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Tratta Avigliana-Orbassano. Il “Comitato di supporto” e il gioco delle tre carte: interramento, illusioni e rimozioni

Mercoledì 18 marzo in Regione Piemonte è partito il “Comitato di supporto” per la tratta nazionale Avigliana-Orbassano.

da notav.info

Hanno partecipato tecnici regionali, rappresentanti di RFI, dei sindaci e degli amministratori, ma anche figure politiche a favore dell’opera come l’assessore regionale alle Infrastrutture strategiche Enrico Bussalino e il vicesindaco della Città Metropolitana, Jacopo Suppo.

Il “comitato” si propone di favorire il dialogo tra istituzioni e territorio, monitorare lo stato di attuazione degli interventi e affrontare le criticità che potranno emergere nelle diverse fasi di realizzazione dell’infrastruttura. 

Tradotto: indorare la pillola per imporre l’opera anche a chi è contrario. 

La soluzione trovata dai piani alti a seguito delle osservazioni critiche depositate dall’Unione Montana Valle Susa e alcuni comuni come Avigliana, Caselette e Sant’Ambrogio è stata quella di creare tavoli di lavoro tematici per affrontare l’interferenza coi pozzi che forniscono acqua potabile, il rischio di danneggiare con gli scavi l’equilibrio idrico della collina morenica e il complessivo impatto ambientale, i potenziali danni legati a materiali pericolosi, come l’amianto. E ancora la questione del consumo di suolo agricolo e la gestione del materiale di scavo che comporterebbe aumenti significativi del traffico pesante nell’area.

Sul fatto che gli studi trasportistici su cui si basa il progetto di Rfi risalgono a più di dieci anni fa e non rispondono ai bisogni reali, non si capisce quale sia la loro soluzione.

Mentre la Regione Piemonte sostiene il progetto, e con questo comitato punta a superare l’opposizione degli enti locali e rispettare il cronoprogramma (che prevede l’inizio lavori nel 2027 e l’attivazione della linea entro il 2034, in contemporanea con la tratta internazionale), quello che viene riportato dai quotidiani piemontesi, è che i sindaci chiedono almeno l’interramento della linea, sebbene sia presente anche un fronte di alcuni amministratori e di comitati No Tav per cui l’obiettivo resta l’opzione zero, cioè l’utilizzo della tratta esistente.  

Questo dibattito ci riporta alla posizione emersa attraverso la lettera pubblicata sul quotidiano “Valsusa Oggi” dal gruppo di opposizione di Avigliana, che prova a presentarsi come un punto di vista realistico in opposizione all’amministrazione, ma che si colloca all’interno di un perimetro già definito: quello dell’accettazione dell’opera. 

Si propone l’interramento come soluzione tecnica, come compromesso accettabile, come forma di mitigazione locale. Ma si rimuove il nocciolo della questione: qualsiasi tratta della Torino-Lione è inutile, imposta e devastante, continua (e continuerà) a produrre effetti negativi sul nostro territorio, indipendentemente dal fatto che i binari vengano costruiti in superficie o sottoterra. 

L’interramento ad Avigliana viene presentato come l’unica opzione concreta, ma in realtà è una falsa alternativa. Accettare l’opera significa accettarne le conseguenze complessive: cantieri, consumo di risorse pubbliche, impatti ambientali e sanitari, militarizzazione dei territori. Continuare a inseguire soluzioni tecniche dentro un progetto intrinsecamente sbagliato significa restare intrappolati in una logica che non lascia scampo: si finisce sempre per contrattare un danno che non potrà che riversarsi sulla popolazione della Valle. Porre il piano della discussione sull’interramento, significa negoziare sul COME realizzare il Tav, non sul SE. 

Sappiamo, però, che le amministrazioni locali (soprattutto quelle che, in questo contesto, hanno prodotto pagine e pagine di osservazioni sulla tratta nazionale Avigliana – Orbassano) hanno a cuore la salute dei propri cittadini e cittadine e la salvaguardia del proprio territorio.

Per questo, vorremmo incitarle a non lasciarsi assorbire dalle dinamiche che necessariamente si sviluppano intorno a questi tavoli e a mantenere uno sguardo lucido sulla situazione, riconoscendo che confronti di questo tipo perdono subito di efficacia perché basati su trattative prolungate che finiscono sicuramente per indebolire le ragioni di partenza, soprattutto se non c’è piena chiarezza sugli obiettivi. 

Si tratta di dinamiche, purtroppo, già viste: senza nemmeno dover tornare indietro fino al 2006 e all’istituzione del primo Osservatorio, siamo più che sicuri che anche questa volta il percorso del “dentro e contro” istituzionale difficilmente potrà portare a un qualche tipo di risultato. 

L’adesione a questi tavoli non porterà alcun beneficio alla Valsusa. Piuttosto, continuerà a rafforzare le posizioni dei proponenti e realizzatori dell’opera, sempre volte a devastare e sprecare enormi risorse di denaro pubblico, legittimando così la prosecuzione degli interventi da attuare. Inoltre, tali percorsi possono contribuire a rappresentare all’opinione pubblica e ai finanziatori un livello di condivisione che non sempre corrisponde alle posizioni espresse dalle comunità interessate.

Aderire alla narrazione bipartisan (condivisa, ad esempio, sia dalla Giunta Cirio sia da parte del gruppo di opposizione del Pd ad Avigliana) secondo cui sarebbe necessario superare anni di opposizione, ritenuti responsabili della mancata partecipazione ai tavoli e delle criticità sul territorio, offre una lettura completamente errata della realtà non restituendo pienamente la complessità delle mobilitazioni e delle ragioni che le hanno motivate nel tempo. 

Senza il Movimento No Tav, senza il conflitto sociale che ha attraversato la Valsusa e senza una chiara, netta e coraggiosa opposizione delle amministrazioni locali, oggi non esisterebbero nemmeno spazi di discussione. Figuriamoci le modifiche progettuali.  

Quella che viene liquidata come ideologia è stata, in questi anni, l’unica vera difesa concreta del territorio. Così come l’“opzione zero”, reputata irrealistica, è l’unica posizione coerente se si guarda all’interesse collettivo e non alla gestione dell’esistente. 

Dire no all’opera non è un esercizio retorico, ma una scelta politica precisa: fermare un progetto dannoso e aprire finalmente una discussione su mobilità utile, manutenzione della rete esistente, servizi per i pendolari, cura e priorità di un territorio già abbastanza martoriato e sacrificato. 

Per questo spostare la centralità del dibattito istituzionale sul tema dell’interramento dei binari, è solo un modo per distogliere l’attenzione dal focus della questione: la necessità di fermare la Torino-Lione.

Tutto il resto, semplicemente, è noia.

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