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Piano strategico per le aree interne: la fine dei paesi calabresi

Nel nuovo piano strategico per le aree interne il governo Meloni ha appena sancito il coma irreversibile di molti borghi periferici. Infatti oltre mille borghi nelle aree interne moriranno nei prossimi 5 anni, quasi tutti del Sud Italia e moltissimi della Calabria.

da Addùnati

Tutto ciò è frutto di un piano di sviluppo di stampo liberista e ultracapitalista per cui la concentrazione di risorse nei grandi centri urbani ha letteralmente azzerato il tessuto sociale delle periferie del paese.
A ciò va aggiunto l’atavico razzismo interno che si è tradotto nel totale abbandono del Sud Italia dai piani di sviluppo. Le poche iniziative prese negli ultimi anni non hanno tenuto conto delle reali necessità di queste aree.

Ci hanno raccontato la barzelletta che mettere in vendita abitazioni ad un euro o gli accorpamenti scolastici nei grandi centri urbani in favore dei poli scolastici periferici avrebbero fermato questo triste declino, nel mentre venivano smantellati ogni tipo di servizio. Ospedali messi ai minimi termini come Soveria Mannelli e Serra San Bruno, annientamento della medicina di emergenza urgenza, totale assenza di controlli nei luoghi di lavoro, chiusura di uffici pubblici o che erogano servizi pubblici, asservimento alle logiche private dei mezzi di trasporto hanno reso i piccoli centri invivibili.

Del resto basti pensare al disagio nel quale vivono da mesi gli abitanti di alcuni centri interni come Maida e Jacurso, colpiti dall’alluvione ad ottobre e dove ancora non è stata ripristinata totalmente la viabilità e lo stanziamento tardivo di fondi è stato annunciato come una prova dell’interesse del governo verso il Sud.

Per fermare questo declino urge una presa di posizione netta ed immediata che riparta da una forte rivendicazione dei diritti in generale nel Sud Italia, in modo che non rimangano solo pietre e ossa di morti nella nostra regione!

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