
FESTIVAL ALTRI MONDI ALTRI MODI – VANCHIGLIA QUARTIERE PARTIGIANO
vol.4 – aprile / maggio 2026
Di seguito l’indizione della Quarta Edizione del Festival Altri Mondi / Altri Modi “Vanchiglia Quartiere Partigiano”

Nelle edizioni passate abbiamo discusso di guerra, ecologia, intelligenza artificiale, transfemminismo, nuove forme di sfruttamento, decolonizzazione, arte e cultura con un obiettivo chiaro: immaginare Altri Mondi concreti, in cui l’interesse collettivo non sia sottoposto alle leggi del profitto e chiederci quali Altri Modi possiamo costruire nelle discussioni collettive, nelle lotte, nei movimenti che attraversiamo per resistere e rilanciare in un mondo in cui le crisi si moltiplicano e si intrecciano, consegnandoci una realtà sempre più complessa ed avvilente.
Quest’anno il Festival si trasforma perché trasformate sono le condizioni del nostro territorio e quartiere: il 18 dicembre scorso il centro sociale Askatasuna, che da diversi anni ospitava il festival, è stato sgomberato e il quartiere Vanchiglia da allora vive una quotidiana militarizzazione dei suoi spazi. Lo sgombero va inserito in una strategia generale, come accelerazione autoritaria e repressiva da parte del governo a seguito delle grandi mobilitazioni che hanno scosso la normale routine delle nostre vite, con i blocchi e gli scioperi di settembre e ottobre in solidarietà alla Palestina. In questo contesto di guerra globale occorre preparare il terreno per opporsi e affrontare una prospettiva in cui il ripristino della leva obbligatoria, l’intensificazione del controllo sociale e l’incremento della militarizzazione si faranno sempre più concreti, per renderci a disposizione della guerra. Vanchiglia in questi mesi è stata laboratorio di tutto questo ma ha anche dimostrato, insieme alla città tutta, di saper resistere. Non solo per difendere spazi che vengono sottratti ma anche per rilanciare e cogliere questo attacco come un’occasione per costruire nuove dimensioni di aggregazione, di confronto e di iniziativa.
Riconoscersi in una prospettiva “partigiana” oggi è necessario: ma vogliamo essere sempre di più a porci le domande giuste su come poter fermare la guerra a partire dai nostri territori, come immaginare un futuro desiderabile, su quali sono i nostri bisogni e come costruire insieme un sogno comune al quale tendere. Prendere parte, essere uno squarcio di possibilità nel presente di guerra per raccogliere le nostre forze e creare un immaginario diverso da quello imposto.
La quarta edizione del festival avrà l’ambizione di essere una tappa di questo percorso collettivo dal nome “Torino Partigiana” affinché possa essere un momento di incontro e ragionamento collettivo a partire dai temi sui quali ci interroghiamo nelle nostre vite: la militarizzazione e la sicurezza nella deriva autoritaria ma anche le forme di resistenza e le esperienze di opposizione a tutto questo; la guerra come paradigma globale per la fuoriuscita dalla crisi dell’Occidente e i mezzi sempre più raffinati di cui si dota, ma anche le resistenze che indicano una via praticabile per tutti e tutte; le storie di difesa dei territori dalle contraddizioni globali come quella energetica ed ecologica.
Sono questioni comuni, iniziare a porsele collettivamente per costruire le risposte insieme, è già di per sé un atto partigiano.
Qui il profilo Instagram per gli aggiornamenti sul programma!
PROGRAMMA DAL 22 AL 26 APRILE

“Nel nido di serpenti” con ZeroCalcare
“Vivere come in un nido di serpenti
Con le unghie e con i denti aggrapparsi alla vita
Aggrapparsi per non farla più scappar”
Una canzone senza finale – Truzzi Broders
Il processo di Budapest che ha visto l’arresto di compagni e compagne antifasciste ha aperto un dibattito pubblico importante: se guardiamo all’Italia non siamo davanti al ritorno del fascismo nelle sue forme storiche ma a una tendenza che assume tratti autoritari e conservativi pur non cogliendo la domanda popolare di una risposta agli interessi “nazionali”. La storia che racconta “Nel nido di serpenti” riporta la necessità di una solidarietà reale che attraversi le frontiere e che riporti al centro il rispetto dell’umanità. Maja T. si trova ancora nelle maglie della “giustizia” ungherese e questo impone che anche alle nostre latitudini si costruisca narrazione e pratica sulla legittimità dell’antifascismo militante. La solidarietà è la nostra possibilità di resistere anche a fronte di attacchi pesanti come quello nei confronti di Movimento No Tav, Askatasuna e Spazio Popolare Neruda in primo grado conclusosi con la caduta dell’accusa di associazione a delinquere ma che vede l’inizio del processo in appello con l’obiettivo di ribaltare la sentenza proprio nel mese di aprile. Associarsi per resistere, nel nido di serpenti, è sempre attuale.
ZeroCalcare, Michele detto Zerocalcare, fumettista e compagno, vive a Roma, quartiere Rebibbia. Con le sue storie a fumetti, strisce e più recentemente anche serie tv, ha contribuito a costruire un immaginario comune, un riferimento nel quale riconoscersi in quanto giovani e meno giovani, sicuramente stanchi di un mondo difficile ma anche con uno sguardo lucido e profondo e carico di ironia.
Truzzi Broders, I Truzzi Broders nascono nel 1982 all’interno della sala prove di Vankiglia S/balla e diventano in breve tempo uno dei gruppi di culto dell’epoca. Con il loro rock grezzo e la loro ironia raccontano storie dei quartieri di periferia, insieme a testi più politicamente impegnati. La loro canzone capolavoro, “Ti ho visto in piazza”, ha ispirato il titolo dell’ultimo libro di Zerocalcare, “Nel nido dei serpenti”.

Militarizzazione e sicurezza nella deriva autoritaria
Sono anni che le retoriche politiche insistono con forza sempre maggiore sul concetto di sicurezza, coniugandolo al bisogno in proclami belligeranti, spesso urlati, nei quali il quotidiano delle città e delle nazioni viene descritto come un campo di battaglia in cui bisogna difendersi, preferibilmente attaccando, da una minaccia rappresentata ora dalle persone migranti, ora dalle realtà sociali che propongono alternative al capitalismo e alla mercificazione di ogni aspetto della vita, ora dalle armi a lunga gittata degli Stati considerati ostili.
Retoriche, queste, che non restano solo tali perché legate a modelli di sviluppo economico di tipo estrattivo che richiedono, per funzionare, politiche di repressione ed esclusione, di sfruttamento, di invasione coloniale e di morte gestite con enorme discrezionalità dagli eserciti e dagli apparati di polizia, dentro e fuori i propri confini.
Non é un caso che buona parte dei più potenti governi mondiali abbracci oggi una dimensione autoritaria, recitando una narrazione in cui gli interessi della cosiddetta “nazione” dovrebbero essere tutelati a fronte di costanti minacce esterne o interne. In questo contesto lo spirito sovranista é funzionale a una nuova corsa al profitto, oggi messa a servizio attraverso il riarmo, la guerra, e la finanziarizzazione dei relativi processi economici che non conosco nulla di “confini” o di interessi del “proprio popolo”.
Tuttavia esiste, e non è negabile, un bisogno di sicurezza che proviene dal basso, tra le fasce della popolazione in via di impoverimento e già impoverite. I temi sono quelli conosciuti: spaccio e consumo di sostanze stupefacenti, disgregazione sociale, degrado urbano, mercificazione degli spazi, mancanza di lavoro. Ma se é vero che questi fenomeni generano insicurezza sociale, la loro risoluzione non si ottiene con maggiore sicurezza di tipo autoritario, perché non é da lí, dalla mancanza di autorità, che derivano. Essi sono il frutto di un sistema economico e sociale razzista, classista e ingiusto, la cui insicurezza di fondo si combatte non con “decoro” e “ordine” ma con prevenzione, riduzione del danno, investimento pubblico in cura e supporto a economie locali. Lo stesso sistema che criminalizza le dimensioni sociali che si autorganizzano dal basso per affrontare queste questioni, assumendosi anche le contraddizioni del caso.
Storicamente non è nuova la strategia del regime economico militare globale di costruire nemici per riprodursi, dalla piccola alla grande scala la “sicurezza” diventa l’unica risoluzione a problemi sociali complessi. In che modo oggi il sistema capitalista si ristruttura e riarticola a fronte delle contraddizioni che si approfondiscono?
Chi trae davvero beneficio dalle politiche che rinforzano o ridefiniscono i confini, che militarizzano i quartieri e le istituzioni, che subordinano l’economia alla produzione di armamenti? La sicurezza è un bene universalistico o rappresenta piuttosto un dispositivo di esclusione della nostra contemporaneità?
Michele Di Giorgio (relatore), storico, è ricercatore post-doc all’Università di Bari nel progetto PRIN “Police and Social Change: the Challenges of Gender and Ethnicity in Contemporary Italy”. Si occupa in particolare di storia della polizia nell’Italia contemporanea, oltre che di polizia scientifica, identificazione e sorveglianza tra ’800 e ’900. Ha pubblicato i volumi Per una polizia nuova. Il movimento per la riforma della Pubblica Sicurezza (1969-1981) (Viella, 2019) e Il braccio armato del potere. Storie e idee per conoscere la polizia italiana (nottetempo, 2024).
Enrico Gargiulo (relatore) è docente di Sociologia generale all’Università di Torino. Si occupa prevalentemente di cittadinanza, politiche sociali, sicurezza e ordine pubblico. Tra le sue ultime pubblicazioni: (Senza) residenza: l’anagrafe tra selezione e controllo (Eris, 2022), Polizia: un vocabolario dell’ordine (con Giulia Fabini e Simone Tuzza, Mondadori Università, 2023), Contro l’integrazione: ripensare la mobilità (Meltemi, 2024), Protocollo: uno strumento di potere (elèuthera, 2026). Scrive per «Jacobin Italia» e «Napoli Monitor».
Michele Lancione (moderatore) insegna Geografia politico-economica al Politecnico di Torino e dirige il Master in Geografia e scienze territoriali dell’Università di Torino. Si occupa di lotte abitative, con approccio critico alla precarietà abitativa, concentrandosi su una lettura di stampo etnografico. È co-fondatore del Radical Housing Journal e co-direttore del Beyond Inhabitation Lab. Tra le sue ultime pubblicazioni: For a Liberatory Politics of Home (Duke University Press, 2023) e Università e militarizzazione. Il duplice uso della libertà di ricerca (Eris, 2023).
Valeria Verdolini (relatrice) insegna Inequalities and Social Mobility e Diritto e mutamento sociale all’Università degli Studi di Milano. È responsabile del coordinamento scientifico-organizzativo di Democrazia Futura e di Democrazia Diffusa per Biennale Democrazia. Dal 2012 è presidente di Antigone Lombardia. I suoi ultimi libri sono Abolire l’impossibile. Le forme della violenza, le pratiche della libertà (Add, 2025) e Milano fantasma. Etnografie di una città e delle sue infestazioni (Ombre Corte, 2025). Scrive per «Lucy», «Micromega», «CheFare», «TheItalianReview» e «doppiozero».



Orizzonti di guerra: imperialismo e resistenze
La guerra oggi è il paradigma che ristruttura il modello capitalista in una fase di crisi dell’egemonia occidentale, in particolare statunitense. L’attacco all’Iran da parte di USA e Israele è un tassello in questo schema globale: oltre a colpire chi sostiene la resistenza palestinese, l’obiettivo è garantire un orizzonte imperialista. La guerra oggi significa anche utilizzo di tecnologie e mezzi nuovi, in una sorta di tecnofascistizzazione generale in cui le Big Tech stabiliscono un ordine mondiale. Significa anche conseguenze materiali per chi, in ogni parte del mondo, si trova nella parte bassa della classe: la contraddizione energetica è un tema centrale in una fase di finanziarizzazione e di crisi del dollaro.
Qual è il nostro compito oggi? Blocchiamo Tutto ha consegnato delle indicazioni precise: mobilitiamoci senza ambiguità a sostegno di chi resiste all’imperialismo. Come costruire un movimento contro la guerra imperialista oggi?
Youssef Boussoumah, Militante della causa palestinese dagli anni 80, partecipa all’organizzazione nel 1998 della campagna per il diritto al ritorno in Palestina e altre iniziative di solidarietà concreta. E’ stato tra i membri fondatori del MIR e poi del PIR (Parti des Indigènes de la République) Oggi collabora insieme a Houria Bouteldja e Louisa Yousfi al media libero Parole d’Honneur, progetto informativo e di dibattito politico, in cui si dà voce all’immigrazione post-coloniale e ai quartieri popolari ed è membro di QG Décolonial. Compagno di lungo corso con un punto di vista decoloniale e sulla necessità di una lettura dell’attualità in chiave anti-imperialista.
PROGRAMMA DAL 28 APRILE AL 3 MAGGIO

“Speculazione e transizione energetica ed ecologica: quali possibilità di resistenza”
Scritto dalle attiviste Anuna De Wever e Lena Hartog e uscito nel 2025 per la regia del belga Thomas Maddens, il documentario The Cost of Growth riflette sul fallimento del Green deal e delle politiche economiche incentrate sulla “sostenibilità”, propagandate in sede comunitaria come risolutive della crisi climatica. Lungi dal rappresentare una soluzione, queste politiche rivelano invece la loro natura strettamente connessa all’economia capitalistica e all’imperativo della crescita a tutti i costi, che a sua volta è impensabile senza la sistematica devastazione di ambienti sociali e naturali. Per raccontare la storia del fallimento del Green deal, il documentario mette in relazione alcune lotte che in Europa (dalla Serbia all’Italia, passando per la terra dei sami in Norvegia) si stanno opponendo a un modello economico imposto dall’alto, rifiutando l’estrattivismo indiscriminato di litio, la proliferazione di impianti di energia “sostenibile” in ambienti naturali e l’imposizione di modelli produttivi sordi alle esigenze di lavoratrici e lavoratori. Una transizione energetica reale, suggerisce il documentario, passa necessariamente da una critica alla speculazione e alla fame di profitto, con lo sguardo puntato su chi abita i territori devastati dall’estrazione dei materiali critici e dall’installazione di impianti sempre più estesi per la produzione di energia.
Vittorio Martone insegna Sociologia dell’ambiente all’Università di Torino. Tra i suoi interessi di ricerca: politica e partecipazione su scala territoriale attorno alla transizione ecologica ed energetica; controversie e conflitti sui rischi per ambiente e salute; violenza ambientale ed ecomafie; ecocidio e forme di accesso alla giustizia attraverso pratiche di ricerca “community-based”. Su questi temi, ha di recente pubblicato il volume collettaneo Tossicità. Voci, saperi e conflitti in una zona di sacrificio (Orthotes 2026, con R. Altopiedi, E. Bechis e A.F. Ravenda) e Vite contaminate. Co-ricerca e azione politica nella lotta alla violenza ambientale (Meltemi 2026, con R. Altopiedi).
Collettivo di fabbrica dei lavoratori GKN di Firenze, dello stabilimento di Campi Bisenzio. A partire dalla lettera di licenziamento in ragione della chiusura della fabbrica, per alcuni di essi è iniziata una lunga lotta che ha parlato di sindacalismo, reintegrazione e riconversione industriale, piani alternativi di produzione, ecologia e giustizia sociale. La chiusura è diventata simbolo di resistenza, aggregando solidarietà concreta e mutualismo da parte di tante e tanti in tutta Italia.
Confluenza è un progetto nato a Torino a gennaio 2024 dalla collaborazione di attivisti provenienti da Comitati spontanei a difesa del verde cittadino, da collettivi giovanili che si occupano di ecologia, da persone che partecipano alle lotte per la difesa dei territori dalla città alla Val Susa. L’obiettivo di Confluenza è costituire una rete effettiva a livello regionale e oltre, capace di accumulare forza per contrapporsi all’aggressione dei territori, utilizzando il media informativo Infoaut per sistematizzare, valorizzare e diffondere i saperi che provengono dalle lotte. Pensiamo che il sistema sul quale poggia la nostra società, che rende ogni cosa e ogni essere vivente merce da cui trarre profitto, sia un cortocircuito, perché nel suo agire distrugge le stesse risorse di cui espropria le collettività per disporne e arricchirsi.

Presentazione del dossier esportazioni militari ed energetiche per Israele e della mappatura delle infrastrutture belliche piemontesi
A partire dai due lavori sulle infrastrutture belliche in Piemonte e sulla partenza di armi e risorse dall’Italia a Israele nel laboratorio ci si propone di individuare i flussi che compongono la complicità della guerra a partire dai nostri territori, con l’obiettivo di tradurre le ricerche in strumenti di attivazione e di lotta.
L’assemblea “Stop Riarmo” nasce a maggio 2025 per raccogliere l’esigenza di costruire un contesto ampio ed eterogeneo di confronto e di messa in rete per darsi la possibilità di agire in maniera concreta contro il riarmo e contro chi finanzia il genocidio in Palestina. L’idea di individuare nella filiera bellica sul nostro territorio un ambito dal quale partire ha portato all’organizzazione della giornata del 5 luglio 2025 che ha visto un’iniziativa contro la Leonardo di Caselle e un momento di tavola rotonda con l’obiettivo di delineare un quadro composito del sistema guerra nei vari ambiti della produzione e della riproduzione sociale, da cui è scaturito anche un documento dal titolo “Se la guerra parte da qua, disarmiamola dalla città!”
I Giovani Palestinesi d’Italia (GPI) sono un’organizzazione politica a guida palestinese e araba che si inserisce organicamente nella lotta per la liberazione del popolo palestinese dal colonialismo sionista e dall’imperialismo. Dalla diaspora in Italia, i GPI promuovono campagne di boicottaggio e di embargo contro l’entità sionista, sostengono i prigionieri politici palestinesi e difendono il diritto al ritorno, costruendo solidarietà internazionale con i movimenti che nel mondo si oppongono all’imperialismo.
Torino per Gaza Coordinamento cittadino torinese nato dalla manifestazione del 2 dicembre 2023 in solidarietà al popolo palestinese.

Concerto pianoforte a quattro mani con Duo Soro (Angela Gennaro e Pedro Robert, pianoforte)
Nato nel 2023, il duo Soro è una promettente formazione cameristica nella scena musicale classica. Angela e Pedro si sono conosciuti negli anni del Conservatorio dove hanno scoperto una connessione artistica speciale e un interesse comune per il pianoforte a quattro mani. Hanno realizzato numerose presentazioni in Italia e all’estero, esibendosi recentemente per la stagione concertistica 2025/26 della Fundacion CorpArtes nel prestigioso Teatro CorpArtes a Santiago del Cile e per l’inaugurazione della scorsa stagione alla Martha Music House Academy a Palermo.
Pedro Robert si è laureato col massimo dei voti alla Universidad Católica de Chile, poi al Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino e successivamente al Royal College of Music di Londra, dove ha conseguito il Master in piano performance. Ha studiato sotto la guida di Claudio Voghera, Enrico Pace, Alexander Romanovsky e Danny Driver. Lungo la sua carriera ha ricevuto diversi premi e riconoscimenti, è stato borsista della De Sono associazione per la Musica, di FONDART (Ministero delle arte e la cultura del Cile) e della Fondazione di Amici del Teatro Municipal di Santiago.
Angela Gennaro si è laureata presso il conservatorio Giuseppe Verdi di Torino sotto la guida dei Maestri Daniela Carapelli e Giacomo Fuga. Si è esibita per diverse realtà italiane e straniere partecipando al VII festival “Lo Matta Cultural 2024” e alla VI edizione di “Tertulias Musicales” a Santiago del Cile. Ha frequentato corsi di perfezionamento e masterclass con Alexandar Madzar, Nikita Fitenko e Christa Butzberger. Allo studio del pianoforte ha affiancato esperienze corali presso il coro Artemusica e orchestrali, in qualità di clarinettista, nella Cororchestra del Piemonte. Dal 2018 al 2020 è stata assistente dei docenti delle classi di pianoforte 2° strumento al Conservatorio di Torino. Attualmente entrambi i musicisti affiancano alla docenza attività concertistica solistica, in duo e in trio.

LABORATORIO: Scuola d’Altri Mondi
Dalla scuola che forma all’educazione che trasforma.
Immagina un mondo nel quale student e docent abbiano l’occasione di reimmaginare la scuola, Facendolo nell’unico modo possibile: INSIEME!
Un laboratorio per mettersi in gioco, per rimettere tutto in gioco, dalle fondamenta, cercando la bussola per una rivoluzione pedagogica.
Perché questo presente distopico non è l’unico futuro possibile.
Laboratorio aperto a tutt: student, insegnant, genitor, esseri umani in generale…
LABORATORIO: Lacrimogeni, viaggio informativo
L’iniziativa nasce dalla collaborazione di due Collettivi Universitari legati a materie scientifiche e sanitarie che vedono come una necessità indagare le conseguenze dell’uso dei lacrimogeni nelle città e nelle valli. Poiché essere consapevoli delle implicazioni sanitarie e ambientali dell’uso delle armi di repressione diventa sempre più necessario, poiché il clima repressivo che avanza rende coinvolte non solo le persone che attivamente manifestano dissenso, ma anche chi vive nei quartieri e nei pressi delle manifestazioni.
a cura di assemblee universitarie Scoiattoli Rossi e Oltre la cura.

Guerra. Per una nuova antropologia politica
Il libro di Silvano Cacciari parte da un assunto: la necessità di ribaltare l’assioma di Clausewitz, per il quale la guerra sarebbe la continuazione della politica con altri mezzi. Secondo Cacciari, invece, oggi è la politica a essere una prosecuzione della guerra ibrida.
Individuare il momento della storia in cui è avvenuto questo ribaltamento di paradigma non è semplice. Di sicuro c’è però il fatto che esso va di pari passo con l’avvento di alcuni fenomeni: l’emergere della dimensione digitale e virtuale, la diffusione dell’intelligenza artificiale e dell’innovazione tecnologica, il potere degli asset finanziari, la pervasività degli algoritmi.
Cacciari propone una lettura della guerra come paradigma del presente e come orizzonte futuro, con un occhio attento sulle catene globali del valore e sui loro flussi: energia, logistica e finanza come assi centrali della politica bellica attuale. Ma, aggiungiamo noi, anche come nodi dirimenti per inceppare potenzialmente questo meccanismo.
Silvano Cacciari fa parte dell’unità di ricerca NAF, Nuova Antropologia Filosofica dell’Università di Firenze. Coordina il laboratorio CirLab, progetti di ricerca e seminari su mutazione tecnologica ed evoluzione sociale presso il PIN, Polo tecnologico di Prato. Ha scritto, con Luca Mori, il manuale di teoria della comunicazione Mesh (2008). Ha curato, con Ubaldo Fadini, Lessico Virilio. L’accelerazione della conoscenza (2013) ed è autore del capitolo “Guerra finanziaria e guerra sul campo” del volume collettivo Postfordismo e oltre (2023). Per La Casa Usher ha curato, con Lorenzo Giudici, Stadio Italia. I conflitti del calcio moderno (2009).

“Esperienze di resistenza dal basso: dai territori da difendere ai quartieri popolari”
Oggi più che mai abbiamo bisogno di costituire insieme le nostre forme di difesa del territorio: sia esso il quartiere popolare di una grande città o uno spazio fuori dalla metropoli. La difesa e la tutela dei bisogni e delle esigenze delle comunità locali non possono però non andare di pari passo con la costruzione di un altro modo di vivere. Riappropriarsi della salute, dei parchi cittadini, delle case popolari, dell’educazione e della capacità di immaginare, contendendo il potere a chi male amministra le risorse pubbliche e ai tentacoli della privatizzazione, è un’azione da portare avanti su un terreno di lotta trasversale: dai Sud al Nord esistono già esperienze reali che agiscono in tal senso, ma come farne una proposta comune? Come rendere generale l’attivazione dal basso per creare una forza in grado di contrapporsi alle istituzioni che governano gli ambiti della riproduzione sociale?
Comitato MuBasta/Rione Pilastro
Il comitato nasce a dicembre 2025 dall’iniziativa spontanea di alcuni abitanti del rione Pilastro di Bologna, intenzionati ad opporsi alla realizzazione del MuBa (“Museo delle bambine e dei bambini”) nel parco Mitilini-Moneta-Stefanini. La realizzazione del museo, progetto imposto dal Comune a un quartiere che avrebbe ben altre necessità e aspirazioni, implicherebbe (e sta già implicando) la cementificazione dell’area verde e la perdita di uno spazio prezioso di libera aggregazione per il rione.
Il Pilastro è da sempre raccontato come una periferia “problematica”. Qui come altrove, narrazioni di marginalità e degrado diventano funzionali all’estromissione del quartiere dai processi che lo riguardano e molle per “riqualificazioni” e “rigenerazioni” volte alla messa a profitto delle periferie a scapito di chi le abita.
La lotta di questi mesi degli abitanti del Pilastro dal quartiere è arrivata alla città, agendo una critica capace di mettere in discussione il paradigma stesso di questo modello di trasformazione urbana.
Quarticciolo Ribelle E’ una realtà che lotta nella periferia di Roma Est, borgata Quarticciolo. Da anni si organizzano per affrontare collettivamente i bisogni sociali a partire da quello dell’abitare, con l’obiettivo di trasformare un territorio dal basso a partire dalle esigenze di chi lo abita, stando nelle contraddizioni. L’edificio della ex questura da dieci anni viene vissuto e attraversato da famiglie, giovani, bambini e bambine: il doposcuola, la palestra popolare, l’ambulatorio, più recentemente il birrificio e il progetto di ristorazione, la falegnameria e il mercatino dei produttori coinvolgono anche nuovi bisogni e affrontano nuove questioni. Con il decreto Caivano Quarticciolo è uno di quei quartieri popolari messi sotto attacco dalle politiche escludenti e repressive del governo Meloni.
Gianpaolo Contestabile ha studiato e lavorato in Finlandia, Romania, Argentina, Messico e Cuba. Nel 2020 ha contribuito a formare la Brigata Basaglia, un progetto collettivo dedicato al sostegno psicologico e sociale, con cui collabora come psicologo e formatore. Ha scritto di diritti umani e movimenti sociali per diverse testate giornalistiche e riviste culturali, tra cui «Il Manifesto», «Jacobin» e «Il Tascabile». Ha pubblicato il libro Psicologia della resistenza. Di salute mentale, cambiamento e lotta (effequ 2024).

COMUNICATO SAMBA Orchestra di percussioni di Gilson Silveira (Brasile/Italia)
Un nuovo progetto di uno dei più importanti e stimati percussionisti brasiliani presenti in Italia: Gilson Silveira, virtuoso di pandeiro e percussioni brasiliane.
Formata da oltre venti percussionisti, l’orchestra nasce a Torino nel 2005 con l’intento di dare vira ad un ensemble ispirato ai gruppi di samba e batucada tipici del Brasile ed a contaminazioni con altri stili ritmici etnici.
Gilson Silveira ne cura la direzione artistica e musicale, mescolando con padronanza e passione ritmi tradizionali brasiliani come il maracatu, il samba ed il congado con ritmi di estrazione cubana e africana orchestrando a regola d’arte il vastissimo e ricco ventaglio di strumenti a percussione tradizionali come il surdo, tamborim, repinique, congas, timbas e tanti altri. Un spettacolo di incredibile impatto sonoro e scenico, irresistibilmente da ballare.
Il Comunicato samba ha suonato in vari festival e piazze d’Italia, tra cui il Borgis Folk Music Festival (TO), Samba Italia nel giugno 2007 a Siena, PERFEST festival delle percussioni di Laigueglia (Liguria), FestivaI I Suoni delle Dolomiti,Neuma in concert al Pallarufini(TO), manifestazione e eventi per Amnesty e tanti altri eventi.
Birrificio Popolare Quarticciolo – Apriamo dove tutto chiude
Il birrificio è un progetto di Bottega Quarticciolo – Economie di Quartiere, nato dopo dieci anni di percorsi di lotta nella borgata romana in un momento particolarmente critico per la vita del quartiere.
Dal dicembre 2023, Quarticciolo è uno dei nove luoghi in cui il governo Meloni ha deciso di estendere il cosiddetto modello Caivano: tra operazioni dei parà e sfratti a persone disabili, i compagni e le compagne di Quarticciolo Ribelle hanno aperto una riflessione sullo sviluppo economico possibile in un luogo devastato dal crack e sulla necessità di immaginare nuovi modelli produttivi.
Il birrificio nasce dalla palestra e dal comitato di quartiere, dal doposcuola e dall’ambulatorio popolare. Nasce insieme a un progetto di ristorazione di donne, a una falegnameria e a un mercato di produttrici e produttori diretti.
Per riaprire serrande dove tutto ha chiuso, per opporsi all’abbandono istituzionale dei quartieri di case popolari.
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