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Evento cancellato, causa? Abuso di potere

Riceviamo e pubblichiamo volentieri dal Kollettivo Radice un comunicato in merito a un’iniziativa di socialità e musica ostacolata dalle forze dell’ordine locali.

Ieri 15/05 abbiamo vissuto sulla nostra pelle l’ennesimo caso di abuso di potere da parte delle forze “dell’ordine”.

Non ci sorprende, ma sicuramente é stato per noi un duro colpo. Oggi doveva esserci un evento: giovane, economico, diverso. Doveva… Intimidazioni con toni gravi di non fare l’evento, con conseguenze non meglio specificate in caso contrario. Minacce di multe, denunce, di sopralluogo con annessi vigili del fuoco e ogni mezzo necessario, pur di renderne impossibile lo svolgimento. Queste le parole del maresciallo dei carabinieri di Montagnana. Il motivo? 50 fogli attaccati nelle sperdute stazioni dei nostri paesini, di quelle dove pure i treni si vergognano a fermarsi. Oltre che, sempre a detta dello sceriffo, il mancato preavviso a lui della serata (e che un circolo Arci debba avvisare i carabinieri per eventi all’interno del proprio spazio ovviamente è una cazzata).

Il motivo reale? La volontà di colpire sul nascere qualsiasi forma di socialità autorganizzata dal basso: minacce e persecuzioni sono infatti perpetrate da oltre un anno, danneggiando e non poco le normali attività del circolo. Oggi 16 maggio doveva essere un giorno di festa per noi giovani della più sperduta provincia, che con fatica abbiamo rifiutato la condizione di apatia e di isolamento, confrontandoci e costruendo da zero quello spazio di socialità che in tutti modi ci viene tolto. Oggi 16 maggio sarà invece un giorno di lotta. Oggi 16 maggio noi ci rifiutiamo di abbassare ancora la testa di fronte all’ennesimo abuso Ci é ormai evidente che non siamo tollerati dalle istituzioni che dovrebbero rappresentarci, ne tantomeno da quelle che dovrebbero “garantire l’ordine e la sicurezza”. La domanda è: l’ordine e la sicurezza per chi? Forse per i ricchi imprenditori del centro storico? Per i 50enni borghesi? In che modo possiamo noi vivere qui se nemmeno abbiamo la possibilità di organizzare un concerto?

Il semplice fatto che un Maresciallo si senta in potere di impedire un evento sociale è aberrante, pauroso e ci fa incazzare, incazzare perché ore, giorni, settimane dedicate al quello che doveva essere il nostro primo evento, conclusione della rinascita di un movimento che era da decenni morto e sepolto, è stato impedito da un povero esaltato in un singolo giorno. La verità è che l’aggregazione fa paura perché è l’inizio del rifiuto della condizione di oppresso. Se in città si cerca di limitare l’aggregazione, qui da noi la si vuole stroncare sul nascere. E questo nonostante sappiamo con che tipo di persone abbiamo a che fare, ci ferisce, perché questo posto ci offre solo la droga, ci uccide mentre stiamo vivendo, e per noi questo momento sociale era un fiore che cresce nel deserto, o meglio, nella palude. Siamo esausti.

Torture e omicidi di matrice razziale Perquisizioni e controlli immotivati quotidiani, anche e soprattutto a minorenni Persecuzione degli spazi sociali di un paese già morente Presenza massiccia e non giustificata di forze “dell’ordine” in tutti i nostri paesi Terrorismo psicologico costante.

E ora ci viene pure impedito di ascoltare della musica live e mangiare assieme. Questo è evidentemente un disegno repressivo più grande che si manifesta ancora più forte con le fasce deboli e nei posti che non sono d’interesse della politica istituzionale. Ci vogliono impauriti e abbattuti, ci vogliono spegnere ora che siamo solo fiammella. Ci troveranno piú incazzati di prima, non bastano di certo i vigili a spegnere il nostro di fuoco. La vostra repressione troverà sempre e per sempre la nostra espressione in risposta. Queste terre, questi paesini sono parte di noi, e noi siamo parte di loro. Amiamo casa nostra e non smetteremo mai di lottare per lei, provateci pure quanto volete.

Per la bassa, con la bassa, dal basso!

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