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No Tav, blocco al cambio turno degli alpini

Oggi pomeriggio domenica 12 gennaio l’appuntamento, a sorpresa era presso la caserma Ceccaroni di Rivoli, alle porte della valle di Susa dove le truppe degli alpini alloggiano. Da qui ogni giorno i pulmini carichi di militari partono verso il cantiere tav di Chiomonte.

Ci si trova dunque alle 16.30, con un leggero anticipo sul cambio turno davanti alla porta carraia. Inizia un volantinaggio e viene appeso uno striscione con su scritto “Valsusa libera No militari e polizia No Tav No Mafia”. Sono un centinaio gli attivisti no tav che distribuendo i volantini informano gli automobilisti e i cittadini di Rivoli dello spreco e della devastazione in corso a Chiomonte. Arrivano dunque le prime pattuglie di polizia e carabinieri che da lontano seguono lo svilupparsi degli eventi. Poco dopo, passate da poco le 17, ecco che arrivano i pulmini di ritorno dal cantiere carichi di militari che vengono immediatamente bloccati dagli attivisti con cori e slogan. In pochi minuti la situazione diventa imbarazzante per i militari che restano bloccati sulla colonna di mezzi circondati dai no tav. Sono minuti di blocco e di resistenza fin quando il commissario di polizia di Rivoli, in costante contatto telefonico con la questura di Torino e con forte agitazione chiede aiuto e fa intervenire i reparti antisommossa impegnati allo stadio distante pochi chilometri. Si capisce da subito l’intenzione e la possibilità di intervento che ormai le truppe hanno ed in particolare la Polizia. I reparti giungono in corsa e scendendo dai mezzi già con caschi e scudi caricando e rincorrendo i no tav per alcune centinaia di metri allontanandoli dal perimetro militare. Seguono ancora poi per le vie di Rivoli alcune identificazioni di manifestanti per mano del reparto digos che a tradimento attende chi si sposta e va a recuperare le proprie automobili.

Ma non sono certo questi piccoli fastidi a mettere in difficoltà o a fare paura ai no tav.

Sono queste azioni di disturbo e pressione alle articolazioni del cantiere che danno vita e forza al movimento.

Premere contro le truppe e i guardiani della devastazione è un modo per evidenziare a tutti lo spreco di risorse pubbliche destinati ad un’opera inutile. E’ un modo per rendere la vita difficile e fastidiosa a chi in quel cantiere pensa di lavorare ed invece riempie solo le proprie tasche in nome del lavoro e della necessità. C’è lavoro e lavoro e questi sono lavori da fermare, il cantiere, le articolazioni che attorno ad esso si muovono, le truppe che lo difendono.

Dalla caserma di Rivoli partono ogni hanno militari italiani per le missioni di guerra all’estero portando morte e devastazione, da lì ogni giorno partono militari per difendere chi distrugge la valle di Susa e intasca i sacrifici dei cittadini.

Dopo le ultime ondate di arresti con l’infame accusa di associazione terroristica momenti come questo non possono che essere un punto da cui ancora una volta ripartire insieme. Ripartire nella lotta no tav, sostenendo chi oggi è colpito dalla pressione giudiziaria e premendo contro chi ruba e devasta.

da notav.info

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pubblicato il in Crisi Climaticadi redazioneTag correlati:

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