InfoAut
Immagine di copertina per il post

EZLN: contro la fattoria-Stato e il suo fattore-capitale

||||

Perez Gallo

Gli scorsi 12, 13, 14 e 15 aprile, a San Cristobal de las Casas, Chiapas, presso le strutture dell’Unitierra Cideci, l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) ha fatto il punto: sulla propria storia, su cosa vuol dire essere davvero anticapitalisti, sulla crisi del cosiddetto ciclo progressista in America latina, su ciò che significa l’elezione di Trump e il moltiplicarsi di frontiere, muri e fili spinati. E soprattutto, sulla proposta del Congresso Nazionale Indigeno di una candidatura indipendente per la contesa presidenziale nel 2018 e su come questa scelta, a dispetto di come in molti hanno pensato, non sia affatto incompatibile ai principi del comandare ubbidendo, ma sia piuttosto il tentativo di rinnovare la lotta contro la finca-Stato (fattoria-Stato) e il suo vero padrone-finquero (fattore), il capitale.

E’ questa la metafora “agricola” utilizzata dal subcomandante insurgente Moises il primo giorno di incontri, quella di una “fattorizzazione” del mondo sotto i comandi del capitale globale, che si serve delle classi politiche come il padrone della fattoria, il latifondista, si serve di maggiordomi e caporali.  Un capitale che mentre calpesta sempre più la sovranità nazionale dei popoli, moltiplica i muri per dividere i popoli stessi, come nel caso della barriera che il neo-presidente statunitense Donald Trump intende estendere lungo il confine messicano.

E mentre una vertente dell’incontro è stata l’analisi dei “muri del capitale”, un’altra è stata quella delle “crepe” che la sinistra deve saper aprire su quegli stessi muri. A dx: Luis Hernández Navarro,direttore della sezione ” Opinóin” da la Jornada

Una categoria, quella di “sinistra”, che torna prepotentemente in auge nel discorso zapatista, dopo anni in cui il tradimento delle sinistre istituzionali in tutto il mondo, non ultime quelle latinoamericane, hanno gettato un tale discredito sul termine a cui dovunque, e sulla spinta della stesso EZLN, si era preferito la dicotomia alto-basso.

Ma forse solo gli zapatisti potevano essere in grado di dare nuovo vigore alla parola sinistra, e lo hanno fatto con discorsi chiari, con prese di posizione nette.

In primo luogo affermando una forte vicinanza con la rivoluzione cubana e con il suo defunto leader Fidel Castro, come fa tanto l’ospite d’onore Pablo Gonzales Casanova, 95enne ex rettore dell’Università Nazionale Autonoma del Messico, quanto lo stesso Subcomandante Galeano (“Fidel Castro è il Maradona della politica internazionale”). Una vicinanza che, a ben vedere, sta nel dna degli zapatisti da quel lontano 1969, quando in varie parti del paese, e ispirati dalla rivoluzione di 10 anni prima, nascevano i nuclei guerriglieri delle Fuerzas de Liberaciòn Nacional, nel seno dei quali era nato proprio l’EZ nel lontano 1983 nel cuore della Selva Lacandona.A sx: l’intellettuale Pablo Gonzáles Casanova

 

Allo stesso modo, prendendo fortemente le distanze da quei progetti di sinistra di governo che si sono succeduti in vari paesi dell’America latina, fatti di estrattivismo, accordi con il gran capitale e una crescente cooptazione dei movimenti sociali. Progetti a lungo non adeguatamente compresi nella loro natura di continuità con le politiche neoliberiste, come ha segnalato il direttore della rivistaRebeldíaSergio Rodriguez Lascano, che ha evidenziato come dietro agli entusiasmi per i governi autoproclamatisi post-neoliberisti ci sia l’illusione diffusa secondo cui un sistema sociale si ridurrebbe alla forma di governo e a quell’altra illusione per cui il neoliberismo si possa considerare semplicemente a partire dalle politiche di distribuzione dei redditi. Progetti che oggi la sinistra istituzionale messicana, sotto le insegne delMovimiento de Regeneración Nacional e il suo leader Andrés Manuel Lòpez Obrador, vorrebbe replicare in Messico. Progetti che il professore della Escuela Nacional de Antropología e HistoriaCarlos Aguirre Rojas, tra gli ospiti dell’incontro, ha descritto come diversi dalla destra neoliberista tradizionale per il solo fatto di essere vincolati, invece che con il capitale transnazionale, con quei settori di capitalismo nazionali più dipendenti dal consumo interno dei propri paesi. Cosa evidente, nel caso di Lòpez Obrador, dall’appoggio da questi ricevuto da parte di Carlos Slim, il monopolista delle telefonia in Messico e uno degli uomini più ricchi del mondo. E in questo senso netta è stata la critica diGaleanoquando ha dichiarato che “non vogliamo scegliere tra un padrone crudele e uno buono, semplicemente non vogliamo padroni”. A dx: Commisión Sexta zapatista

Infine, la parola “sinistra” è risuonata forte e chiara nella critica della politologa Paulina Fernandez, che facendo la genealogia di quelli che sono i partiti della sinistra istituzionale messicana ha dimostrato di come non ci sia nella loro proposta politica nessun progetto di alternativa di sistema, nemmeno velatamente, e di come essi abbiano partecipato alla trasformazione della “dittatura perfetta” messicana da affare esclusivo del PRI (Partido Revolucionario Institucional) a una sorte di cogestione partitocratica, una sorta di democratizzazione della corruzione.

E mentre vengono messi a nudo i limiti e le miserie di una sinistra latinoamericana e non solo che ha abbandonato la lotta contro il capitalismo in nome della partecipazione alla sua amministrazione, si evidenzia anche come questa stessa sinistra abbia non sia in grado di rinnovare le proprie categorie, che abbia abdicato a sviluppare un pensiero critico. È il caso, in primo luogo, dei molti intellettuali che, da sinistra, hanno salutato eventi come il Brexit e la vittoria di Trump come una sorta di rivolta contro Wall Street e la fine della globalizzazione. Nel mirino è, in primo luogo, il vicepresidente della Bolivia Alvaro García Linera, che rivendicò per sé e per i cosiddetti governi post-neoliberisti l’avere aperto il varco a questa rottura della globalizzazione neoliberista. “E’ possibile che il vicepresidente della Bolivia – lo irride Lascano – consideri che i crescenti investimenti cinesi in paesi come Ecuador e Bolivia non faccia parte della globalizzazione perché in Cina il partito che sta al potere è ‘comunista’”. Ed è lo stesso Lascano a ricordare come il Brexit si sia accompagnato a un’ulteriore abbassamento delle imposte per il capitale straniero nella City e che il primo obiettivo di Trump è fare a pezzi la pur moderatissima legge di regolamentazione finanziaria attuata da Obama, il Dodd-Frank Act. 

carlos 5

A sx: Subcomandante Moises

Il mondo, dicono gli zapatisti, è già entrato nella “tormenta”, in quella che viene definita “quarta guerra mondiale”, che il capitale ha dichiarato a tutti i popoli della terra, per aprirsi nuove vie di accumulazione a scapito della loro stessa sopravvivenza, e a scapito della stessa possibilità di vita umana nel pianeta. Per affrontare questa guerra non ci sono altre strade al di fuori dell’organizzazione collettiva. È su questo tasto che premono tanto Moises (“costruiamo noi il mondo dove ci sarà vita. Per farlo dovremo essere organizzati e organizzate”) come Galeano (“quello che si vede ora non è nemmeno lontanamente il punto più algido. Il peggio deve ancora venire. E le individualità, per quanto brillanti e capaci si sentano, non potranno sopravvivere se non con altri, altre, altr*”).

Ed è solo in questa chiave che si può provare a leggere la candidatura che il Congresso Nazionale Indigeno intende lanciare per le presidenziali del 3 giugno 2018, quando una donna di lingua e di sangue indigeno si presenterà, come portavoce di un Consiglio Indigeno di Governo democraticamente scelto tra i 43 popoli indigeni che conformano il CNI, alle elezioni presidenziali. Come, in primo luogo, un momento organizzativo e di lotta. Carlos González dello stesso CNI lo dice in maniera lampante: “La proposta di un consiglio indigeno di governo per governare questo Paese è una proposta per attaccare la tormenta che già ci colpisce, per affrontare e resistere alla guerra che cerca la nostra distruzione”; la candidatura si propone quindi “l’incursione formale nel processo elettorale del 2018, ma non è una proposta ‘elettoralista’ (…). Non vogliamo competere con i partiti politici, né è nostro proposito la conquista del potere politico putrefatto. Abbiamo la ferma convinzione che è urgente smontare il potere di quelli in alto, non amministrarlo. (…) Le elezioni sono per eccellenza la festa di quelli in alto, lo spazio e la forma con cui i finqueros di questo mondo costruiscono e ricostruiscono il consenso politico che occupano per continuare ad accumulare profitti e potere all’infinito. Vogliamo calarci in questa festa, e vogliamo rovinargliela”.

carlos 6

Elezioni, quindi, ma con una strategia, un programma e uno stile tali che è impossibile analizzare la proposta come una semplice proposta elettorale. Ed è proprio l’incapacità di comprendere appieno la scelta all’interno di categorie politiche ormai stantie che rende la scommessa interessante. Il Congresso Nazionale Indigeno non proporrà un candidato, ma un Consiglio Indigeno di Governo scelto in base agli usi e i costumi delle comunità aderenti; sceglierà al suo interno una portavoce, perché nessuno più di una donna indigena è un soggetto più sfruttato, discriminato e marginalizzato dal quel connubio di capitalismo feroce, patriarcato e colonialismo che attraversa a tutti i livelli la società messicana (a tal riguardo molto interessante è stato l’intervento diMaría de Jesús Patricio, indigena nahua di Jalisco, che ha portato molti esempi di lotte nel paese, come nella comunità michoacana di Cherán o nell’Istmo di Tehuantepec, dove sono state proprio le donne a portare avanti le iniziative di lotta più forti, e a sopportare il peso maggiore dell’autonomia comunitaria); porterà avanti, insieme alle tappe necessarie del calendariode arriba, come i tempi di registrazione e di raccolta firme, un calendariode abajo fatto di carovane in tutto il paese, tessitura di rapporti dentro le comunità indigene e con tutti i settori oppressi della società messicana; e manterrà ben saldi tutti quegli strumenti di cui dispongono gli indigeni in Messico, e che poco hanno a che vedere con una organizzazione elettoralista: polizie comunitarie, assemblee permanenti, un esercito di liberazione mobilitato e costantemente all’erta.

carlos 7

Perché, come ha detto ancora Carlos González, “per noi è chiaro: dopo il 3 giugno 2018 (giorno delle elezioni presidenziali, ndr) la guerra capitalista aumenterà sproporzionatamente. La nostra rabbia, la nostra decisione, la nostra dignità e la nostra resistenza anche”.

Intanto, EZLN e CNI lanciano le prossime tappe. Per voce di Moises, gli zapatisti annunciano di aver raccolto 3 tonnellate di caffè, destinate ad appoggiare in migranti nella finca di Trump: “ci siamo ricordati del 1994, del 1995… in quel tempo chiedevamo alla società civile del Messico e del mondo di aiutarci. Ora, ci siamo detti, tocca a noi. (…) Ma quando ci siamo frugati le tasche, abbiamo visto che non ci sono euro, non ci sono dollari, non c’è nulla. Però, a ben vedere, abbiamo il risultato del lavoro collettivo dei villaggi, delle regioni e dei municipi autonomi ribelli zapatisti”. Quanto al CNI, si annunciano quattro giorni di incontro dal 26 al 28 maggio, ancora al Cideci, a San Cristobal de las Casas, quando probabilmente si conformerà il Consiglio Nazionale Indigeno e si renderà pubblico il nome della sua candidata-portavoce.

Tutte le foto sono di Felipe Perini

29 aprile 2017

Carmilla

da: comitatocarlosfonseca.noblogs.org

 

 

 

 

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Approfondimentidi redazioneTag correlati:

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Askatasuna vuol dire libertà: operazione di polizia a seguito della manifestazione del 31 gennaio 2026

Riprendiamo il comunicato pubblicato dal Network Antagonista Torinese, solidarietà a tutti e tutte le compagne e i compagni inquisiti!

Immagine di copertina per il post
Contributi

La fine del genocidio è la fine del sionismo

Riportiamo l’intervento introduttivo del convegno svoltosi mercoledì 7 ottobre presso l’Università di Torino, organizzato dal coordinamento Torino per Gaza, dal titolo “La fine del genocidio è la fine del sionismo”. In questa introduzione vengono toccati molti nodi politici fondamentali che aiutano a capire quanto sia mistificato il dibattito attorno alla resistenza palestinese da parte di gran parte dei media main stream.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Cosenza: la popolazione e gli agricoltori si mobilitano contro il carovita e il caro carburante

Da una settimana in Calabria si susseguono blocchi autostradali, pichetti e mobilitazioni: gli agricoltori chiedono certezze da parte del governo per affrontare il caro gasolio.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Spagna: morte di Maricarmen, verso lo sciopero generale dell’11 novembre

In Spagna continua la mobilitazione per il diritto all’abitare.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Scuole occupate: facciamo come in Francia!

A Torino si prende esempio dalla Francia: l’aria di rivolta proveniente dal paese oltralpe ha superato i confini geografici, ridando un senso di possibilità di rivalsa studentesca anche alle nostre latitudini.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Corporazioni criminali e lotte per la vita

Riceviamo e pubblichiamo da Nodo Solidale

In attesa di un nuovo capitolo del Viaje por la Vida che vedrà, nel dicembre 2026, una delegazione di 1111 zapatist* muoversi verso Città del Messico per incontrare chi quotidianamente lotta per cercare i propri cari desaparecidos, pubblichiamo la traduzione dell’ intervento di Raúl Romero Gallardo durante il “Semillero Guerra contra la Humanidad”, incontro politico la Guerra contro l’Umanità (popolazioni e natura sotto assedio), convocato dalla Commissione Sexta dell’Ezln. CIDECI, San Cristóbal de las Casas, Chiapas. 23 de luglio 2026.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Documentario: Un data center a Pozzaglio, Cremona

Riceviamo e pubblichiamo volentieri un documentario realizzato dal progetto Sottotensione di Cremona in merito al procedimento relativo al data center che dovrebbe sorgere sul territorio.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Torino è contro il riarmo: corteo 24 ottobre “Noi la guerra non la paghiamo”

Nasce dal percorso cittadino che ha visto una tappa il 19-20 settembre scorso una data di mobilitazione cittadina con respiro regionale per sabato 24 ottobre: contro il riarmo, contro il caro-benzina, contro i data center e per rivendicare risorse per salute, formazione e casa. Sulla pagina torinocontroilriarmo si trovano il lancio e gli appuntamenti in avvicinamento.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Lottare nell’Antropocene: tossicità, grandi opere e conflitti territoriali

Se la crisi ecologica è una crepa nel sistema, quali strumenti di pratica e d’analisi possiamo usare per forzare la breccia? Quali categorie ci permettono una lettura del presente che colga nella catastrofe reali possibilità di conflitto?

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Reggio Emilia: la Questura vieta il presidio permanente in difesa del Bosco Ospizio, attiviste e attivisti in consiglio comunale

La Questura di Reggio Emilia ha deciso di negare – da oggi, martedì 6 ottobre 2026 – lo spazio per il presidio permanente in corso ormai da agosto a Campo di Marte 2 in difesa dell’adiacente Bosco Ospizio, devastato dalle ruspe tra mercoledì e giovedì della settimana scorsa, dopo lo sgombero poliziesco del presidio permanente, per fare spazio a unsupermercato Conad.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Smascherare il merito

Smascherare il merito è un’iniziativa che si è tenuta il 28 e 29 maggio 2026, due giorni di interventi e assemblee organizzati dallə studentə della Normale e della Sant’Anna, le scuole superiori universitarie di Pisa.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Acqua e Terre

Perché un’azienda italiana del comparto digitale sta comprando centrali idroelettriche e miniere?

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Chi ha parlato della fine del mondo?

All’inizio del mese di settembre, sul social network X è comparso un post di Jacob Coxon, ricercatore appena dimissionario dall’azienda di intelligenza artificiale Anthropic. Il testo annuncia le dimissioni e sostiene che un’intelligenza artificiale di tipo “forte” potrebbe sterminare l’umanità entro la fine del decennio.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Le nuove regole della Resistenza

Gli Houthi – o più propriamente Ansar Allah -, negli ultimi giorni hanno colpito e conquistato territori e isole fondamentali per il controllo dello stretto di Bab El-Mandeb, minacciando la chiusura alle petroliere saudite e paventando la possibilità di un inasprimento della crisi energetica globale, andando ad aggiungersi alle significative conseguenze del blocco di Hormuz.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Anatomia di un furto: noi e Navier-Stokes

In data 8 settembre, sul blog dell’azienda di intelligenza artificiale OpenAI è comparso un post il quale sostiene che un modello di IA generativa non disponibile al pubblico – ed evidentemente più potente del loro ultimo modello: GPT-6 Astra – abbia risolto le equazioni di Navier-Stokes, uno dei sette problemi del millennio.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Dibattito su Imperialismo digitale @Blackout Fest 2026 con Dario Guarascio

Il saggio di Dario Guarascio “Imperialismo digitale” analizza la forma del capitalismo attuale a partire dalla militarizzazione del paradigma tecnologico. Di seguito ripubblichiamo il podcast del dibattito tenutosi al BlackoutFest 2026 e condiviso da Radio Blackout.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Francia, antisemitismo e islamofobia: intervista a un attivista di UFJP

Abbiamo intervistato un attivista de l’UJFP (Union Juive Française Pour La Paix) in merito ad alcuni temi all’ordine del giorno: l’antirazzismo e l’islamofobia, l’antisemitismo e l’antisionismo, per approfondire cosa si muove in Francia sul piano delle mobilitazioni e degli avanzamenti della soggettività organizzata su questo dibattito.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Ceuta: il contesto e i responsabili della crisi umanitaria

Ripubblichiamo questo articolo che approfondisce alcuni aspetti della tragedia umanitaria di Ceuta, individua responsabilità politiche e inserisce ciò che è avvenuto in un quadro più ampio di dinamiche di guerra globale e di garanzia per il regime egemonico.