la latenza insita nel No referendario, e come articolarlo nella direzione di una ricomposizione che si opponga tanto alle polarizzazioni di classe tra popolazione solvibile e non, quanto agli strali razzisti improntati al “Prima gli italiani”.

Proprio il tema della ricomposizione a partire dalle battaglie messe in atto da una composizione meticcia davanti ai cancelli della logistica, nelle case occupate, nelle campagne infestate dal caporalato, per la libertà di movimento, e gli esperimenti di connessione con vertenze come quella di Almaviva è stato oggetto di diversi interventi, che hanno colto nel meticciato, nella tessitura di solidarietà nuove e nella politicizzazione della vita quotidiana la stella polare per agire tre fronti di crescente importanza in questa fase politica.

Il primo, e forse più immediato, è il tema della libertà di movimento e del rifiuto del paradigma della sicurezza come scusa per perpetrare quel sistema di inclusione differenziale irregimentato e istituzionalmente razzista che ha causato tanto la morta di Sandrine nel CPA di Cona che la morte tra le fiamme di Ali all’ex-Aiazzone di Firenze per recuperare il pezzo di carta cui era legata la sua formale legittimità. Si è perciò assunto il terreno della lotta alla riapertura dei CIE su base territoriale, il tema della governance europea dei confini e contro il business dell’accoglienza come terreno conflittuale da agire nei diversi territori a partire dalla composizione che già attraversa i movimenti per il diritto all’abitare e le realtà di lotta intervenute all’assemblea.

Il secondo fronte, e il più ambizioso, è quello che punta all’allargamento della base materiale e sociale dei Movimenti per coagulare la diffusa sfiducia contro le istituzioni e una classe politica sempre più autoreferenziale e autorappresentativa. Il tema della solidarietà tra lotte fino ad oggi segmentate è stato ritenuto ancora più centrale non solo a partire da esperienze di conflitto come quelle di Si Cobas e Campagne in Lotta, ma soprattutto come orizzonte verso cui tendere alla luce della sempre più dirimente questione del reddito di povertà e dell’istituzione di un vero e proprio workfare come moneta di scambio per imporre un controllo sociale sempre più stringente. Il tema del lavoro è stato analizzato da molte realtà specialmente alla luce della precarietà che è diventata la cifra distintiva di quella cosiddetta “generazione Erasmus” che vive il rapporto con l’Unione Europea con crescente inimicizia come foriera di austerity, mobilità forzata e precarizzazione estrema tramite la generalizzazione della forma voucher, del lavoro non pagato e della flessibilità estrema come forma non solo di lavoro, ma di vita.

Il terzo fronte è quello relativo alla questione territoriale, che, come sempre, ha restituito la ricchezza delle pratiche messe in atto in territori eterogenei ma con parole d’ordine comune che danno corpo e materialità allo slogan “Dalla Valle alla Metropoli” che ha dato vita a quel 19 ottobre spesso e volentieri evocato come suggestione a cui continuare ad ambire. Se per esempio a Brescia la battaglia contro pignoramenti e tribunali giudiziari diventa un nodo sempre più dirimente per gli sportelli antisfratto sul territorio, a Pisa la questione del canone di affitto sociale per morosità ha trovato una soluzione imposta dal conflitto all’emergenza sfratti che, a Torino, vive nuove punte conflittuali con l’istituzionalizzazione dello sfratto a sorpresa (art. 610 c.c.) come modalità per fiaccare le pratiche di solidarietà, mentre a Cosenza e Roma il tema della requisizione e del recupero resta l’obiettivo da mettere all’ordine del giorno del’agenda politica.

Per tutti, come lotta da riportare sui territori, quella da sanare contro il Piano Casa di Lupi che, nei suoi vari articoli ostili ai percorsi di movimento (dall’art. 3 sull’alienazione del patrimonio pubblico all’ormai tristemente noto art. 5 sulla residenza e le utenze) rimane una ferita aperta da sanare con urgenza, oltre al contrasto di tutti quei tentativi di rigenerazione speculativa e valorizzazione finanziaria presentata come formula di risoluzione del degrado e di aumento della sicurezza a cui opporre percorsi di riappropriazione, autorecupero e rigenerazione urbana dal basso. In ultimo, tutte le realtà intervenute hanno dedicato particolare attenzione alla questione repressiva, e sottolineando la volontà di mettere in campo strumenti collettivi e condivisi da diverse città per contrastare l’ormai dilagante uso delle misure di prevenzione (dalle multe alle sorveglianze speciali), di strumenti amministrativi (come la negazione dei permessi di soggiorno per motivi di pericolosità sociale agita nel caso di Marcelo) e in generale la tendenza a neutralizzare il conflitto e minarne la riproducibilità derubricando i problemi sociali ad un mero problema di ordine pubblico.

 

da Abitare nella Crisi

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Approfondimentidi redazioneTag correlati:

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Faida. Alcune tesi sulla crisi (definitiva?) della Lega – Parte 1

Faida è una delle parole germaniche che è sopravvissuta nell’italiano odierno. La sua sopravvivenza è dovuta probabilmente al fatto che per lungo tempo ha rappresentato un istituto giuridico preciso nelle culture germaniche. Infatti, mentre noi usiamo comunemente faida come la definizione di uno scontro brutale e prolungato tra due gruppi di persone (si pensi alle “faide familiari”, o quelle tra le cosche mafiose), il suo significato originale indica il diritto, per un privato, di ottenere soddisfazione per un torto subito ricorrendo all’uso della forza. Una sorta di “giustizia privata”.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Astroturfing: accelerare la fascistizzazione delle classi popolari in Gran Bretagna

L’astroturfing è una pratica di comunicazione strategica, che mette tra parentesi i reali promotori e finanziatori di un messaggio o di un’organizzazione, strutturandola in modo che appaia come un movimento spontaneo, autentico e nato dal basso, ovvero di natura grassroots. Il termine evoca l’erba sintetica AstroTurf in contrapposizione al manto erboso naturale, evidenziando la fabbricazione del consenso popolare.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

L’Intelligenza Artificiale come «Macchina», «Iperindustrializzazione» e «Combinazione Attiva» alla luce della teoria della mercificazione dell’esperienza di Romano Alquati – di Emiliana Armano

l presente articolo propone una rilettura critica dello sviluppo dell’Intelligenza Artificiale attraverso alcune categorie analitiche elaborate da Romano Alquati (1935-2010), sociologo e intellettuale italiano tra i più originali del secondo Novecento. Alquati si autodefiniva «marxiano» — e non marxista — per distinguersi dai marxismi ortodossi e per indicare un rapporto diretto, critico e non canonizzato con l’opera di Marx: i suoi strumenti concettuali non vanno intesi come dottrina, ma come dispositivi analitici aperti, da ripensare continuamente alla luce delle trasformazioni del capitalismo.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

“Per coloro che soddisfano le condizioni”, Una nuova pagina della mai realizzata abolizione dell’hukou

Traduciamo di seguito un articolo di Eli Friedman pubblicato sulla rivista Positions Politics nel giugno 2026. Il testo prende spunto dalla nuova direttiva del Consiglio di Stato cinese sui servizi pubblici nel luogo di residenza per interrogarsi su una questione che ritorna ciclicamente nel dibattito sulla Cina contemporanea: il sistema dell’hukou sta davvero per essere […]

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Dalla discarica al clic

Il 1 maggio 2026 i principali sindacati italiani si sono dati appuntamento a Marghera.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Intelligenza artificiale e guerra

Proponiamo i due approfondimenti realizzati dalla trasmissione universitaria I Saperi Maledetti in onda gli ultimi due lunedì del mese sulle libere frequenze di Radio Blackout.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Geopolitica e lotta di classe: crisi, anti-americanismo e possibile ripresa riformista dell’attività proletaria – Tre domande a Raffaele Sciortino

Raffaele Sciortino, ricercatore indipendente, autore di “Geopolitica e rivoluzione. Halford John Mackinder e il perno geografico della storia” (Asterios editore)

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Scacco matto in Iran. Washington non può invertire o controllare le conseguenze della perdita di questa guerra – di Robert Kagan

“L’aggiustamento globale a un mondo post-americano sta accelerando. La posizione un tempo dominante dell’America nel Golfo è soltanto la prima di molte vittime”.

Da Acta Media

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

“Luoghi strategici in vista di un conflitto armato?” Breve inchiesta durante la manifestazione regionale per la sanità pubblica tenutasi a Torino il 23 maggio 2026

Il 23 maggio scorso siamo andati allo sciopero regionale per la difesa della sanità pubblica indetto dal CIPES (Comitato per il Diritto alla Tutela della Salute e alle Cure) nella città di Torino. Abbiamo condotto qualche breve intervista tra i partecipanti sui temi della manifestazione, del riarmo, dei corsi universitari di medicina e infermieristica.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Sull’abbassamento dell’età della violenza di genere: guerra, nuove destre e manosfera

Leggiamo ancora una volta con dolore e rabbia di un episodio di violenza avvenuto nella nostra città: stavolta una violenza agita da tre ragazzi di 19, 21, 22 anni nei confronti di una ragazza di 13. 

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

La cronaca della protesta all’arrivo del volo da Tel Aviv a Elmas, dentro e fuori il terminal

Domenica mattina all’aeroporto di Cagliari Elmas è atterrato un volo diretto da Tel Aviv. Il collegamento è una delle novità della stagione estiva dello scalo sardo: una rotta che connette Sardegna e Israele (operata da El Al in partnership con Sun d’Or) e che in tempo di genocidio non passa inosservata. All’esterno del terminal, una manifestazione di protesta a supporto del popolo palestinese – organizzata da Unica per la Palestina, Giovani Palestinesi Sardegna, Comitato sardo di solidarietà con la Palestina, Associazione Sardegna Palestina e la delegazione sarda della Global Sumud Flotilla – accoglie chiunque esca dall’aeroporto. Il reportage dal terminal di Elmas.

Immagine di copertina per il post
Culture

On the road nel Nord Est

“Ma come fate a non sapere un cazzo del posto dove state?” dice Giulio a Doriano e Carlobianchi mentre stanno visitando la Tomba Brion, al che quest’ultimo gli risponde: “Non sappiamo un cazzo ma sappiamo tutto”.

Immagine di copertina per il post
Sfruttamento

Sciopero In’s polo logistico di Tortona: la polizia tenta di sgomberare il presidio ma lo sciopero continua

Ancora un tentativo di sgombero del presidio dei lavoratori In’s nel polo logistico di Tortona (AL) al sesto giorno di sciopero: ma il presidio operaio va avanti.

Immagine di copertina per il post
Sfruttamento

Torino: sciopero a Meat-To

Negli scorsi giorni si sono tenuti dei picchetti in solidarietà a due lavoratori del ristorante Meat-To a Torino.

Immagine di copertina per il post
Confluenza

Loiri Porto San Paolo. Cala Finanza, basta con il fumo negli occhi.

Ci viene inviato e ripubblichiamo volentieri questo articolo del Gruppo d’Intervento Giuridico che fa il punto sui progetti previsti sul territorio sardo, in particolare a Cala Finanza.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Accordo Libano-Israele, tregua o normalizzazione dell’occupazione?

Il 26 giugno a Washington, con la mediazione dell’amministrazione Trump, Israele e Libano hanno firmato un accordo quadro in 14 punti.

Immagine di copertina per il post
Sfruttamento

Porti di Resistenza: Bloccare la Macchina da Guerra e l’Economia del Genocidio

La storia ricorderà coloro che hanno bloccato le navi, non coloro che le hanno caricate. Da Genova a Newark-Elizabeth, dalla Calabria al Pireo e oltre, il messaggio risuona forte e chiaro: basta armi, basta carichi di armi.

Immagine di copertina per il post
Confluenza

Make your money work for you: ecco il reale obiettivo della transizione energetica

Proponiamo di seguito un’intervista che abbiamo svolto a un manager e consulente strategico del settore delle rinnovabili che tocca punti centrali oggi soprattutto in tempi di blackout..

Immagine di copertina per il post
Sfruttamento

Lotte operaie: sciopero alla BRT di Settimo Torinese dove venerdì è morto un autista schiacciato da un camion

Il sindacato SI Cobas ha proclamato uno sciopero e un presidio di protesta per oggi, lunedì 29 giugno, presso il deposito BRT di via Niccolò Paganini a Settimo Torinese.

Immagine di copertina per il post
Contributi

Dissidenza, repressione politica ed una esagerata idea di libertà. In ricordo ad Ambro, un contributo di amic3 e compagn3

Ambrogio era un ragazzo di 27 anni, arrivato a Torino per gli studi in Filosofia e Storia delle Religioni. Ambro è sempre stato un idealista, attento all3 ultim3, con un grande senso di empatia e gentilezza. Era un anarchico, un testone, un polemico.