Gian Piero Godio: «Il “nuovo nucleare” è uguale al veccho. Meloni ha scelto un sistema energetico centralizzato»
Il cosiddetto “nuovo nucleare” ricorre ancora alla fissione dell’atomo e continua a produrre scorie radioattive che si accumulano sul nostro territorio. Da quarant’anni, i rifiuti liquidi ad alta attività dell’impianto Eurex di Saluggia sono sempre nello stesso posto nel Vercellese e non sono state neanche solidificate. Del deposito nazionale non c’è neanche l’ombra e, anche per questo, l’Italia è sotto procedura di infrazione europea. Come se non bastasse, il Maxi Data Center “Cavour Hyperscale Campus” previsto a Trino (Vc), come tutti i grandi Data Center, suscita forti preoccupazioni energetiche, ambientali ed etiche. Per funzionare, limitandoci al solo aspetto energetico, richiede di essere alimentato con 400 MW continuativi di energia elettrica, pari a 3 miliardi e mezzo di chilowattora: più del triplo del consumo di tutti i settori della intera provincia di Vercelli (1 miliardo di kWh/anno). Questi nuovi enormi consumi vanificheranno la transizione energetica, essendo persino superiori alla produzione di tutto il fotovoltaico installato in Piemonte (3 miliardi di kWh). E a Trino rispunterà una nuova centrale atomica
Ripubblichiamo ’intervista di FABIO BALOCCO con GIAN PIERO GODIO, ambientalista, apparsa su Italia Libera.
Segnaliamo anche che a proposito di questi temi si terrà un incontro pubblico promosso da Legambiente del Vercellese e della Valsesia a Trino, stretto tra data center e nucleare.
Gian Piero Godio in una manifestazione ambientalista
► Gian Piero Godio ha lavorato per molti anni al Comitato Nazionale per l’Energia Nucleare (Cnen) come responsabile della unità di Automazione e Calcolo scientifico dell’impianto nucleare di riprocessamento Eurex di Saluggia, in Piemonte. È proprio facendo quel lavoro che ha constatato quanto il nucleare fosse pericoloso per i lavoratori, per l’ambiente e per il suo legame con le guerre, e così si è sentito in dovere di far conoscere a tutti questi aspetti poco pubblicizzati, entrando a far parte attiva, già negli anni ’80, dei movimenti ecopacifisti e successivamente delle associazioni ambientaliste Pro Natura e Legambiente, delle quali fa parte tuttora, oltre ad essere referente dell’Osservatorio dei Cittadini sul nucleare [nota].
— Tanto tuonò che piovve: dopo anni che si parla del ritorno all’energia nucleare, pare che ci siamo, il governo ha approvato il Ddl delega per la realizzazione di nuove centrali. Si parla di nucleare sostenibile: è così? E in cosa le nuove centrali si differenzierebbero dalle vecchie?
«Può mai esistere il nucleare sostenibile, può esistere la guerra giusta? Sono una contraddizione, un ossimoro. In ogni caso, persino formalmente, il Regolamento Delegato (Ue) 1214 del 2022 prevede che un impianto nucleare possa ritenersi sostenibile se:
– lo Stato dispone di impianti di smaltimento finale in esercizio per tutti i rifiuti radioattivi a più bassa radioattività;
– di un piano per l’entrata in funzione, entro il 2050, di un impianto di smaltimento di rifiuti radioattivi ad alta attività;
e mi risulta che l’Italia su questi temi sia addirittura in procedura di infrazione. Per quanto riguarda le “nuove” centrali non potrebbero che essere del tutto simili alle “vecchie” che in Italia già conosciamo bene: innanzitutto continueranno ad utilizzare la fissione nucleare e, conseguentemente, a produrre ulteriore plutonio e ulteriori scorie radioattive; poi viene detto che saranno “più piccole” delle precedenti, cioè tra i 100 e i 200 MW, ma le ex centrali nucleari di Latina e del Garigliano erano rispettivamente da 200 e da 150 MW … e poi, se saranno da 100 MW, per fare anche solo il 10% dell’energia elettrica necessaria al 2050 ne occorreranno quasi un centinaio, allegria!».
Il ministro dell’Ambiente e Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin “abbracciato” dai nuclearisti italiani
— Dato che dietro ogni scelta di carattere economico c’è una lobby che spinge, nel caso di specie ti chiedo: quale business c’è dietro? Si sa o si può ipotizzare?
«A mio parere il Governo più che il nucleare in sé, vuole scegliere quello che definirei il “modello nucleare”, cioè non una singola tecnologia, ma un sistema energetico centralizzato e a favore dei grandi interessi industriali, evitando i processi di democrazia partecipativa e le autonomie locali attraverso decreti d’urgenza o procedure autorizzative speciali. Infatti la nuova legge prevede che ad autorizzare tutti i vari impianti nucleari sarà esclusivamente il Mase (ministero per l’Ambiente e la Sicurezza energetica), e non è neppure una novità, se pensiamo a Ponte sullo stretto, Tav, mega Data Center, ecc.».
— Debbono ancora essere smaltite le scorie lasciate dal nucleare “insostenibile” e in futuro si uniranno quelle del sostenibile…
Foto storica dell’impianto di riprocessamento Eurex di Saluggia (Vc), credit Sogin
«I rifiuti radioattivi del nucleare pregresso non sono stati sistemati. Appare innanzitutto evidente la vergognosa incapacità dimostrata per l’indispensabile e urgente solidificazione dei rifiuti liquidi ad alta attività giacenti da oltre 40 anni presso l’impianto Eurex di Saluggia: l’impianto di solidificazione Cemex. Nei serbatoi del sito nucleare Eurex – gestito prima da Cnen-Enea e, dal 2003, da Sogin – sono tuttora presenti complessivamente circa 270 metri cubi di rifiuti liquidi radioattivi prodotti nel corso delle campagne, condotte negli anni ‘70 e ‘80 in questo sito, campagne di riprocessamento degli elementi di combustibile irraggiato, provenienti da varie centrali nucleari italiane ed estere. La solidificazione di questi rifiuti è stata richiesta più volte dagli organi di controllo fin dal 1977, quando il ministero dell’Industria prescrisse al Cnen la realizzazione dell’impianto entro cinque anni. Ma dopo oltre quarant’anni e innumerevoli proroghe della prescrizione l’impianto non è ancora pronto e la solidificazione non è ancora iniziata. I rifiuti liquidi poi, una volta cementati, andranno portati in depositi che ancora non si sa dove e quando verranno realizzati. Siamo quindi in buone mani! Ed ora il Governo vorrebbe ripartire daccapo con nuove centrali nuovi impianti di fabbricazione e di riprocessamento e ulteriori depositi di scorie?».
— Come giustifica il governo questa scelta a fronte del fatto che in passato gli elettori con ben due referendum si sono dichiarati compattamente contrari all’energia nucleare?
Sondaggio Demopolis dopo l’approvazione del disegno di legge sul nucleare alla Camera, giugno 2026
«Nella relazione che accompagnava il Disegno di Legge, definitivamente approvato il 23 settembre, si giustificava il mancato rispetto del risultato del referendum del 2011 sostenendo che vi era nel frattempo stato un cambiamento dello scenario tecnologico e politico. Invece il risultato del referendum del 2011 risulta ancora valido in quanto, per lo meno in un primo periodo, secondo la proposta governativa, si tratterà inevitabilmente dello stesso tipo di reattori oggetto dello scorso referendum (terza generazione), quindi, lo scenario tecnologico è lo stesso del 2011. Inoltre il Governo del secondo referendum del 2011 era presieduto da Silvio Berlusconi; quindi, oggi, anche lo scenario politico è approssimativamente lo stesso di allora (Centrodestra)».
— Un tema scottante e attuale: qual è il rapporto tra il nucleare e i data center?
«Effettivamente centrali nucleari e mega data center sembrano fatti apposta per un matrimonio di interessi e di potere, mentre l’Intelligenza Artificiale dovrebbe essere considerata un Bene Comune ed essere sottratta ad applicazioni belliche, speculative o antidemocratiche. Il suo sviluppo dovrebbe essere aperto e graduale, ed il suo addestramento nei data center dovrebbe avvenire in modo flessibile, così da adattarsi alle disponibilità orarie e stagionali delle fonti rinnovabili che devono rappresentare da subito l’unica fonte energetica utilizzabile, e devono derivare da nuovi impianti e nuovi accumuli a questo specificamente destinati, per evitare che venga cannibalizzata la quantità di energia rinnovabile tuttora prodotta. Questo sviluppo potrebbe essere preventivamente pianificato a livello statale e regionale, ma così non è, tant’è che il Maxi Data Center “Cavour Hyperscale Campus” previsto a Trino (Vc) è stato riconosciuto “strategico” dal Consiglio dei ministri, anche se, come tutti di grandi Data Center, suscita forti preoccupazioni energetiche, ambientali ed etiche. Intanto ci si dovrebbe chiedere a cosa serve questo gigantismo dei data center? Alla speculazione, al controllo sociale, alla guerra? Ma, limitandosi ai soli aspetti energetici, dato che richiede di essere alimentato con 400 MW continuativi di energia elettrica, significa che ogni anno in Data Center di Trino consumerà 3 miliardi e mezzo di chilowattora di energia elettrica, più del triplo del consumo di tutti i settori della intera provincia di Vercelli (1 miliardo di kWh/anno). Questi nuovi enormi consumi vanificheranno la transizione energetica, dato che sono persino superiori alla produzione di tutto il fotovoltaico installato in Piemonte (3 miliardi di kWh nel 2024). Se dovesse alimentarsi con solo agrivoltaico, per avere un funzionamento continuo servirebbero impianti per almeno 35 chilometri quadrati (3.500 ettari) di superficie, e una quantità impressionante di batterie (400 MW, 4 milioni di kWh). Allora lo dicano chiaramente che pensano di mettere a Trino una nuova centrale nucleare per alimentarlo! Riguardo al tema, Legambiente del Vercellese e della Valsesia e Pro Natura del Vercellese, Valsesia e Vco organizzano a Trino, per venerdì 16 ottobre 2026, alle ore 20,45, presso l’Auditorium delle Scuole Medie “Famiglia Tricerri” in via Vittime di Bologna 5, una serata dal titolo: “Trino – tra Data center e nucleare. È questo il futuro che ci spetta?”».
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Un migliaio di persone si sono radunate sabato 10 ottobre in Piazza della Scala a Milano hanno risposto all’appello lanciato dalla Rete nazionale dei Comitati Stop Data Center e manifestato nel pomeriggio per esprimere preoccupazioni e denunciare le criticità che lo sviluppo di questi impianti hanno sul territorio, in primis lombardo.
Riceviamo e pubblichiamo volentieri un documentario realizzato dal progetto Sottotensione di Cremona in merito al procedimento relativo al data center che dovrebbe sorgere sul territorio.
Nasce dal percorso cittadino che ha visto una tappa il 19-20 settembre scorso una data di mobilitazione cittadina con respiro regionale per sabato 24 ottobre: contro il riarmo, contro il caro-benzina, contro i data center e per rivendicare risorse per salute, formazione e casa. Sulla pagina torinocontroilriarmo si trovano il lancio e gli appuntamenti in avvicinamento.
La Questura di Reggio Emilia ha deciso di negare – da oggi, martedì 6 ottobre 2026 – lo spazio per il presidio permanente in corso ormai da agosto a Campo di Marte 2 in difesa dell’adiacente Bosco Ospizio, devastato dalle ruspe tra mercoledì e giovedì della settimana scorsa, dopo lo sgombero poliziesco del presidio permanente, per fare spazio a unsupermercato Conad.
Ci sono giornate in cui una valle intera decide di mostrarsi per quello che è.
Ieri è successo tra Sant’Ambrogio e Avigliana. Un numero enorme di persone ha percorso insieme la Valsusa, in una marcia popolare che ha attraversato i due paesi portando in strada una cosa che forse è ancora più importante del numero dei partecipanti: la capacità di una Valle di riconoscersi, ancora una volta, nella difesa del proprio territorio.
Sabato 26 settembre a Milano è nata ufficialmente la rete regionale dei comitati stop data center, che scenderà in piazza con una manifestazione a Milano il prossimo 10 ottobre. Sul tema si terrà un incontro pubblico di approfondimento a Pavia, martedì 6 ottobre alle ore 21, presso la sala conferenze del Broletto.
Di seguito l’indizione del dibattito organizzato dai comitati e dai cittadini che si stanno attivando a Torino sul tema dei data center insieme all’Assemblea Universitaria di Scienze di UniTo.
Brescia, 18 agosto 2026. Festa di Radio Onda d’Urto. Temperature da fornace padana, nell’estate più lunga, torrida e faticosa mai registrata in Italia. Insieme a noi, sotto la tensostruttura dove si svolge il dibattito, decine e decine di persone.
Un articolo di Luca Rota – attento conoscitore delle nostre montagne e del loro ambiente naturale – offre lo spunto per ragionare su una problematica di attualità: il turismo.
Ruspe e polizia nel Bosco Ospizio di Reggio Emilia, dove un progetto edilizio minaccia un’area verde ricca di biodiversità. Il quartiere resiste e il presidio incontra la lotta No Tav: esperienze diverse che si riconoscono nella difesa dei territori.
Doveva essere la risposta del fronte Sì Tav. La dimostrazione che, nonostante anni di cantieri, proteste e contestazioni, attorno alla Torino-Lione esistesse un consenso ampio e capace di mobilitarsi. Eppure ieri a Torino, si sono presentate forse 200 persone, pure secondo la Digos. Boni, probabilmente rimandato più volte in matematica nella sua carriera scolastica, ne conta 700: ma anche se fosse, il risultato non cambia.