
Torino è contro riarmo, carovita e data center: più di 20 mila persone sfidano il Governo Meloni
Il comunicato di Torino è contro il riarmo
In decine di migliaia ci siamo radunati in Piazza Castello, riempiendola fino a farla traboccare.

Giovani, studenti e lavoratori sono scesi in strada nonostante la campagna repressiva del governo e della Prefettura cittadina che per tutta la settimana ha cercato di dissuadere le persone dal manifestare con lo spauracchio delle vetrine rotte. Decine di fermi preventivi ai danni di giovanissimi sono stati effettuati nelle ore precedenti il concentramento e ai lati della piazza. Dalle vie adiacenti le forze dell’ordine hanno cercato di ostruire l’affluenza dei manifestanti, dovendo poi desistere di fronte al grande numero di persone che, nonostante tutto, volevano esserci e contare. In molti e molte hanno portato il loro vissuto personale di come la crisi, impostaci dall’alto per finanziare l’invio di armi e il genocidio Israeliano, stia pesando sulle loro vite attraverso un carovita di guerra ormai per molti insostenibile e insopportabile. In tanti giovani hanno portato la loro creatività e vitalità con costumi ironici e cartelli che hanno ridicolizzato il governo e i partiti politici tutti.

Una vitalità e una voglia di prendersi il centro cittadino che fin da subito si è espressa cercando di contrastare il divieto di manifestare da parte della polizia. Da quando il corteo era stato organizzato mesi fa l’intenzione collettiva e pubblica è stata quella di poter fare il corteo e di poterlo fare nelle vie centrali di Torino. Per questo la piazza ha provato a più riprese a prendersi questo diritto per noi fondamentale, a spinta laddove scudi e manganelli si frapponevano, con determinazione e consapevolezza di essere nel giusto. Via Po, via XX settembre, via Garibaldi, via Palazzo di Città e infine la piazzetta Reale sono le vie che le persone hanno cercato di percorrere ricevendo in cambio manganellate e cariche selvagge. In tutto questo una macchina ha attraversato piazza Castello a folle velocità zigzagando tra la gente e rischiando di investire chi era lì, il tutto sotto gli occhi della polizia che ha immediatamente colto l’occasione per provare a caricare chi protestava. Quasi sicuramente una macchina della Digos a fronte dei video, infatti si vede un poliziotto scendere dalla macchina con un auricolare. Nonostante questo, abbiamo sfilato in più di 20 mila attraverso i Giardini Reali e da li a più riprese si è provato ad aggirare i corposi blocchi della polizia che ha continuato a rispondere con cariche, lacrimogeni ed infine con l’uso dell’ idrante. Lungo Dora, Ponte Mosca, Piazza Baldissera, in tanti abbiamo provato fino all’ultimo ad avvicinarci il più possibile al cuore della città. Nonostante il corteo non abbia potuto arrivare alle strade del centro ha avuto occasione di attraversare i quartieri popolari della nostra città, portando qui le istanze che riguardano tutti coloro che vivono in situazioni di precarietà e difficoltà economiche a causa dei rincari.

Alla fine del corteo in corso Novara è arrivata la vendetta della Questura che ha letteralmente circondato il corteo da tutti i lati caricandolo e sparando lacrimogeni, sequestrando il furgone con l’impianto. In diversi sono stati fermati e portati nelle stazioni di polizia per essere poi rilasciati in tarda serata, un compagno è stato ricoverato in ospedale per le lesioni arrecate dalla polizia.
Nelle successive ore camionette e Digos hanno scatenato una vera e propria caccia all’uomo nelle vie della città.
Nonostante tutto questo, ieri in piazza a Torino si è visto il consolidarsi del movimento nato il 16 e il 17 ottobre con la promessa che non ci fermeremo e che il 30 saremo nuovamente in strada a manifestare per lo sciopero generale. Le responsabilità di voler trasformare la nostra città in una fabbrica di armi a cielo aperto non sono solo del governo ma anche dell’amministrazione cittadina che sposano questo progetto di ristrutturazione dall’alto della città. In queste settimane stiamo dimostrando come dal basso e insieme possiamo fermare tutto questo.
Noi la guerra non la paghiamo!
foto di leda.bartolucci fee.mart e evaalamantia
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