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Tutto da conquistare, niente da festeggiare: 25 marzo contro l’UE

La strategia delle autorità è una risposta ad una ovvietà. La Piazza di Roma è e sarà l’espressione di un dissenso reale che attraversa il paese, ormai consapevole del ruolo delle istituzioni europee nel modellare, in peggio, le biografie e le esperienze di vita di tutte e tutti. E’ una piazza che spaventa perché non vive nelle favole di una UE diversa, né rimpiange un passato mitico.

Questa Unione Europea é irriformabile, data la sua natura intrinsecamente predatoria e votata all’estrazione di profitto, alla mobilità di merci e capitali ma non delle persone, alla tenuta di un sistema finanziario ostile alla stragrande maggioranza della società.
Eppure non esistono scorciatoie come il ritorno alla sovranità nazionale, dato che sia nel campo dello stato che in quello sovranazionale il discorso è sempre quanto si riesce a incidere, a partire dai processi di mobilitazione, sulle istituzioni di turno.

Disoccupazione giovanile a livelli record, famiglie sfrattate, migliaia di morti nel Mediterraneo. Questi sono solo alcuni esempi della violenza quotidiana che si abbatte dall’alto verso il basso, questo il significato reale di un combinato istituzionale che tra regimi locali e procedure tecnocratiche degli eurocrati di Bruxelles e Strasburgo ha sempre un escluso da colpire, da respingere, da emarginare, da controllare.

La passerella di domani è il miglior spot dell’arroganza e del disprezzo con i quali decine e decine di autorità internazionali invaderanno Roma per festeggiare una ricorrenza nefasta e in un contesto nel quale non si vede alcuna prospettiva di miglioramento delle condizioni sociali.

Non lasciamoli soli a intonare il loro monologo!

Appuntamento sabato ore 14 Porta San Paolo

Per seguire la diretta consulta la pagina fb 25 Marzo: contro il vertice UE e segui gli aggiornamenti anche su infoaut.org

Per interagire su twitter usare hashtag #25MarzoStopUE

Di seguito l’appello che ha convocato, mesi addietro, la manifestazione di domani:

Siamo in quel “no sociale” che si è espresso nel referendum del 4 dicembre e che resiste alla crisi e lotta contro le politiche sociali ed economiche fatte su misura di chi ci governa.

Siamo tra le giovani generazioni e i precari che lottano per i diritti sociali e una formazione che sia all’altezza di bisogni e desideri.

Siamo lavoratori, operai, disoccupati e gli impoveriti che si battono sui luoghi di lavoro e nelle nostre città rivendicando salario, reddito, diritto all’abitare e una qualità della vita dignitosa e desiderabile.

Siamo tra quelli che superano frontiere e fili spinati affermando con coraggio la libertà di movimento.

Siamo tra coloro che nei territori resistono con forza ai saccheggi, alle devastazioni ambientali, alle speculazioni edilizie e alle grandi infrastrutture.

Il 25 marzo è un’occasione che non possiamo perdere per far sentire la nostra voce.

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