InfoAut
Immagine di copertina per il post

Primo Maggio a Torino: La loro guerra non la paghiamo!

Ripubblichiamo l’indizione per lo spezzone sociale del Primo Maggio torinese frutto del percorso cittadino Torino è Partigiana.

Noi non paghiamo le loro guerre: in questo momento storico siamo strozzati dalle condizioni sempre più critiche in cui siamo costretti a vivere. Ciò che vediamo davanti a noi non è una prospettiva in miglioramento. Se anche dovesse prolungarsi una sospensione della guerra all’Iran, se anche dovesse riaprire lo stretto di Hormuz lo scenario attuale è senza prcedenti. Di fronte a una recessione annunciata, i governi europei, a partire dall’Italia, si dimostrano incapaci di affrontare seriamente una crisi peggiore di quella del 2008. Il taglio delle accise è ininfluente, i soldi finiscono, le riserve di barili di petrolio pure, l’energia continua a essere terreno di speculazione e le nostre bollette lievitano. Fare la spesa è sempre più un salasso.

Essere oggi contro la guerra imperialista vuol dire scegliere di non voler pagarne i costi, ma significa anche schierarsi per farvi fronte insieme a partire dalla nostra umanità. Le nuove missioni navali di solidarietà verso Gaza, le partenze verso Cuba, dimostrano che c’è un sentimento comune che ci unisce: noi non siamo come loro.

Noi non siamo marci dentro come lo sono loro. Da destra ad una sedicente sinistra una sorta di partito unico si costituisce oltre il profitto, per la necessità della guerra permanente, per la volontà di guadagno indiscriminato e la sete di potere. Oggi abbiamo di fronte un’élite che determina l’andamento delle scelte politiche degli Stati e che affonda il suo potere nei grandi capitali, quelli della Silincon Valley e, in quanto detentori di potere economico, politico, tecnologico stanno decidendo e fanno uso di un potere che si è costruito nel tempo a colpi di violenze, stupri, come gli Epstein Files hanno svelato.

Un’élite che ha sede in America, che garantisce un connubio di forza militare ed economica per alimentare i piani coloniali e genocidiari dell’alleato sionista. Un potere ben rappresentato da un modello occidentale, americano, in forte crisi, al quale addirittura il nostro governo – nonostante non abbia nessuna intenzione di sganciarvisi – si trova in imbarazzo ad aderire. Gli interessi imperialisti americani non coincidono con gli interessi popolari di chi vive nel nostro paese,di questo se ne rendono conto in molti e dobbiamo dare voce e forma a questa insubordinazione che cresce dal basso. Perché non vogliamo più dipendere da loro.

Schierarsi contro tutto questo significa prendere parte a qualcosa di opposto,in questo senso essere partigiani.

Torino capitale dell’industria bellica che ospita Leonardo e nella Regione Piemonte, a Cameri, si situa il polo che materialmente ha contribuito a inviare risorse a Israele e che oggi si rende protagonista dell’esigenza bellica globale con la costruzione di F35 utili alla guerra all’Iran; Torino sede del Politecnico, università sempre più complice di una ricerca utile al riarmo e alla conversione bellica; Torino città in crisi a livello produttivo dove lavoratori e lavoratrici – a partire da quelli di Loenardo – si pongono il problema di lottare per le proprie condizioni; Torino città governata da banche come Intesa San Paolo, fondazioni private,multiutility come Iren, dove la gestione del pubblico è ridotta alle briciole e il bene collettivo, il territorio, il verde pubblico, la sanità sono l’ultima delle priorità; questa è la nostra città.

Ma il Primo Maggio arriva in un momento particolare: dopo i mesi di aria fresca in cui si è “bloccato tutto”,dove centinaia di migliaia di giovani sono scesi in piazza, sconvolgendo il normale andamento delle vite, arriva il conto da pagare, lo sgombero dell’Aska è sentito come un attacco da parte del governo a una città che è resistenza, che è lotta, che è un terreno di contesa e non di mediazione.

Torino è partigiana non è solo uno slogan, ma un sentimento comune e il Primo Maggio vogliamo dire tutto questo, vogliamo praticare tutto questo. Ciò che viene sottratto con la forza bruta va restituito e, se necessario, va riconquistato. Perché il simbolo di un palazzo blindato, di un quartiere militarizzato, si traduce in possibilità per praticare a partire dai nostri territori la contrapposizione alla guerra, individuando le controparti che oggi si frappongono fra noi e un modo di vivere diverso da quello che hanno in mente per noi.

Noi no, non siamo come loro, la guerra non la vogliamo, non la paghiamo e non la armiamo. Come la Palestina ci ha insegnato: resistiamo contro la loro guerra!

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Bisogni

La periferia vi guarda con odio. Talk w/ Gabriel Seroussi & SemLove

Il termine “maranza” è ovunque: nei titoli di giornale, nei video virali, nelle conversazioni al bar. Ma è davvero solo una questione di tute in acetato e nike tn, o è la figura con cui nascondiamo la paura delle periferie e delle seconde generazioni?

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Il doppio standard e l’ipocrisia del potere.

In questi giorni, due vicende ultra mediatizzate e per certi versi controverse, sono al centro del circo mediatico mainstream ma non solo. Il caso della grazia a Minetti e il rifiuto di far ritornare i bimbi con i genitori nella vicenda soprannominata dai più “la famiglia nel bosco”.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Un primo maggio attraverso il mondo

Questo Primo Maggio, come ogni anno, milioni di persone sono scese in piazza in tutto il mondo per esprimere la loro solidarietà internazionale e celebrare le lotte dei lavoratori e delle lavoratrici. Panoramica non esaustiva:

Immagine di copertina per il post
Bisogni

No Tav al 1 maggio di Taranto, il filo che ci unisce: intervento (VIDEO)

Mentre in tutta Italia si celebrava, spesso in modo rituale, la festa dei lavoratori, a Taranto il 1 maggio si è fatto quello che questa giornata dovrebbe essere davvero: conflitto, denuncia, parola libera.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Primo maggio: Torino si schiera contro la guerra

Per liberare il quartiere Vanchiglia oggi un altro passo è stato fatto.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Usa: un altro tassello versole deportazioni di massa con i licenziamenti ai giudici dell’immigrazione

bbiamo chiesto a Giovanna Branca, giornalista freelance e coautrice del podcast sindrome americana, un commento a partire dal suo articolo uscito il 26 Aprile per il manifesto sui licenziamenti di massa nel settore della giustizia avvenuti durante l’amministrazione Trump. Da Radio Blackout In particolare, sono stati colpiti i e le giudici non allineati alla strategia […]

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Un 25 aprile di lotta!

Da Torino a Pisa, passando per Milano e Roma la giornata del 25 aprile è stata partecipata in maniera significativa in tutta Italia. Proponiamo alcuni racconti della giornata.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Strike Days a Prato

Dal 17 aprile sono in corso gli strike days, una serie di scioperi e picchetti a oltranza organizzati e promossi dal sindacato di base Sudd Cobas per denunciare e combattere lo sfruttamento di lavoratori e lavoratrici a Prato.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Reddito del merito? Occhiuto: non idoneo. Torna al prossimo appello

Il presidente della regione Calabria, Roberto Occhiuto, ha presentato la sua proposta di reddito di “merito”: un contributo economico mensile destinato alle studentesse che manterranno una media dal 27 al 30. Una misura che si presenta come riparativa nei confronti dell’emigrazione giovanile, ma che in realtà non fa altro che aumentare competizione e disuguaglianze.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Milano: arresti, perquisizioni e misure cautelari. Nuova operazione repressiva per il corteo del 22 settembre

Nuova operazione repressiva a Milano: notifiche di misure cautelari e denunce a piede libero per i fatti legati al corteo del 22 settembre contro il genocidio in Palestina. In quell’occasione il corteo aveva tentato di raggiungere e occupare la Stazione Centrale, mentre le forze di polizia avevano risposto con cariche durissime. Da Radio Onda d’Urto […]

Immagine di copertina per il post
Traduzioni

Offensiva in Mali: una guerra di portata senza precedenti dal 2013. Intervento di Said Bouamama

Pubblichiamo la traduzione e trascrizione di un’interessante intervento di Said Bouamama sui recenti attacchi in Mali.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

La lotta continua. A fianco della Palestina, a fianco della Flottilla

Riprendiamo il comunicato del Gap di Livorno che annuncia il ritorno di Simone dalla Flottilla e che rilancia la mobilitazione generale in sostegno della spedizione e per la Palestina! CONVOCHIAMO UNA CONFERENZA STAMPA, martedì 12, alle 12 in Piazza del Comune, insieme alle realtà Livornesi con il quale abbiamo condiviso le mobilitazioni da settembre ad […]

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Opec (-) 1

In uno dei momenti più delicati dall’inizio dell’aggressione imperialista all’Iran, cominciano a sorgere delle fratture in seno alla principale alleanza politico-strategica ed economica del Medio Oriente.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Global Sumud Flottilla di nuovo in viaggio!

Come annunciato più volte la flottilla non si arrende!

Immagine di copertina per il post
Sfruttamento

Utili monstre per banche e aziende energetiche, pagano i consumatori. Schettino: “un’economia che si basa sull’antagonismo di classe”

Utili milionari per i colossi energetici e bancari. Profitti record anche per le aziende italiane, come Italgas che chiude il primo trimestre con ricavi in crescita del 44,1%, cioè 661milioni.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Stretto di Hormuz: tra navi militari, missili, droni e propaganda il golfo Persico resta un pericolosissimo teatro bellico

Iran. Con il perdurare dello stallo dentro e attorno allo Stretto di Hormuz, nuovo pesante allarme Fmi sul caro energia che colpisce in particolare le classi popolari dell’Europa. “Con i prezzi attuali, la famiglia media dell’Ue perde 375 euro nel 2026, pari allo 0,7% del consumo medio, a causa di tutti gli aumenti di prezzo”.

Immagine di copertina per il post
La Fabbrica della Guerra

Opuscolo: strumenti e piste di inchiesta a partire dal convegno di Livorno

Qui la prima parte del report della due giorni di Livorno, un lavoro che intende porsi come strumento utile all’orientarsi per sviluppare piste di inchiesta e conricerca negli ambiti trattati e individuati come centrali per intervenire nella “fabbrica della guerra”.