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Il Consiglio dei Ministri approva il decreto sicurezza

Blitz del governo, approvato il decreto Sicurezza, varato dal governo Meloni nel Consiglio dei ministri di ieri sera. Nel dl ci sono norme che puniscono maggiormente le proteste e manifestazioni, tutelano le forze di polizia, vietano la cannabis light, tra le altre cose. Caricata la manifestazione a Roma mentre il Governo approva il Decreto legge. Feriti anche parlamentari

da Osservatorio Repressione

Dal Consiglio dei ministri è arrivato il via libera al decreto Sicurezzail dl con cui il governo Meloni ha deciso di aggirare lo stallo del ddl Sicurezza in Parlamento e passare direttamente allo strumento del decreto-legge, varato direttamente dall’esecutivo.

Il decreto legge che assorbe il ddl Sicurezza. dei 38 articoli in discussione solo 6 sono stati “limati” perché a rischio incostituzionalità, ma l’impianto rimane sostanzialmente invariato.

Il testo dopo la pubblicazione entrerà subito in vigore, e passerà al Parlamento, che avrà sessanta giorni di tempo per convertirlo in legge e senza che i parlamentari lo possano cambiare se non per aspetti molto marginali (la differenza tra un disegno di legge e un decreto-legge sta qui, tra le altre cose).

Nel dl nuove norme che aumentano le possibili pene per chi manifesta e potenziano le forze di polizia e i servizi segreti. Ma ci sono anche provvedimenti contro la cannabis light.

Il testo ha subito alcune modifiche rispetto a quello che si trovava bloccato al Senato, probabilmente per venire incontro alle richieste di modifica arrivate dal Quirinale e evitare alcuni aspetti che sarebbero risultati incostituzionali. Le opposizioni sono scese in piazza a Roma per protestare.

Secondo retroscena da fonti di stampa, sarebbero sei le norme che sono state cambiate anche su richiesta del Colle. Una era quella che obbligava gli enti pubblici (incluse le università e la Rai) a collaborare con i servizi segreti e fornire loro informazioni, anche ignorando le norme sulla privacy e sulla riservatezza. Nel testo del decreto, questa collaborazione è diventata non più obbligatoria ma facoltativa, e deve seguire la normativa sulla riservatezza dei dati.

Altra norma problematica era quella che prevedeva che anche la resistenza passiva, in carcere, fosse considerata pari al reato di rivolta. In questo caso, il (leggero) cambiamento è che potrà essere condannato solo chi non obbedisce a degli ordini impartiti per “il mantenimento dell’ordine e della sicurezza” nel carcere. Resta comunque possibile condannare chi non segue gli ordini, anche se non fa alcun danno materiale a persone o cose. La stessa regola si applica per le rivolte nei Cpr, mentre nei centri di accoglienza non può esistere il reato di rivolta.

Cambiato solo in parte anche il punto del ddl che puniva chi protesta contro la realizzazione di opere pubbliche – un passaggio che sembrava scritto appositamente per le contestazioni no Tav e in previsione di manifestazioni contro il ponte sullo Stretto di Messina. La precisazione in questo caso è che il reato non si applica per tutte le opere pubbliche, ma solo a quelle che servono per il trasporto, le telecomunicazioni, l’energia o altri servizi pubblici. La sostanza, comunque, non cambia.

C’era poi la controversa norma sulle schede sim vendute ai migranti: il ddl Sicurezza vietava di farlo a chi non avesse un permesso di soggiorno. La novità emersa nel decreto, anche in questo caso per andare incontro al Quirinale, è che ‘basterà’ un passaporto o un documento di riconoscimento come la carta d’identità.

Il decreto punta a rafforzare il contrasto al terrorismo, introducendo il reato di possesso di materiali utili alla preparazione di attentatiChi viene trovato in possesso di manuali, istruzioni o strumenti utilizzabili per atti terroristici rischia da 2 a 6 anni di carcere, mentre la diffusione di tali contenuti, anche online, comporterà una condanna fino a 4 anni.

Per contrastare le occupazioni abusive, il decreto introduce una pena da 2 a 7 anni di carcere per chi occupa un’abitazione privata con violenza o minaccia, e la polizia potrà intervenire immediatamente per sgomberare gli occupanti. Inoltre, il decreto prevede pene più severe per chi commette reati nelle stazioni ferroviarie e sui mezzi pubblici, come furti e aggressioni.

Ancora i reati di aggressione o resistenza a pubblico ufficiale. Prima, la legge prevedeva che nelle sentenze su questi illeciti non si dovessero più considerare le attenuanti generiche. L’idea è stata eliminata, perché non rispettava il principio che il diritto penale si deve applicare a tutti allo stesso modo. Una novità riguarda la tutela legale per le forze dell’ordine: il decreto aumenta le pene per chi aggredisce poliziotti, carabinieri e vigili del fuoco, con sanzioni da 2 a 5 anni per lesioni semplici, da 4 a 10 per lesioni gravi e da 8 a 16 per lesioni gravissime. Viene introdotto anche un finanziamento di 10 milioni di euro per l’uso delle bodycam da parte degli agenti e un rimborso fino a 10.000 euro per le spese legali degli agenti indagati per fatti di servizio. Se l’agente sarà riconosciuto colpevole con dolo, dovrà restituire l’importo ricevuto.

Infine, le donne incinte e con figli di meno di un anno: il ddl prevedeva che per loro non fosse più facoltativa la detenzione in carcere, ma obbligatoria. Il decreto mantiene questo obbligo, ma sposta la detenzione dal carcere agli Istituti di custodia attenuata per le madri incinte.

Tra le misure più discusse, spicca il divieto di vendita della cannabis light: il decreto vieta la commercializzazione di infiorescenze di canapa e derivati come oli e resine, chiudendo il dibattito sulla legalità di questi prodotti. Infine, il provvedimento introduce un inasprimento delle sanzioni per chi non si ferma all’alt della polizia: oltre alla multa, si rischia ora la sospensione della patente fino a un anno.

Caricata la manifestazione a Roma mentre il Governo approva il Disegno di legge. Feriti anche parlamentari

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