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No alla sorveglianza speciale per Stefano e Sara! Criminale è chi fa la guerra e distrugge la nostra terra!

La Questura di Torino dopo aver presentato la richiesta di sorveglianza speciale per un giovane compagno attivo nelle lotte insieme a tanti e tante altre in città e in Val di Susa, si è attivata per formulare la medesima richiesta di sorveglianza per un’altra giovane compagna.

Da Associazione a Resistere

Entrambi i compagni colpiti da questa richiesta spropositata, sono stati protagonisti insieme ad altri centinaia di migliaia a Torino, del grande movimento per la Palestina e contro il genocidio a Gaza. In questi mesi vediamo l’acuirsi di misure repressive contro quel meraviglioso movimento, e queste richieste di Sorveglianza Speciale rientrano completamente dentro questa strategia punitiva. Diciamo di più, i veri criminali sono quelli che hanno commesso il genocidio a Gaza e devastato la Palestina, il Libano e l’Iran. Chi dovrebbe essere “sorvegliato speciale” sono Netanyahu, Trump e tutti i soldati israeliani, ad essere incriminati dovrebbero essere loro, per i crimini che hanno commesso contro l’umanità intera. Ad essere messi sotto sorveglianza dovrebbero essere Meloni e Tajani che non hanno mosso un dito per ostacolare l’azione di questi criminali, ma che anzi, li hanno accolti, permesso di sorvolare il nostro paese e di utilizzare le basi militari sul nostro territorio per azioni che sapevano benissimo avrebbero ucciso donne e bambini innocenti. Invece si sceglie di colpire le persone che si sono frapposte e hanno ridato finalmente significato alla parola “umanità”.  

Essere sorvegliati speciali in questo momento storico dovrebbe perlomeno fare emergere un certo anacronismo, una misura preventiva e arbitraria ereditata dal fascismo. Ed è proprio questo il cuore della “nuova” strategia che il Questore Gambino vuole mettere in atto: prevedere chi potrebbe attuare comportamenti fuori dalla norma, condotte violente e certamente, a loro dire, recidive. Una strategia però che ha ben poco di nuovo, ma puzza di stantio. Infatti, l’impianto su cui dovrebbero reggersi entrambe le richieste di sorveglianza ricalca – secondo lo stesso questore che firma l’ordinanza – esattamente il cuore teorico caduto in primo grado al processo “Sovrano” che ha formulato l’accusa di associazione sovversiva prima e per delinquere poi. Viene propinato lo stesso castello di carta su cui la Procura ha impostato l’accusa, secondo la quale, autocitandosi anche in queste carte: “l’obiettivo (del gruppo interno al centro sociale Askatasuna) sarebbe stato portare avanti la lotta violenta, mantenendo alta la tensione con le forze dell’ordine, viste come la prima linea dello Stato da combattere. Tutto il progetto si sarebbe basato su una sofisticata strategia che prevedeva di nascondersi dietro iniziative sociali avendo in realtà come unico scopo quello di procurare il sostegno dell’opinione pubblica alle azioni violente”. All’oggi è ancora in corso il processo in appello voluto dalla Procura, evidentemente piccata per aver visto crollare il proprio bieco lavoro al primo grado di giudizio, eppure viene ripreso come in una vera e propria profezia che vorrebbe autoavverarsi, lo stesso teorema per argomentare la necessità di definire sorvegliati speciali due giovani compagni che hanno l’unica responsabilità di aver preso parte alle lotte sul territorio cittadino e della Val Susa, mettendoci prima di tutto il cuore e la generosità. 

Sono gli stessi gli artifici retorici messi in campo: la presunta sovradeterminazione delle piazze che, se si segue il filo del ragionamento, sarebbero incapaci di autodeterminarsi nelle scelte, anche conflittuali, da praticare; i presidi No Tav sarebbero gli avamposti del crimine; il parlare al microfono sarebbe un evidente segnale determinante nell’incitare violenti comportamenti altrui. L’unica novità inserita in questi plichi di carta straccia è la “giovane età” e anche questo è piuttosto inquietante.

Essere giovani, insieme a compagni di lotta più grandi, ed essere attivi sarebbe una grave colpa oltre ad essere un’argomentazione a supporto dell’esigenza del provvedimento. Essere giovani e vivere la propria gioventù in maniera costruttiva, lottando collettivamente per un mondo più giusto, in questo momento storico ed in questo Paese non sono né una colpa né un’aggravante, semmai una precisa scelta di responsabilità e coraggio. Invece in Italia non si è (più) abituati né al conflitto sociale né a uno sguardo serio che sappia leggere le risposte collettive alle contraddizioni del presente come un aspetto fondamentale della storia sociale. In particolare a Torino il privilegio di leggere la storia dei movimenti sociali viene delegato senza particolari scrupoli alla polizia, alla Questura, arrivando a determinare prima l’obiettivo, e quindi chi si vuole colpire, e poi le prove a sostegno dell’atto repressivo, molto spesso preventivo. 

Per il Questore è tutta una questione di personalità: giovani ragazzi e ragazze che si spendono nelle lotte a difesa del territorio e dell’ambiente, a sostegno della Palestina, contro un governo anti-sociale come quello di Meloni, per un’università accessibile a tutti e tutte, sono il profilo da stigmatizzare, etichettare e sbattere in prima pagina. Non solo la polizia, ma anche i media molto spesso hanno giocato e giocano un ruolo di primo piano in questo morboso giochetto della personalizzazione e costruzione di figure cucite ad hoc per trasformare la partecipazione alle lotte in una sorta di attività esclusiva, come risultato di una vita che non tutti possono fare, come scelte fuori dal “normale” e dunque da circoscrivere e perimetrare. Molti dei reati che nelle richieste vengono selezionati o sono già stati oggetto di assoluzione oppure si tratta di reati minori: aver violato un foglio di via dalla Val Susa o essersi riappropriati di un’aula universitaria sottratta diventano le famose gravi circostanze che dovrebbero giustificare una richiesta di tale portata. Le richieste della Questura mirano a far apparire Stefano e Sara come dei criminali incalliti e antisociali. Se si seguisse un minimo principio di Giustizia, le persone non dovrebbero essere costrette a dimostrare in un’aula di tribunale che lavorano per vivere e che in più studiano all’università. Le udienze che si stanno tenendo e si terranno, avranno anche questo risvolto. E poco importa se nei casi in questione non ci sarà alcun problema a dimostrarlo perché è la realtà dei fatti. Semplicemente non è giusto.

Sarà che con i mesi dello scorso autunno in cui un Paese intero è stato bloccato da potenti giornate di sciopero e mobilitazione per la Palestina in cui centinaia di migliaia hanno agito mettendo davanti a tutto cuore e generosità, sarà che 50 mila persone in piazza a Torino a seguito di uno sgombero figlio dell’intenzione di recuperare terreno da parte governativa, sarà che i giovani di questo Paese hanno capito cosa significa scegliere da che parte stare, che allora la Questura di Torino vuole ritagliarsi un ruolo di primo piano, provando a curvare o sottilmente suggerire che le lotte e i movimenti di questo Paese debbano essere ridotti alla stregua di organizzazioni criminali. Sarà anche una rappresentazione plastica del nevrotico bisogno di sentirsi protagonisti e di vincere una battaglia divenuta quasi personale da parte loro, ma ciò non toglie che una richiesta come la sorveglianza speciale che implica una restrizione significativa delle proprie libertà, a fronte di un plico di fogli basati su segnalazioni della digos o poco più, sia un fatto inaccettabile che va contrastato in ogni modo. Altre persone attive nelle lotte in passato hanno dovuto subire questa vessazione ereditata direttamente dall’epoca fascista, ma è doveroso opporsi perché non diventi la normalità.

Associarsi per resistere significa anche questo, non solo solidarietà ma anche continuare a lottare insieme per costruire possibilità laddove tutto viene chiuso, per contrapporsi a una società del riarmo e della guerra, per costruire legami che vengono recisi, perché collettività è libertà e la libertà o è collettiva o non è. 

La prossima udienza per Stefano sarà il 30 settembre, mentre per Sara le udienze inizieranno l’8 luglio. Invitiamo tutti e tutte a partecipare alle udienze e a sostenerli.

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